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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; tendenze</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Spezzare l&#8217;irretimento familiare</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 10:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jodorowsky dice: &#8220;Le sofferenze familiari, come g [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/03/7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-202" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/03/7-300x199.jpg" alt="7" width="300" height="199" /></a>Jodorowsky dice: &#8220;Le sofferenze familiari, come gli anelli di una catena, si ripetono di generazione in generazione finché un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione&#8221;.<br />
Ancora una volta ho potuto constatare come questo sia vero.<br />
&#8220;Mi sembra di vivere la storia di mia madre&#8221; mi ha detto una persona durante un incontro di counseling.<br />
Questo irretimento a volte è &#8220;visibile&#8221; altre volte no, ma &#8220;lavora&#8221; comunque e in ogni caso questa catena si può rompere<span class="text_exposed_show">.</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><a class="_58cn" href="https://www.facebook.com/hashtag/miprendoacuoreiltuosorrisofalloanchetu?source=feed_text&amp;story_id=1127830883928279" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_58cl">‪#‎</span><span class="_58cm">MiPrendoaCuoreilTuoSorrisoFalloAncheTu‬</span></a></p>
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		<title>Le cinque tipologie caratteriali</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2014 16:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In bioenergetica le differenti strutture caratteriali v [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In bioenergetica le differenti strutture caratteriali vengono suddivise in cinque tipologie che presentano, come già detto dell’articolo precedente, diversi ingorghi energetici a diversi livelli del corpo, somatizzati sotto forma di tensioni croniche. L’analisi bioenergetica, ovvero la lettura del corpo, diventa elemento fondamentale per aiutare la persona sofferente a ripristinare il benessere.</p>
<p>Ricordo ancora, come già scritto, <em>che queste suddivisioni non classificano le persone ma aiutano a capire le tipologie difensive; inoltre, poiché ogni individuo ha una propria e unica modalità di esprimere le proprie difese sia a livello fisico che psichico, non esiste un tipo caratteriale puro ma sarà sempre una combinazione di due o più tipologie dove una potrebbe essere dominante sulle altre.</em></p>
<p>BREVE DESCRIZIONE DELLE TIPOLOGIE</p>
<p>TIPOLOGIA CEREBRALE.</p>
<p>Il soggetto nella prima infanzia ha avuto l’impressione che il suo diritto di esistere fosse stato negato. Egli ha sviluppato quindi un’ansia particolarmente forte di essere accettato, di essere riconosciuto.</p>
<p>Senso ridotto della realtà. Raggelamento delle emozioni. Difficoltà ad esprimerle. Pensiero dissociato dal comportamento e dalle emozioni. Muscolature tesa e contratta. Persone razionali e intuitive.</p>
<p>La faccia può assomigliare a una maschera rigida e lo sguardo poco brillante, o assente, vuoto, scarsamente espressivo. Occhi piccoli, sfuggenti o freddi. Labbra strette e sottili. Forma corporea magra e contratta oppure minuta/contratta la parte alta e corpulenta/gonfia la parte bassa.</p>
<p>Le aree di maggior tensione si trovano alla base del cranio, nelle articolazioni, nei muscoli pelvici e nel diaframma. Le braccia possono ciondolare abbandonate lungo il corpo. Scarsa inspirazione d’aria che è accompagnata da una contrazione della cavità addominale.</p>
<p>Questa persona non è integrata con il suo corpo e vive continuamente una frattura tra la testa e il resto del corpo. Entrare in contatto con una personalità cerebrale non è facile se prima non si è stabilito un rapporto di fiducia. Questi soggetti hanno paura di entrare in contatto diretto con il proprio corpo a causa della sensazione conflittuale che tale contatto potrebbe risvegliare; ci vuole gradualità, per evitare che sia sopraffatto da emozioni così forti da non poter essere sopportate.</p>
<p>Energia fisica scarsa; energia mentale alta.</p>
<p>Tendenza alle malattie: disturbi nervoso – insonnia – allergie – spasmi – dismenorrea – coliti – cistite.</p>
<p>TIPOLOGIA DIPENDENTE.</p>
<p>Ha paura dell’isolamento, di essere abbandonato; tende ad avere un’inestinguibile sete di considerazione da parte degli altri. Ha difficoltà a reggersi in piedi, sia letteralmente che in senso metaforico. Tende ad appoggiarsi agli altri, non sa cavarsela da solo. Presenta un bisogno esagerato di contatto con gli altri da cui richiede calore ed aiuto. Può soffrire di un vuoto interiore.</p>
<p>Quel senso di vuoto può corrispondere alla sensazione di una “lunga attesa” frustrata. Il senso di privazione può essere dovuto alla mancanza di contatto con una figura materna sufficientemente affettuosa e protettiva.</p>
<p>Egli ha bisogno di essere circondato da un’attenzione calorosa che gli dia la sensazione di esistere e di essere considerato importante. Le sue richieste di amore tendono a essere illimitate. E’ soggetto a forti sbalzi d’umore, dalla depressione all’euforia.</p>
<p>Il corpo ha tendenza a curvarsi in avanti. Spesso ci sono dei segni d’immaturità fisica (corpo da ragazzino). E’ particolarmente debole nelle gambe e nelle braccia. E’ debole nel radicamento. Viso tondeggiante. Articolazioni deboli. Occhi grandi e teneri. Labbra morbide e rosee (a cuore). Spalle strette e spioventi. Forma corporea longilinea o arrotondata.</p>
