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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; nevrosi</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Insicurezza allo specchio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:24:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[attaccamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:</p>
<p>&#8211; Mangiare sempre le stesse cose, indossare sempre lo stesso tipo di abiti, leggere sempre gli stessi giornali o riviste</p>
<p>&#8211; Vivere sempre nello stesso luogo per paura di andare altrove</p>
<p>&#8211; Rifiutare di ascoltare idee che non si condividono anziché prendere in considerazione il punto di vista dell’altro</p>
<p>&#8211; Non esternare le nostre emozioni per che nell’aprirsi si possa essere feriti</p>
<p>&#8211; Vedere sempre nella fuga il sistema per proteggersi</p>
<p>&#8211; Temere di non saper fare bene una determinata cosa e, per questo, non farla</p>
<p>&#8211; Accettare un lavoro (o altro compito) sicuro, dove già si sa che si riuscirà bene, invece di competere in una cosa diversa ed, eventualmente, fallire</p>
<p>&#8211; Evitare chiunque sia stato definito “diverso”</p>
<p>&#8211; Tenersi l’impiego/lavoro anche se non piace per la paura di affrontare la grande incognita di un lavoro diverso</p>
<p>&#8211; Tenersi un matrimonio, una relazione, che chiaramente non funziona per il timore di vivere da soli</p>
<p>&#8211; Passare le ferie ogni anno nella stessa località per non correre rischi</p>
<p>&#8211; Fare ogni cosa in funzione della prestazione e non del piacere di farla a prescindere dal risultato</p>
<p>&#8211; Valutare le cose per il loro prezzo e come misura del proprio successo</p>
<p>&#8211; Darsi da fare per avere qualifiche e altri simboli di condizione sociale benché non ci piacciano</p>
<p>&#8211; Essere incapaci di cambiare programma quando si presenta un’alternativa interessante</p>
<p>&#8211; Preoccuparsi sempre del tempo e permettere che siano gli orologi a regolare la vita</p>
<p>&#8211; Non voler sentir parlare di attività nelle quali non ci si è mai cimentati e che si vivono come “strane” come ad esempio la meditazione, lo yoga&#8230;</p>
<p>&#8211; Stare sempre con lo stesso gruppo di amici e mai estendersi a persone differenti</p>
<p>&#8211; Andare a una festa con una persona e stare sempre solo con lei perché è più sicuro</p>
<p>&#8211; Tenersi in disparte e non partecipare ad una conversazione su argomenti dove non ci consideriamo abbastanza intelligenti, o dotati, o competenti</p>
<p>&#8211; Condannarsi se non si riesce in tutto ciò che si intraprende</p>
<p>La lista potrebbe continuare e ognuno potrebbe fare la sua, ma invece di compilare ancora nuove liste, potremmo solamente chiederci: <span style="text-decoration: underline;">vogliamo vivere ogni giorno come abbiamo vissuto il precedente senza possibilità di crescita?</span></p>
<p>A volte ci creiamo da soli le nostre sofferenze perché incapaci di pensare in modo sano. Se diventiamo capaci di guardare le cose con un’altra prospettiva, i nostri tormenti possono scomparire. E’ sempre il nostro atteggiamento mentale a determinare la qualità della nostra vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza stop!" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-stop/">Insicurezza stop!</a>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Abbracciare l’ombra – parte 2</title>
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		<comments>https://www.ritrovareilsorriso.it/abbracciare-lombra-parte-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2014 10:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<category><![CDATA[nevrosi]]></category>
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		<description><![CDATA[È il conflitto tra la nostra natura superiore e quella  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È il conflitto tra la nostra natura superiore e quella inferiore a produrre la tensione necessaria per alimentare la nostra evoluzione di esseri umani.<br />
