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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; evoluzione</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Superare gli ostacoli, riappropriarsi della felicità</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 08:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se vogliamo che un sogno si trasformi in realtà, ci vuole ben di più che sognare, e non può essere una fuga dalla realtà. La mente deve focalizzarsi in modo speciale usando il potere dell’intenzione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/03/POTERE-FELICITA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1059" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/03/POTERE-FELICITA-300x297.jpg" alt="POTERE-FELICITA" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Se vogliamo che un sogno si trasformi in realtà, ci vuole ben di più che sognare, e non può essere una fuga dalla realtà. La mente deve focalizzarsi in modo speciale usando il potere dell’intenzione.</p>
<p>Ciò a cui presti attenzione, crescerà, e se l’attenzione è focalizzata dal nostro vero sé, possiamo attrarre a noi ogni cosa. Le nostre intenzioni possono fluire dal nostro vero sé per trovare soddisfazione in ogni area della nostra vita.</p>
<p>Di solito le persone spendono un sacco di tempo e di energia per fare in modo che i loro desideri si realizzino, ma quello che realmente dà ad ogni desiderio il suo potere, è quanto sia fortemente connesso con la base dell’essere, il vero sé.</p>
<p>Il segreto delle antiche tradizioni di saggezza al mondo è che ogni singolo desiderio, non importa quanto piccolo, lavori per un unico fine, renderci più completi. Soltanto sentendoci integri e completi ci sentiremo soddisfatti. Tramite la meditazione entriamo in contatto con il desiderio primario della completezza, della felicità e della libertà.</p>
<p>Ci sono cose che intralciano la manifestazione del desiderio per ognuno di noi. Ansia, depressione, bassa autostima, relazioni tossiche… sotto l’influenza di queste cose il desiderio non fluisce in modo naturale, resta invischiato in problemi personali, dubbi, e complicazioni.</p>
<p>Altri ostacoli sono tutte le convinzioni profonde che lavorano contro di noi. Se siamo convinti che la vita debba essere una lotta, che le cose siano girate contro di noi, o che i desideri non possano avverarsi automaticamente, è molto difficile manifestare quello che vogliamo. Il nostro scetticismo andrà a creare un conflitto interiore. E’ quindi importante cominciare ad affrontare questi ostacoli, pur sapendo che non abbiamo bisogno di essere perfetti per manifestare i nostri desideri.</p>
<p>I desideri che vengono da una mente agitata, preoccupata e confusa, lotteranno per essere soddisfatti. Nella meditazione espandiamo la nostra consapevolezza; più questo accade e meno sforzo viene speso per produrre intenzioni che hanno successo. Dobbiamo permettere alle nostre intenzioni di fluire dal silenzio.</p>
<p>La società offre vari modi per migliorare le capacità di far sì che un desiderio diventi realtà: lavorare più duro, non mollare, seguire la propria passione… e così via. Ci sono anche vantaggi di cui non si parla, come nascere con un alto quoziente intellettivo o nell’agiatezza, che sono benefici solo per pochi; ma le tradizioni di saggezza guardano ad altro per il segreto di manifestare ciò che vuoi. La chiave è aumentare la consapevolezza, e questo fortunatamente è un percorso aperto a tutti.</p>
<p>Aumentando la consapevolezza, vedi in automatico più possibilità e ti si presentano soluzioni inaspettate. Non sei ristretto dai condizionamenti del passato, dai traumi e dai ricordi dolorosi. Ti alzi al di sopra del livello del problema, fino al livello della soluzione.</p>
<p>Nel quinto incontro del corso di visualizzazioni meditative che sto tenendo, è quello che viene fatto. Contattiamo la mente silenziosa, il luogo in cui sono contenute tutte le possibilità sotto forma di semi, per far emergere le soluzioni agli ostacoli che in quel momento possono influenzare il libero fluire delle energie.</p>
<p>Se sei interessato ad iscriverti ad un prossimo corso di visualizzazioni meditative o vuoi informazioni,</p>
<p>scrivimi l.schiona@gmail.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Serve la maschera?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jan 2018 09:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La maschera sicuramente può servire per ricoprire un ruolo, e svolge una funzione. Immagino ad esempio un poliziotto, un giudice, un avvocato, un medico… li vedo con la loro divisa e con gli atteggiamenti che sono consoni al lavoro che svolgono; ma...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/01/maschere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1023" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/01/maschere-300x280.jpg" alt="maschere" width="300" height="280" /></a>La maschera sicuramente può servire per ricoprire un ruolo, e svolge una funzione. Immagino ad esempio un poliziotto, un giudice, un avvocato, un medico… li vedo con la loro divisa e con gli atteggiamenti che sono consoni al lavoro che svolgono; ma poi, arrivati a casa, o con gli amici, quella maschera che rappresenta il ruolo, è auspicabile venga dismessa. Non credi?</p>