<p>Deve recuperare la coscienza dei propri limiti anatomici, dei propri confini corporei per individuare dove incomincia il mondo esterno.</p>
<p>Energia fisica scarsa; energia mentale medio-alta (irregolare nel tempo).</p>
<p>Braccia e gambe dovranno essere rinvigorite e l’energia dovrà discendere verso il basso: l&#8217;energia deve affluire verso mani e piedi e abbandonare le regioni del pensiero astratto.</p>
<p>Disturbi: stanchezza – depressione – disturbi respiratori – influenza – raffreddore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TIPOLOGIA SOTTOMESSA – COMPRESSA.</p>
<p>Il tipo sottomesso ha un atteggiamento di rinuncia all’affermazione dei propri diritti e necessità. La sua tendenza principale è la remissività. Persona che soffre e si lamenta ma essendo incapace di cambiare la situazione rimane remissiva.</p>
<p>Ad un livello più profondo sono nascoste tendenze e sentimenti di astio, ostilità e superiorità, ma il sottomesso ha paura di esternare questi sentimenti. La sua collera è così profonda che potrebbe manifestarsi in uno scoppio di aggressività dagli effetti dirompenti. Per questo motivo egli costruisce inconsciamente una struttura muscolare potente atta a ingabbiare la rabbia e l’aggressività.</p>
<p>La figura della madre è stata probabilmente soffocante (in particolare per il cibo e per l’evacuazione delle feci). Per questo il sottomesso è cresciuto col senso di essere schiacciato e di essere chiuso in trappola, che gli impedisce di sfogare la sua personalità. Sente di non essere mai stato libero di lasciarsi andare. Può essere che da bambino sia stato profondamente umiliato, talvolta con dei maltrattamenti fisici.</p>
<p>L’impressione generale della tipologia è di un corpo compresso.</p>
<p>Tende a piagnucolare e a lamentarsi per l’incapacità di liberare la tensione, cosa che gli procura la sensazione di esplodere. Al posto dell’aggressività, il compresso adotta un atteggiamento provocatorio; vuole impedire alla sua energia repressa di esplodere. La paura di una forte eccitazione genitale fa trattenere l’energia negli organi pelvici dove si blocca: tipico l’appiattimento delle natiche. L’energia non arriva pienamente nei punti periferici e si blocca a livello del collo, delle spalle e del bacino.</p>
<p>Rapporto con il corpo trascurato. Forma corporea robusta, compressa. Seno abbondante, tonico. Muscolatura abbondante. Spalle robuste. Peso medio-alto. Labbra chiuse e scure. Occhi normali o piccoli. Capelli robusti e grassi. Arti superiori robusti e forti. Arti inferiori tozzi e muscolosi.</p>
<p>Energia fisica alta; energia mentale media.</p>
<p>Questa tipologia dovrebbe osare ed esprimere in modo diretto le proprie necessità e far rifluire l&#8217;energia attraverso movimenti espressivi e liberatori.</p>
<p>Tendenza alle malattie: ansia – dolori cervicali e lombari – emorroidi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TIPOLOGIA DOMINANTE.</p>
<p>Ha un atteggiamento muscolare atto a respingere la paura del fallimento. Tale atteggiamento viene espresso rimanendo cronicamente in inspirazione (col petto alzato). Sente il bisogno di essere superiore a tutti in tutte le situazioni. Nega sentimenti ed emozioni. Investe energia sull’immagine da offrire al mondo esterno. Ha bisogno di dominare e controllare, di sentire che gli altri sono in suo potere.</p>
<p>Due diverse strutture caratteriali:</p>
<ul>
<li>dominante che aggredisce con prepotenza</li>
<li>dominante che ottiene il potere sugli altri attraverso la seduzione.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’impulso alla suzione è stato probabilmente inibito. Nella storia di questi individui generalmente c’è una figura parentale seducente che gli ha negato il suo amore costringendo il bambino a fingere di non provare per lei nessuna attenzione.</p>
<p>Il tipo dominante ha fame di potere a tal punto che quest’ultimo è diventato più importante del piacere.</p>
<p>Forma corporea espansa sopra, longilinea sotto; il seduttivo più uniformità sotto/sopra.</p>
<p>Forma del viso squadrata; il seduttivo squadrata ma morbida.</p>
<p>Occhi penetranti e duri; il seduttivo accattivanti e seduttivi.</p>
<p>Spalle larghe; il seduttivo ben conformate.</p>
<p>Torace gonfiato, atletico; il seduttivo, medio.</p>
<p>Punto vita sottile; il seduttivo ben disegnato.</p>
<p>Energia fisica medio/alta. Energia mentale alta.</p>
<p>La testa è sovraccarica di tensione: va ripristinato l’equilibrato fluire dell’energia bloccata nella parte alta del corpo, verso il basso.</p>
<p>Tendenza alle malattie: disturbi digestivi – mal di testa. Disturbi sessuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TIPOLOGIA RIGIDA.</p>
<p>Il tipo rigido sente il bisogno di controllare le proprie emozioni, di non lasciarsi coinvolgere in rapporti con gli altri. Il problema di questo carattere è la paura di doversi sottomettere, che per lui equivale alla morte. Tendenza al masochismo che si sforza di nascondere. Ambiziosi e attivi, vedono la passività come la possibilità di essere feriti. Sotto questo carattere rigido si possono trovare personalità fobiche e ossessive se la rigidità è molto forte. Questa tipologia ha una forte carica energetica che lo spinge ad affrontare la realtà ma non di viverla compiutamente. Sentono la forza dei sentimenti ma sono limitati nella possibilità di espressione.</p>
<p>Nell’infanzia di queste persone c’è l’inibizione a chiedere amore e a esprimere l’aggressività.</p>