Quegli aspetti della nostra personalità che per qualche motivo abbiamo ritenuto inaccettabili e nascosti, generano una zona d’ombra che risulta pericolosa soltanto quando la teniamo rinchiusa nell’oscuro scantinato della repressione.<br />
Solo allora corriamo il rischio che esploda mandando in aria i nostri piani, sabotando le nostre relazioni e distruggendo i nostri sogni.<br />
La nostra personalità esteriore non si è creata per caso, ma è la storia di cui siamo fatti, è frutto di un’elaborazione volta a mascherare quegli aspetti che abbiamo ritenuto assolutamente censurabili e a compensare quelli che abbiamo sempre considerato i nostri più gravi difetti.<br />
L’immagine di noi stessi che offriamo in pubblico è strutturata sulla base di quegli aspetti del nostro essere che sono stati feriti o colmati di confusione. Abbiamo quindi sviluppato caratteristiche opposte a quelle che volevamo nascondere.<br />
Ma il risultato di questo stratagemma è che perdiamo la nostra capacità di scegliere, perché non possiamo andare oltre il personaggio che stiamo interpretando: la maschera assume il controllo.<br />
Tutto ciò per creare la persona che ci garantisca l’approvazione e il riconoscimento di cui abbiamo disperato bisogno.<br />
Dobbiamo scoprire quali sono gli aspetti che abbiamo imparato a reprimere perché è la paura che ci induce a far indossare una serie infinita di maschere al nostro personaggio esteriore.<br />
Si tratta di espressioni archetipiche ripetitive: seduttrice, servizievole, bravo ragazzo, violento, intellettuale, burlone, primo della classe, ruba cuori, tipo in gamba, ragazzo gentile, bullo, salvatore, solitario, eterno ottimista, martire, osso duro, serpe, depresso, vittima.<br />
Per qualche tempo tutto funziona finché un brutto giorno quell’impalcatura viene giù di schianto.<br />
L’effetto ombra colpirà quando meno ce lo aspetteremmo, per esempio quando stiamo per raggiungere un grande successo, oppure mentre ci stiamo godendo una bella relazione con un nuovo partner, oppure quando simo in procinto di fare una scelta che potrebbe cambiare la nostra vita.<br />
Quando mandiamo all’aria i nostri stessi piani è solo perché il nostro sé superiore non è più disposto ad interpretare il ruolo che ci siamo assegnati.<br />
Tali manifestazioni di autolesionismo non sono altro che l’esteriorizzazione del disagio interiore, nascosto nei più oscuri recessi della nostra mente inconscia.<br />
Per quanto “il momento della verità” possa essere doloroso, possiamo servircene per iniziare un processo di evoluzione. L’ombra va integrata con il nostro sé.<br />
Quando tutto quel materiale viene portato alla luce, contribuisce al recupero di una condizione mentale ideale e alla realizzazione del nostro potenziale.<br />
Una volta abbracciata l’ombra, il nostro cuore guarisce e ci apriamo a nuove opportunità, a nuovi atteggiamenti. Dopo aver affrontato i nostri demoni interiori, al cospetto dell’ombra altrui ci ritroviamo colmi di pace e comprensione.</p>
<p><em>Liberamente tratto da “The Shadow Effect” – Debbie Ford</em></p>
<p>Articolo collegato a:</p>
<ul>
<li><a title="La nostra zona d’ombra – parte 1" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/la-nostra-zona-dombra-parte-1/">La nostra zona d’ombra – parte 1</a></li>
<li><a title="Le proiezioni nostre alleate per smascherare l’ombra – parte 3" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/le-proiezioni-nostre-alleate-per-smascherare-lombra-parte-3/">Le proiezioni nostre alleate per smascherare l’ombra – parte 3</a></li>
</ul>
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		<title>La nostra zona d’ombra – parte 1</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2014 12:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per trovare il coraggio di condurre una vita autentica  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per trovare il coraggio di condurre una vita autentica dobbiamo addentrarci nei luoghi oscuri del nostro sé meno autentico.<br />
Dal profondo della nostra psiche l’ombra esercita un potere enorme sulla nostra vita.<br />