<p>E se la maschera invece continua ad essere indossata per nascondere debolezze, o sembrare quello che non si è? O per cercare di emulare qualcuno che si ritiene più apprezzabile?</p>
<p>Abbiamo imparato a credere che l&#8217;approvazione ci debba venire dall&#8217;esterno, dagli altri, ma (e non sono certo io l’unica a dirlo), la prima vera approvazione deve venire da dentro, da noi, dall’aderenza ai nostri valori e nel rispetto delle nostre potenzialità, qualità e anche limiti.</p>
<p>Che succede di solito:</p>
<ul>
<li>Si indossano maschere su maschere nel tentativo di corrispondere a quel modello che si ritiene possa essere considerato e approvato.</li>
<li>Questo genera un grande spreco di energia: che fatica essere ciò che non si è!</li>
<li>Il giudice interiore, sempre più inflessibile, catalogherà successi ed insuccessi con risultati spesso molto frustranti</li>
<li>Invidia, gelosia, rabbia, amarezza, saranno sempre in agguato: c’è sempre qualcuno che sembra migliore o che si mette più in luce nonostante tutti i nostri sforzi.</li>
<li>Si finisce con il non sapere più chi si è, e ciò che veramente conta in noi sembra perduto.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prendiamo ora in esame un altro aspetto. Immaginiamo che una persona si senta molto timida e insicura e desideri vincere questi aspetti. Ecco che in questo caso la maschera può diventare uno strumento importante, se utilizzato in modo consapevole e costruttivo, per superare i condizionamenti (non per nascondersi). Comportarsi &#8220;come se&#8221;, vivere come se avessimo già superato quel problema. E&#8217; falsità? No, in questo caso è progettualità.</p>
<p>All’inizio potrebbe essere difficile ma possiamo aiutarci con altri strumenti per facilitare il percorso. Uno di questi è la visualizzazione di quel “come se”, fatta in stato di rilassamento. La capacità di immaginare è una delle facoltà creative più potenti. Una volta risvegliata, educata e sviluppata appieno, in maniera luminosa e costruttiva, essa rende la persona sempre più capace di trasformarsi e realizzare i propri obiettivi e sogni. Infine potrebbero essere di grande aiuto alcuni incontri con un counselor e assumere degli specifici fiori di Bach.</p>
<p>Riassumendo, la maschera non è negativa di per sé, come sempre è l’utilizzo che ne facciamo a fare la differenza.</p>
<p>Cerchiamo di essere la nostra miglior versione (la nostra, non quella degli altri) perché è così che noi ci approveremo e saremo approvati.</p>
<p>Chiedi consiglio</p>
<p>Buon viaggio <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> e buona giornata</p>
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		<title>Il cambiamento</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 12:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
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		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
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		<description><![CDATA[   Dalla ripetitività alla creatività, dalla compulsion [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="userContent"><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/09/eraclito1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-742" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/09/eraclito1-300x252.jpg" alt="eraclito1" width="300" height="252" /></a>   Dalla ripetitività alla creatività, dalla compulsione inconsapevole alla libertà di autodeterminarsi nelle scelte, verso un progetto di vita consapevolmente assunto.</span></p>
<p><span class="userContent" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}">Quando vogliamo iniziare un percorso di cambiamento, la prima cosa è definire cosa vogliamo e immaginare l&#8217;obiettivo da raggiungere. Focalizziamo l&#8217;attenzione non sull&#8217;eliminare qualcosa di negativo, ma sul positivo da raggiungere. Ad esempio contrastare la rabbia porta la rabbia. Non serve quindi dire &#8220;non voglio essere aggressivo&#8221; ma sarà opportuno dire &#8220;da oggi in poi desidero essere gentile con le persone&#8221;.</span></p>
<p>Quindi, ciò che non vogliamo lo trasformiamo in una visualizzazione ed in una affermazione di ciò che è l&#8217;obiettivo desiderato da raggiungere.</p>
<p>Proviamo a fare un fotogramma di ogni passo che ci porterà a raggiungere l&#8217;obiettivo. Come sarò tra una settimana? Tra due? Tre? Un mese?</p>
<p>Poniamoci alcune domande:</p>
<p>&#8211; Come saprò quando l&#8217;obiettivo è stato raggiunto?</p>
<p>&#8211; Cosa farò quando avrò raggiunto l&#8217;obiettivo? Che cosa vedrò, sentirò, farò di diverso quando sarò cambiato?</p>
<p>&#8211; Come si accorgeranno gli altri che sono cambiato?</p>