<p>E’ come se fossero animati da un orgoglio troppo rigido per piegarsi. Tengono la testa sempre in posizione eretta e la schiena diritta: impressione di essere tutto d’un pezzo.</p>
<p>Struttura corporea ben proporzionata e armonica in tutte le sue parti. Forma del viso quadrata. Occhi pieni di luce carnagione con colore vivo. Questo carattere determina continua tensione dei muscoli lunghi del corpo.</p>
<p>Devono imparare a lasciarsi andare attraverso la respirazione che ristabilisce il fluire dell’energia. E’ anche necessario far accettare la possibilità di sconfitta come parte della vita, facendo imparare che il corpo può lasciarsi andare.</p>
<p>Energia fisica medio-alta; energia mentale medio-alta.</p>
<p>Tendenza alle malattie: ipertensione – tachicardia – palpitazioni – vertigini – disturbi digestivi – gastrite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi articolo correlato: <a title="Lettura del corpo" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/lettura-del-corpo/">lettura del corpo</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “il linguaggio segreto del corpo e del volto” di Francesco Padrini</em></p>
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		<title>Lettura del corpo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2014 15:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come stai? Sto bene, grazie. Solamente dalle parole non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come stai? Sto bene, grazie.</p>
<p>Solamente dalle parole non si può capire se la persona dica o no la verità; spesso si dice quello che si vuole far credere.</p>
<p>Guardando però al linguaggio del corpo possiamo capire di più. Se la persona sta davvero bene, avrà un’espressione vivace, gli occhi luminosi, dei movimenti “vivi”, una voce vibrante, un portamento eretto. Il loro contrario o, ad esempio, una testa reclinata, le spalle curve, un torace incavato e un’andatura lenta riflettono sentimenti di pesantezza e frustrazione.</p>
<p>Molto spesso questi atteggiamenti che si assumono non sono il frutto di una situazione momentanea; sono il risultato di sentimenti predominanti che si sono espressi a lungo in una determinata postura, fino a diventare un’attitudine costante e un atteggiamento nei confronti della vita.</p>
<p>Secondo Lowen l’atteggiamento del corpo diventa per l’individuo la sua seconda natura e quindi parte del suo carattere.</p>
<p>Reich, psicanalista austriaco, fu il primo a prendere in considerazione l’identità funzionale tra psiche e corpo: identificò la corazza caratteriale e muscolare, cioè l’insieme di atteggiamenti tipici sviluppati dall’individuo, anche a livello corporeo, per bloccare le proprie emozioni, i propri desideri e le proprie sensazioni. Attraverso lo studio dei suoi casi, arrivò a capire che questa corazza era una forma di difesa che si era formata già nell’infanzia nel momento in cui era stata negata la soddisfazione di qualche impulso istintuale.</p>
<p>Reich comprese che ad una corazza psichica corrisponde una corazza somatica in quanto l’inibizione di emozioni si manifesta con crampi, tensioni e spasmi nel corpo.</p>
<p>Comprendendo come questi fossero meccanismi di protezione, la lettura del corpo divenne per Reich un modo per penetrare e comprendere il carattere e quindi la modalità con cui la persona reagisce agli eventi della vita, ovvero secondo il principio piacere-dispiacere.</p>
<p>Studiando i vari gruppi muscolari e gli organi che interagiscono nella manifestazione delle varie emozioni, Reich individua sette segmenti corporei dove nel tempo si struttura la corazza, o blocco energetico: segmento oculare, orale, cervicale, toracico, diaframmatico, addominale e pelvico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alexander Lowen, allievo di Reich, focalizzandosi sugli aspetti psichici e sulla loro espressione fisica, elabora la bionergetica, e concentra la sua attenzione sull’atteggiamento, sulla mimica, sulla gestualità, definendo una serie di esercizi fisici, respiratori e contatti corporei per realizzare un’integrazione tra corpo e mente.</p>
<p>Lo scopo è di rilassare la muscolatura, sciogliere i blocchi corporei, riportare in superficie le emozioni represse per restituire così al corpo e alla mente il normale flusso energetico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’orientamento di ogni individuo nella vita è di cercare il piacere e di sfuggire al dolore. Questa sequenza -ricerca del piacere-frustrazione–ansia–difesa– è uno schema che riassume i problemi che s’instaurano nella personalità. Più l’ansia è precoce e protratta nel tempo e più sono le difese che s’instaurano sia a livello psichico sia fisico andando a creare quelle tensioni muscolari che poi, divenute croniche e inconsce, formeranno una corazza caratteriale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella persona sana ed equilibrata, psiche e corpo tendono a promuovere il benessere con scelte consapevoli; nella persona disturbata, queste due aree sono spesso in conflitto con la difficoltà a esprimere emozioni e sentimenti, limitando il benessere e la vitalità dell’organismo.</p>
<p>Ad esempio, se nell’infanzia un individuo si è visto negare la possibilità di chiedere aiuto, poiché segno di debolezza, svilupperà una serie di atteggiamenti, anche attraverso il controllo della muscolatura, con i quali si forzerà a dimostrarsi indipendente e autonomo e sceglierà solo quei rapporti dove tale autonomia è premiata.</p>
<p>All’inizio questo controllo di sé sarà consapevole e cosciente, al fine di evitare i problemi che l’hanno innescato, poi, ogni contrazione fisica diventerà cronica e anche a livello psichico l’emozione inizialmente e consapevolmente bloccata sarà inconsciamente inibita.</p>