Determina ciò che possiamo e non possiamo fare, ciò da cui saremmo attratti e ciò che eviteremo; i motivi che ci spingono ad amare certe persone e a criticarne altre.<br />
L’ombra ci assegna dei ruoli predestinati che interpretiamo supinamente in qualsiasi aspetto della nostra vita, dal lavoro all’amore.<br />
Ecco perché smascherarla e comprenderla è assolutamente indispensabile.<br />
La forza dell’ombra, che ci spinge a fare cose che non vorremmo, può essere riconosciuta solo esponendola alla luce della nostra consapevolezza.<br />
L’esplorazione del nostro lato oscuro è la via alla comprensione del perché agiamo in modo incoerente rispetto alle aspirazioni della nostra mente conscia.<br />
In passato abbiamo vissuto momenti in cui il dolore emotivo era troppo forte per poterlo sopportare, così lo abbiamo represso, cacciandolo nell’oscurità dell’ombra.<br />
La nostra ombra è sempre connessa ad uno specifico evento traumatico o a una combinazione di momenti dolorosi.<br />
La nostra ombra è nata probabilmente quando eravamo giovanissimi, prima ancora che la nostra capacità di raziocinio si fosse sviluppata abbastanza per filtrare i messaggi provenienti dalle persone che si prendevano cura di noi, o dal mondo in generale.<br />
I messaggi negativi penetrano nel subconscio e vi si installano come virus alterando la nostra percezione di noi stessi e provocando il blocco di tutti quegli aspetti della nostra personalità che per qualche motivo abbiamo ritenuto inaccettabili.<br />
Per assicurarci la sopravvivenza emotiva, abbiamo sistematicamente nascosto il nostro vero sé ogniqualvolta un nostro atteggiamento ha incontrato dure critiche o suscitato punizioni ingiustificate.<br />
Giorno dopo giorno, senza nemmeno accorgercene, abbiamo eretto dei muri per difenderci, ma oscurando la nostra vera natura.<br />
Genitori, insegnanti, amici e a società nel suo complesso ci hanno insegnato che per meritarci amore ed accettazione dovevamo adeguarci a certi copioni predefiniti.<br />
Ci siamo così resi conto che alcuni tratti comportamentali erano criticati, o comunque ritenuti indegni di amore ed accettazione, mentre altri venivano colmati di attenzioni. Da quel momento abbiamo preso le distanze da qualsiasi aspetto della nostra personalità che non si adeguasse agli standard ideali.<br />
Alla fine ci siamo completamente identificati con il personaggio interiore che ci sembrava più accettabile nel nostro ambiente sociale.<br />
La cosa più incredibile è che, sebbene il ruolo che ci siamo assegnati sia privo di gioia, ce lo teniamo stretto.<br />
Cercando di esprimere soltanto gli aspetti che riteniamo socialmente accettabili, reprimiamo alcune delle nostre peculiarità più preziose e interessanti.<br />
Solo in presenza del nostro sé più completo, libero da qualsiasi censura, potremo comprendere la nostra totalità e unicità, uscendo finalmente da un interminabile conflitto interiore.</p>
<p><em>Liberamente tratto da “The Shadow Effect” – Debbie Ford</em></p>
<p>Articolo collegato a:</p>
<ul>
<li><a title="Abbracciare l’ombra – parte 2" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/abbracciare-lombra-parte-2/">Abbracciare l’ombra – parte 2</a></li>
<li><a title="Le proiezioni nostre alleate per smascherare l’ombra – parte 3" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/le-proiezioni-nostre-alleate-per-smascherare-lombra-parte-3/">Le proiezioni nostre alleate per smascherare l’ombra – parte 3</a></li>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le relazioni tra conflitti e condizionamenti</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 13:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I rapporti umani non sono facili e non sempre sono font [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I rapporti umani non sono facili e non sempre sono fonte di soddisfazione e di gioia come si vorrebbe, anzi, proprio dalle relazioni possono scaturire i conflitti più dolorosi. Eppure l’essere umano ha bisogno di relazioni, ha bisogno degli altri. Gli altri esercitano una grande influenza nella formazione della nostra personalità e sono in gran parte la fonte della nostra ispirazione. Anche per esperienza personale sappiamo come ciascuno di noi utilizza gli altri come cardini; noi ruotiamo intorno ai nostri nemici, non meno che intorno ai nostri amici. Aristotele diceva che “l’uomo è un animale sociale, non può esistere senza gli altri”, perde anche la cognizione di sé.<br />