<p>Questo fatto lo porterà nella vita a fare scelte che non lo espongano a situazioni che potrebbero fargli esprimere i sentimenti repressi, anche attraverso ulteriori difese come la negazione, la provocazione, la creazione di sensi di colpa, la malattia.</p>
<p>Lowen arrivò a definire e classificare cinque tipologie caratteriali con tendenze a sviluppare psicopatologie: schizoide, orale, psicopatico, masochista e rigido.</p>
<p>Francesco Padrini, ha ulteriormente ampliato e definito queste tipologie energetiche dando loro denominazioni diverse: cerebrale, dipendente, dominante, sottomessa e rigida.</p>
<p>Queste suddivisioni non classificano le persone ma ci aiutano a capire le tipologie difensive; inoltre, poiché ogni individuo ha una propria e unica modalità di esprimere le proprie difese sia a livello fisico che psichico, non esiste un tipo caratteriale puro ma sarà sempre una combinazione di due o più tipologie dove una potrebbe essere dominante sulle altre.</p>
<p>Leggi articolo correlato: <a title="Le cinque tipologie caratteriali" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/le-cinque-tipologie-caratteriali/"><span id="sample-permalink" tabindex="-1"><span id="editable-post-name" title="Permalink temporaneo. Fare clic per modificare questa parte.">le-cinque tipologie caratteriali</span></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “il linguaggio segreto del corpo e del volto” di Francesco Padrini<br />
</em></p>
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		<title>Se non mi sfogo sto male!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2014 10:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un modo di dire, ma ne siamo sicuri? La coller [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un modo di dire, ma ne siamo sicuri? La collera, l’ira, la rabbia, sicuramente non ci piacciono e non piacciono nemmeno agli altri; non rispondono a nessuno scopo e non portano né soluzioni, né soddisfazioni. La collera è una reazione che la persona vive quando le sue attese non sono corrisposte e di solito è il risultato del pretendere che il mondo e le persone siano diversi da come sono. Assume la forma di sfuriata, di ostilità e perfino di un mutismo perverso. La collera è una scelta, un’abitudine; una maniera appresa di reagire alla frustrazione, ma non rende. Sul piano fisico provoca ipertensioni, ulcere, esantemi, cardiopatie, palpitazioni, insonnia e stanchezza. Sul piano psicologico distrugge le relazioni, la comunicazione, causa confusione, sensi di colpa e depressione. Inoltre se pensiamo che adirandoci possiamo cambiare ciò che non ci va nelle persone, ci illudiamo, la collera non funziona mai; non fa che intensificare negli altri il desiderio di dominarci e incoraggia l’altra persona a continuare ad agire come ha sempre agito. Ogni volta in cui scegliamo di reagire con ira, togliamo a qualcuno la libertà di essere come vuole e a entrambi la possibilità di incontrarci su un piano più costruttivo.</p>
<p>Chi ha problemi con queste emozioni, anziché scegliere la collera, potrebbe cominciare a pensare che gli altri abbiano il diritto di essere diversi da come si vorrebbe e iniziare a cambiare la propria mentalità eliminando il bisogno di adirarsi. Se è vero che lo sfogo è migliore della repressione, credo sia anche vero che esistono alternative.</p>
<p>Sono da evitare il più possibile le situazioni che provocano in noi reazioni violente e, se nonostante tutto si verificano, dobbiamo cercare di non farci trascinare; possiamo provare a vedere quella o quelle persone sotto un altro punto di vista. Spesso un unico aspetto ci fa catalogare una persona come nemico, senza vedere nient’altro. In ogni caso, non siamo tenuti a tollerare chi ci fa del male o fa del male ad altri; contrastiamolo se possiamo, ma non con rabbia (è difficile agire nel modo giusto se dominati dalla rabbia) e non cerchiamo di vendicarci.</p>
<p>La collera è un’energia potentissima, può essere incanalata in modo da diventare costruttiva.</p>
<p>Il passo importante per tutti noi consiste nell’auto-osservazione che ci permette, esercitandoci ripetutamente, di diventare capaci di inserire tra gli impulsi e le azioni un intervallo di riflessione sull’origine, la natura e le conseguenze degli impulsi. Il loro riconoscimento, e soprattutto la previsione dei loro effetti, ci renderà capaci di acquisire un crescente dominio di noi (vedi articolo del blog: Emozioni, impulsi e auto-osservazione). Poi, nell’apprendere nuovi e coraggiosi modi di pensare e di comportarci che non conferiscano ad altri il potere di farci “perdere la testa&#8221;. Invece di essere emotivamente schiavi di ogni circostanza frustrante, sfruttare la situazione come sfida per modificarla in un’opportunità per il nostro cambiamento.</p>
<p>L’obiettivo è trasformare la mente; imparare un modo differente di percepire le cose. Quando vediamo o ascoltiamo qualcosa, il modo in cui lo percepiamo, positivo o negativo, dipende dallo stato mentale in cui ci troviamo. Patanjali nei suoi Yoga Sutra ci insegna che se un determinato stato mentale deve essere indebolito o diminuito, dobbiamo far ricorso a un suo contrario. Una volta che si è consapevoli delle conseguenze della collera, come della rabbia o del rancore, si devono coltivare i loro opposti. Se pensiamo a come queste emozioni siano distruttive, aggressive, violente, l’antidoto è sviluppare un sincero sentimento altruistico, coltivando amore, compassione, tenerezza.</p>