Ognuno di noi lotta per raggiungere la felicità ed ha bisogni, desideri e aspirazioni tra cui quella di amare ed essere amati. Perché allora così tanta conflittualità? Adler, allievo di Freud, sostiene che nell’ego (quello che chiamiamo “io”) degli individui esiste il bisogno irrefrenabile di ottenere la supremazia sugli altri, di conquistare una posizione di sicurezza e prestigio che non possa essere minacciata. È quindi sempre in uno stato di tensione e possibile conflitto. Questa personalità conflittuogena, Freud la definisce come “la somma dei contenuti psichici con i quali il soggetto si identifica”.<br />
Ognuno di noi fa delle esperienze sulla base delle quali creiamo un’immagine inconscia di noi; questa immagine genera a sua volta delle convinzioni profonde attraverso le quali noi vedremo e agiremo nel mondo.  Infatti la nostra visione delle cose non è oggettiva, ma il frutto della nostra esperienza e quindi della nostra personalità. Un bambino ad esempio che nei primi anni di vita abbia vissuto esperienze di solitudine e dolore vivrà da adulto le relazioni in modo diverso da uno che invece sia vissuto in un ambiente accogliente e rassicurante. Ne consegue che ognuno di noi fa scelte condizionate con comportamenti che pensiamo liberi ma che sono per la maggior parte dettati da spinte inconsce.<br />
Alcune delle cause condizionanti che non permettono lo sviluppo di buone relazioni sono dovute ad esperienze negative che hanno generato ansia e dolore; a cattivi apprendimenti di comportamenti in  famiglia; ad educazioni troppo rigide e non valorizzanti la persona; a convinzioni disfunzionali e pensieri irrazionali con occlusione a vedute molteplici. La persona può diventare aggressiva, invadente, totalmente accentrata su di sé, critica e giudicante; oppure passiva, eccessivamente accondiscendente e con atteggiamenti di chiusura.<br />
Esistono due categorie di conflitti: i conflitti  intrapersonali e i conflitti interpersonali. I primi, interni all&#8217;individuo, relativi alla persona con sé stessa, sono una delle cause più frequenti di malessere e generano in breve tempo conflitti interpersonali, e quindi nelle relazioni, anche perché, quando la persona sta male sviluppa la tendenza a proiettare sugli altri la causa del proprio malessere.<br />
I problemi più difficili da risolvere sono proprio quelli con noi stessi perché spesso non sappiamo di averli in quanto creati da atteggiamenti quasi sempre inconsci. La loro origine è una frammentazione o una discordanza tra le varie funzioni della personalità. Quando c’è una discrasia tra l’immagine di noi che abbiamo introiettato e quella che vogliamo o dobbiamo far apparire all’esterno, emozioni, sentimenti, sensazioni, immaginazioni, volontà…non sono bene coordinate ed entrano in conflitto. L’esito è la nevrosi. È il caso di attaccamenti morbosi o di insicurezze e paure che si manifestano all’esterno con atteggiamenti autoritari oppure con manifestazioni di gelosia, invidia, rabbia o comportamenti maniacali.<br />
I disturbi della personalità vivono di vantaggi collaterali: schemi rigidi e ritualità apparentemente sembrano consentire una certa sicurezza, ma è un inganno che il soggetto risolverà (di solito per l’intensa sofferenza) quando deciderà di affrontare la paura del cambiamento ed intraprenderà il viaggio verso la conoscenza di sé, della sua vera identità. Andare a scoprire e a modificare l’immagine dell’io porterà alla comprensione e al superamento di tendenze inconsce generatrici di tensioni e di errate compensazioni. L’immagine dell’Io stabilisce i limiti dell’individuo; se si modifica tale immagine variano di conseguenza anche le potenzialità e le capacità soggettive.</p>
<p><em>Liberamente tratto da “Io e gli altri nel gioco della vita” M. Ferrini</em></p>
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