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		<title>Insicurezza stop!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:30:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dieci piccole strategie per non permettere che le tue c [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dieci piccole strategie per non permettere che le tue convinzioni ti tengano in una condizione stagnante</strong>. Aggrapparti a ciò che un’esperienza passata ti ha indotto a credere, significa fuggire dalla realtà. Esiste soltanto quello che c’è adesso, e la verità del presente può non essere la verità del passato. Valuta il tuo comportamento non sulla base di ciò in cui credevi ieri ma sulla tua esperienza di oggi.</p>
<p><strong>1</strong> &#8211; Cerca, in maniera selettiva di sperimentare nuove cose, anche se sei tentato di mantenere le tue abitudini.</p>
<p><strong>2</strong> &#8211; Fai qualcosa di diverso, fosse anche solo cambiare strada. Comincia a correre qualcuno dei rischi che fanno uscire dalla routine. Prenditi ad esempio una vacanza fuori programma per fare una cosa che ti piace; per andare a un seminario o per andare da un amico che non vedi mai; chiedi un colloquio per essere assunto in un nuovo posto di lavoro; parla con una persona che hai evitato perché ti criticava; se non lo hai mai fatto, vai a una conferenza o a una mostra invece di passare la domenica nel solito modo.</p>
<p><strong>3</strong> &#8211; Immagina di avere a disposizione il denaro che ti serve e verifica se le tue fantasie sono realizzabili semplicemente eliminando la paura dell’ignoto</p>
<p><strong>4</strong> &#8211; Ogni volta in cui ti sorprendi a evitare ciò che non conosci, domandati: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarmi?”. È probabile che tu ti accorga che le paure sono sproporzionate rispetto alle conseguenze reali.</p>
<p><strong>5</strong> &#8211; Fa qualche cosa di sciocco, come andare a piedi nudi sull&#8217;erba o, se sei una persona che dà molta importanza al vestire, esci con un semplice abito senza curarti di essere perfettamente “agghindato”. Apriti a cose che non hai mai fatto perché erano sciocche o banali. Ricorda che la paura di sbagliare è assai spesso la paura di essere ridicolo o disapprovato. Se lasci che gli altri si tengano le loro opinioni, puoi incominciare a valutare il tuo comportamento secondo i tuoi, e non i loro, criteri di giudizio. Potrai vedere le tue capacità non come migliori o peggiori, ma semplicemente come le tue, diverse dagli altri.</p>
<p><strong>6</strong> &#8211; Tenta di fare qualcosa che hai sempre evitato di fare dicendo che “in questo non sono bravo”. Potresti trascorrere un pomeriggio a dipingere un quadro e divertirti un mondo. Se il risultato non sarà magistrale, non avrai fallito, avrai passato delle ore piacevoli.</p>
<p><strong>7</strong> &#8211; Nel momento in cui eviti qualcosa, prendi coscienza del fatto che stai evitando ciò che non conosci. Dialoga in quel momento con te stesso. Ripetiti che non c’è niente di male a scoprire cose nuove. La consapevolezza di una vita di routine è il primo passo per uscirne.</p>
<p><strong>8</strong> &#8211; Commetti deliberatamente qualche piccolo errore. Ti senti davvero sminuito come persona se perdi una partita a tennis o fai male quella determinata cosa? Oppure sei sempre una persona degna di rispetto che si è semplicemente divertito?</p>
<p><strong>9</strong> &#8211; Quando fai qualcosa, non farlo in modo automatico, fallo con attenzione; sii presente in quello che fai anche con tutti i tuoi sensi. La consapevolezza del momento presente te lo farà apprezzare molto di più, oppure ti farà capire che stai solo perdendo il tuo tempo.</p>
<p><strong>10</strong> &#8211; <strong>Giudica ciò che fai dal bene che provoca, in te e negli altri e abituati a vedere in ogni persona i tuoi stessi desideri, le tue stesse paure, anche se possono essere manifestate in modo diverso. Tutti vogliono essere felici, tutti vogliono essere amati, tutti vogliono essere riconosciuti come degni di esistere. Questo ti aiuterà ad avvicinarti ad ognuno di loro come fosse già parte della tua vita.</strong></p>
<p>Questi sono solo alcuni semplici suggerimenti per combattere in modo costruttivo la paura dell’ignoto, sicuramente ognuno può sperimentarne altri anche più creativi. L’intero processo inizia con una sincera analisi di noi stessi e delle dinamiche che mettiamo in campo per evitare ogni cambiamento; prosegue con la sfida al vecchio modo di agire per muoversi in direzioni nuove che ci aiutino a non stagnare, a essere più motivati, soddisfatti, e ad evolvere.</p>
<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza allo specchio" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-allo-specchio/">Insicurezza allo specchio</a>”</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Insicurezza allo specchio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:24:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:</p>
<p>&#8211; Mangiare sempre le stesse cose, indossare sempre lo stesso tipo di abiti, leggere sempre gli stessi giornali o riviste</p>
<p>&#8211; Vivere sempre nello stesso luogo per paura di andare altrove</p>
<p>&#8211; Rifiutare di ascoltare idee che non si condividono anziché prendere in considerazione il punto di vista dell’altro</p>
<p>&#8211; Non esternare le nostre emozioni per che nell’aprirsi si possa essere feriti</p>
<p>&#8211; Vedere sempre nella fuga il sistema per proteggersi</p>
<p>&#8211; Temere di non saper fare bene una determinata cosa e, per questo, non farla</p>
<p>&#8211; Accettare un lavoro (o altro compito) sicuro, dove già si sa che si riuscirà bene, invece di competere in una cosa diversa ed, eventualmente, fallire</p>
<p>&#8211; Evitare chiunque sia stato definito “diverso”</p>
<p>&#8211; Tenersi l’impiego/lavoro anche se non piace per la paura di affrontare la grande incognita di un lavoro diverso</p>
<p>&#8211; Tenersi un matrimonio, una relazione, che chiaramente non funziona per il timore di vivere da soli</p>
<p>&#8211; Passare le ferie ogni anno nella stessa località per non correre rischi</p>
<p>&#8211; Fare ogni cosa in funzione della prestazione e non del piacere di farla a prescindere dal risultato</p>
<p>&#8211; Valutare le cose per il loro prezzo e come misura del proprio successo</p>
<p>&#8211; Darsi da fare per avere qualifiche e altri simboli di condizione sociale benché non ci piacciano</p>
<p>&#8211; Essere incapaci di cambiare programma quando si presenta un’alternativa interessante</p>
<p>&#8211; Preoccuparsi sempre del tempo e permettere che siano gli orologi a regolare la vita</p>
<p>&#8211; Non voler sentir parlare di attività nelle quali non ci si è mai cimentati e che si vivono come “strane” come ad esempio la meditazione, lo yoga&#8230;</p>
<p>&#8211; Stare sempre con lo stesso gruppo di amici e mai estendersi a persone differenti</p>
<p>&#8211; Andare a una festa con una persona e stare sempre solo con lei perché è più sicuro</p>
<p>&#8211; Tenersi in disparte e non partecipare ad una conversazione su argomenti dove non ci consideriamo abbastanza intelligenti, o dotati, o competenti</p>
<p>&#8211; Condannarsi se non si riesce in tutto ciò che si intraprende</p>
<p>La lista potrebbe continuare e ognuno potrebbe fare la sua, ma invece di compilare ancora nuove liste, potremmo solamente chiederci: <span style="text-decoration: underline;">vogliamo vivere ogni giorno come abbiamo vissuto il precedente senza possibilità di crescita?</span></p>
<p>A volte ci creiamo da soli le nostre sofferenze perché incapaci di pensare in modo sano. Se diventiamo capaci di guardare le cose con un’altra prospettiva, i nostri tormenti possono scomparire. E’ sempre il nostro atteggiamento mentale a determinare la qualità della nostra vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza stop!" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-stop/">Insicurezza stop!</a>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Di sicurezza si può morire</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2014 09:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per tutta la vita sentiamo messaggi che esaltano la cer [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per tutta la vita sentiamo messaggi che esaltano la certezza, siamo incoraggiati a rimanere su ciò che si conosce e a stare lontani dallo “sconosciuto”. Cerchiamo di capire quando e quanto, questo ci condiziona e ci porta a evitare esperienze nuove o addirittura ad andare incontro alle persone senza pregiudizi.</p>
<p>Aprirsi a nuove esperienze vuol dire abbandonare l’idea che è meglio tollerare “il solito” piuttosto che accogliere l’incertezza di cambiarlo. In realtà spesso è la routine, il tedio del “sempre uguale”, che ci impoverisce e ci manda in frantumi. Se vediamo che stiamo perdendo interesse per la vita, è il caso che iniziamo a porci delle domande.</p>
<p>Chiediamoci se il nostro comportamento ci allontana da tutto ciò che è insolito o semplicemente diverso da noi. Ad esempio, omosessuali, travestiti, handicappati, ritardati mentali, poveretti… ci fanno forse paura? Ci provocano insicurezza e cerchiamo di evitarli perché non sappiamo come comportarci con loro?</p>
<p>Esaminiamo la nostra spontaneità e se sappiamo aprirci a qualcosa di nuovo o se rimaniamo rigidamente chiusi in un comportamento consueto perché più sicuro. Per molte persone è davvero difficile essere genuinamente spontanei. Il pensare con la propria testa non sembra essere molto incoraggiato, molti si allineano a ciò che viene detto loro e, rispondendo rigidamente alle aspettative, non prendono mai iniziative contrarie.</p>
<p>Alla base ci sta il pregiudizio e quindi la rigidità. Il pregiudizio è un giudizio dato a priori che disprezza e rifiuta persone, idee o attività e che, di fatto, ci dice di stare lontani da ciò che non è conosciuto o da chi non è come noi, per evitare fastidi. In realtà i pregiudizi lavorano contro di noi, ci impediscono di scoprire cose e persone nuove e diverse. Se non ci si fida di niente e di nessuno, significa in realtà che non ci fidiamo di noi stessi quando siamo fuori dal mondo in cui siamo avvezzi e che ci dà sicurezza.</p>
<p>Cos’è la sicurezza? Una vita pianificata e programmata che ci dia la garanzia che tutto vada sempre bene fino al momento in cui andremo felicemente in pensione? Dato che sicurezza significa sapere sempre cosa sta per succedere, non è che tutto questo programma ci impedisca di vivere il presente? La sicurezza intesa come garanzie esterne, quali il denaro, una casa, un compagno/a, un lavoro, la bellezza… finché siamo su questa terra non l’avremo mai. Rimanere bloccati all’interno di questo tipo di sicurezza porta alla stagnazione, quindi niente crescita.</p>
<p>Vi è però un altro tipo di sicurezza che vale la pena di perseguire, ed è la sicurezza interiore che consiste nella fiducia in se stessi, nel sapere che qualsiasi cosa accada, si saprà farvi fronte. Questa è l’unica vera sicurezza durevole. Le cose potranno anche andare male, come perdere il denaro, la casa o tutto ciò a noi più caro, ma non perderemo la testa e il senso del nostro valore; e se le sfide che la vita ci presenta, le sentiamo superiori alle nostre possibilità, ancora di più è nella nostra consapevolezza che dobbiamo investire fino a raggiungere una chiara visione del nostro scopo nella vita. Se ci sapremo porre in maniera costruttiva ed evolutiva, non solo trasformeremo la nostra visione interiore, ma anche il mondo intorno a noi.</p>
<p>Cerchiamo di non cadere nel tranello della sicurezza esterna perché ci toglie la capacità di vivere, crescere, realizzarci.</p>
<p>Essere liberi da questa falsa sicurezza è comunque difficile se ci portiamo dentro un’altra convinzione che ci viene inculcata fin dall’infanzia; quella che dobbiamo avere successo a tutti i costi altrimenti non siamo nessuno, e quindi viviamo nel perenne timore di sbagliare e di essere criticati. Se in base al nostro criterio di valutazione, e non quello altrui, dovessimo fallire in qualche cosa, non dobbiamo sbagliare nell’assimilare quell’errore alla stima di noi. Non riuscire in uno sforzo non significa fallire come persona ma semplicemente che in quel dato momento e situazione non siamo riusciti nell’intento. Forse che un gatto quando non riesce a prendere un topolino penserà di avere fallito? No, riproverà un’altra volta. Volere a tutti i costi avere successo è la paralisi. Tendiamo pure alla perfezione ma non permettiamo che diventi un aspetto di noi che ci tiene ai “margini del campo”. Ricordiamoci che è sbagliando, e poi correggendoci, che impariamo di più. Quello che dobbiamo ricordare è di porre attenzione a non ottenere mai nulla con le forzature e inoltre, cercando sempre di beneficare tutti con le nostre azioni. Se danneggiamo qualcuno, quel male inferto ricadrà su di noi.</p>
<p>Leggi anche “<a title="Insicurezza allo specchio" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-allo-specchio/">Insicurezza allo specchio</a>” e “<a title="Insicurezza stop!" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-stop/">Insicurezza stop!</a>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Mangia che ti passa!</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2014 09:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mangiamo troppo per rabbia, per solitudine, per noia, p [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mangiamo troppo per rabbia, per solitudine, per noia, per abitudine, per mancanza di affetto, per inerzia. Mangiamo perché ci detestiamo, perché è l’unica maniera per trasgredire. Soprattutto mangiamo per colmare un vuoto esistenziale; perché abbiamo perso il nostro baricentro. Mangiamo anche quando non abbiamo fame e per di più mangiamo in fretta e di corsa; senza coscienza.</p>
<p>Il cibo è l’anestetico più immediato e a portata di mano. Il cibo è il grande rifugio dell’ansia del mondo occidentale.</p>
<p>Il problema del sovrappeso ha radici profonde. Il nutrimento nasconde una serie di significati simbolici che attingono alla sfera affettiva e sacra che danno agli alimenti un valore che va ben al di là del puro aspetto biologico.</p>
<p>Perché introduciamo più calorie di quelle che ci servono? Perché ciò di cui avremmo veramente bisogno sono le calorie “affettive” ma non sempre ne siamo consapevoli. Spesso mangiamo per colmare quel “vuoto esistenziale”. Ricorrere al cibo diventa una modalità per tamponare questo disagio; per anestetizzare la sofferenza, o l’angoscia. Inneschiamo così un circolo vizioso nel quale si mangia, si sta male, ci si sente in colpa, si ingrassa, non ci si piace, si soffre di più…e si ha sempre più bisogno del cibo come “anestetico”.</p>
<p>Qual è il vuoto insaziabile che abbiamo bisogno di colmare? Ci dobbiamo porre questa domanda per scoprire i vissuti emotivi che innescano il nostro comportamento alimentare. Dobbiamo pensare che noi non siamo solo un corpo. Uno squilibrio alimentare rimanda puntualmente a un rapporto di sofferenza sul piano delle emozioni.</p>
<p>Nella cultura consumistica che caratterizza la nostra epoca, siamo costantemente sollecitati da ciò che i mass media, la moda, la pubblicità, decidono per noi. Questo perverso meccanismo ci induce falsi bisogni stimolando una dimensione “orale” collettiva caratterizzata da un vorticoso mutare di valori che ci allontana da esigenze più profonde; ci sazia superficialmente ma accresce il nostro vuoto esistenziale. Il cibo diventa così il sostituto d’elezione dei bisogni insoddisfatti, che rischiano di rimanere tali se non si intraprende un’indispensabile ricerca interiore.</p>
<p>Di diete ce n’è per tutti i gusti ma circa il 90% di queste fallisce. Questo genera una delusione che andrà ad aumentare il senso di fallimento che accompagnerà il tentativo successivo: “Tanto anche questa volta non funzionerà”, “Si provo ma so già che non ce la faccio”, “tanto non dura”…</p>
<p>Quando le motivazioni emotivo/affettive non sono prese in giusta considerazione il risultato raggiunto mostra la sua fragilità e anche quando si è riusciti a dimagrire, si riprende rapidamente il peso perduto.</p>
<p>Il punto chiave da cui partire è immaginare che la dieta non sia un processo quantitativo, il mangiare meno, ma che dentro di noi nasca il più ambizioso degli obiettivi, quello di trasformarci. Il nostro corpo non può essere diverso dal nostro stile di vita; dobbiamo prendere in considerazione e favorire un processo di trasformazione verso una visione olistica dell’uomo, più rispettosa di tutti i piani dell’essere, e non che stiamo solo diventando più magri. Noi non siamo separati da ciò che ci circonda e dalle nostre emozioni, dobbiamo riprendere contatto con la nostra essenza, dobbiamo entrare in risonanza con la nostra energia, con la ciclicità della natura, e con il sacro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da materiale didattico della Scuola di Naturopatia Riza</em></p>
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		<title>Emozioni, impulsi e auto-osservazione</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/emozioni-impulsi-e-auto-osservazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2014 16:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogniqualvolta ci accorgiamo della presenza di elementi  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogniqualvolta ci accorgiamo della presenza di elementi non desiderabili in noi, ad esempio emozioni, emotive o affettive, e impulsi che non sono sotto il nostro controllo, possiamo valutare di sottoporli con attenzione alla nostra analisi critica. Il grado di dominio che la nostra mente riesce ad esercitare varia a seconda del tipo psicologico e di altre caratteristiche individuali, ma in ogni caso la mente può esercitare un certo grado di influenza, la quale può essere accresciuta con l’uso deliberato e l’allenamento.</p>
<p>Senza voler paralizzare emozioni, sentimenti e impulsi, incoraggiamoci ad utilizzare la mente per l’osservazione e la discriminazione. E’ utile riconoscere la natura irrazionale dei nostri impulsi e delle nostre emozioni e valutare i vantaggi o i danni, per noi e per gli altri, prodotti dalla loro manifestazione. Il senso di responsabilità derivante da tale riconoscimento, e anche soltanto la paura delle conseguenze nocive, suscita emozioni, sentimenti e impulsi opposti, che tendono a neutralizzare o controbilanciare in qualche misura quelli originali.</p>
<p>L’auto-osservazione è una pratica molto utile che permette, esercitandoci ripetutamente, di diventare capaci di inserire tra gli impulsi e le azioni un intervallo di riflessione sull’origine, la natura e le conseguenze dei propri impulsi. Il loro riconoscimento, e soprattutto la previsione dei loro effetti, ci rende capaci di acquisire un crescente dominio di noi.</p>
<p>Dominio non vuol dire repressione né soppressione. Gli impulsi non devono venir condannati, o suscitare sensi di paura e di colpa. Il dominio deve produrre un’opportuna direzione, regolazione e trasmutazione delle energie impulsive e delle emozioni. Esso ne consente l’espressione in modi innocui o, meglio, utili e costruttivi. La pausa riflessiva dà il tempo necessario per farlo.</p>
<p>L’analogia con l’acqua può aiutare a comprendere il processo che possiamo mettere in atto.</p>
<p>1 – Costruire degli argini a torrenti e fiumi per contenere il flusso delle acque.</p>
<p>2 &#8211; Costruire serbatoi e bacini capaci di contenere una parte dell’acqua in eccesso.</p>
<p>3 &#8211; Segue l’utilizzazione di quest’acqua: per irrigare i terreni oppure per mettere in moto macchine che generino energia elettrica che sarà poi impiegata in mille modi.</p>
<p>Quest’ultimo punto corrisponde alla trasmutazione e utilizzazione delle energie psichiche.</p>
<p>Nelle sedute di counseling aiuto il cliente a formulare il suo ideale da raggiungere; lo aiuto poi a scorgere le tappe successive necessarie per attuarlo; quindi a concentrarsi sui compiti immediati da svolgere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000080;"><em>Liberamente tratto da “Principi e metodi della psocosintesi terapeutica” R. Assagioli</em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Personalità e identificazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2014 16:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo principio sta il segreto della nostra schiavi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/identifica.jpg"><img class="alignleft wp-image-609 size-medium" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/identifica-300x197.jpg" alt="identifica" width="300" height="197" /></a>In questo principio sta il segreto della nostra schiavitù o della nostra libertà. Ogniqualvolta ci identifichiamo con una debolezza, con un difetto, con un impulso, ci limitiamo e ci paralizziamo da soli.</p>
<p>Ad esempio, ogniqualvolta ammettiamo: “Io sono scoraggiato”, oppure “Io sono irritato”, diventiamo quell’emozione; siamo dominati dalla depressione o dall’ira. Abbiamo accettato quelle limitazioni; ci siamo messi noi stessi in catene. Se invece, nelle identiche condizioni, diciamo: “Un’onda di scoraggiamento tenta di invadermi”, o “un impulso d’ira tenta di travolgermi”, il rapporto è diverso; vi sono due forze l’una di fronte all’altra: da un lato il nostro io vigile e dall’altro lo scoraggiamento o l’ira. E l’io vigile non si lascia invadere o travolgere; può osservare obbiettivamenteed esaminare criticamente quei moti di scoraggiamento o di ira; ricercare l’origine, scorgere l’infondatezza, prevederne gli effetti dannosi, le conseguenze pericolose. Spesso basta questo per respingere l’attacco di quelle forze, per disperderle e vincere la battaglia.</p>
<p>Ma anche quando il nemico interno è momentaneamente il più forte, l’io vigile non è mai interamente vinto. Egli può perdere qualche battaglia, ma se non si arrende, la vittoria finale sarà sua. Infatti, oltre a respingere via via gli attacchi che vengono dall’inconscio, possiamo far qualcosa di più efficace e decisivo; combattere le cause profonde di quegli attacchi, tagliarne le radici.</p>
<p>Il percorso dovrà andare verso la disidentificazione delle “immagini dominanti” e poi verso l’uso e la direzione delle energie sprigionate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da: Principi e metodi della psicosintesi terapeutica. &#8211; Roberto Assaggioli</em></p>
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