<p>Per aiutarci possiamo utilizzare la tecnica del miracolo: se domani mattina mi svegliassi avendo già miracolosamente raggiunto il mio desiderio, come starei? Descrivilo in modo accurato ascoltando anche le emozioni.</p>
<p>La ricerca del cambiamento si basa sull&#8217;individuazione delle risorse e sulla capacità di esprimere obiettivi chiari e concreti. In una relazione di counseling, aiuto la persona a individuare i suoi punti di forza, le abilità e le competenze. Il maggior esperto a trovare soluzioni per se stesso è sempre il cliente, ma spesso le risorse sono nascoste e da richiamare alla memoria. Ogni cambiamento infine è efficace nella misura in cui si allinea con i nostri valori e missione nella vita, ed assolutamente non deve danneggiare nessuno.</p>
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		<title>Riflessione sull&#8217;infelicità</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2014 14:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Se abbiamo mal di pancia, non andiamo a mangiare tutto  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se abbiamo mal di pancia, non andiamo a mangiare tutto quello che ci dà piacere per farcela passare; cercheremo e cureremo la causa. Similmente, se siamo infelici, non serve rincorrere ogni cosa ci dia piacere (il beneficio sarebbe breve e insoddisfacente), dobbiamo prima capire e “curare” la causa.<br />
Non è sempre facile perché spesso questa risiede nel passato. Condizionamenti, illusioni, proiezioni, compensazioni, rivalse…è impressionante come si possa rimanere ingabbiati nel passato. La cosa positiva però è che anche se quanto è accaduto non si può modificare, gli esiti che proietta sul presente, sì!<br />
Quando una persona inizia il &#8220;viaggio alla riscoperta di sè”, è la nuova consapevolezza a modificare le cose.<br />
Ciò accade in più fasi:<br />
&#8211; la messa in evidenza di quanto e come un evento, persona o situazione, ci abbia influenzato<br />
&#8211; la rilettura dell’evento con un nuovo livello di coscienza<br />
&#8211; la messa in luce della qualità che in quella situazione ci ha permesso di non soccombere<br />
Infine, il processo raggiunge il massimo degli esiti positivi quando noi riusciamo a fare tesoro della qualità emersa e la facciamo diventare uno strumento di aiuto per il bene di altri.</p>
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		<title>Riflessione sull&#8217;amore per se stessi</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/riflessione-sullamore-per-se-stessi/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2014 14:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sopportare che la nostra immagine sia diversa dalla [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non sopportare che la nostra immagine sia diversa dalla nostra idealità, da come vorremmo che fosse, non è amore per noi stessi, è disprezzo.<br />
E&#8217; una forma di orgoglio che ci allontana dall’amore: dall’amarci e dall’amare gli altri.  Senza essere tolleranti, accoglienti e benevoli con se stessi non si può esserlo con gli altri. Per provare un genuino amore, apprezzamento, tenerezza verso gli altri, per desiderare che siano felici e che non soffrano, dobbiamo innanzitutto nutrire tali sentimenti verso noi stessi. Allora possiamo comprendere che gli altri “sono noi”, hanno le stesse aspirazioni, e diventa possibile l’amore. Quando ci si disprezza non è possibile amare gli altri, e se non si fa niente per modificare il nostro atteggiamento, si hanno scarsissime possibilità di trovare la pace e la gioia interiore.<br />
Scegliamo d amarci, scegliamo di amare <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>Insicurezza stop!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<description><![CDATA[Dieci piccole strategie per non permettere che le tue c [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dieci piccole strategie per non permettere che le tue convinzioni ti tengano in una condizione stagnante</strong>. Aggrapparti a ciò che un’esperienza passata ti ha indotto a credere, significa fuggire dalla realtà. Esiste soltanto quello che c’è adesso, e la verità del presente può non essere la verità del passato. Valuta il tuo comportamento non sulla base di ciò in cui credevi ieri ma sulla tua esperienza di oggi.</p>
<p><strong>1</strong> &#8211; Cerca, in maniera selettiva di sperimentare nuove cose, anche se sei tentato di mantenere le tue abitudini.</p>
<p><strong>2</strong> &#8211; Fai qualcosa di diverso, fosse anche solo cambiare strada. Comincia a correre qualcuno dei rischi che fanno uscire dalla routine. Prenditi ad esempio una vacanza fuori programma per fare una cosa che ti piace; per andare a un seminario o per andare da un amico che non vedi mai; chiedi un colloquio per essere assunto in un nuovo posto di lavoro; parla con una persona che hai evitato perché ti criticava; se non lo hai mai fatto, vai a una conferenza o a una mostra invece di passare la domenica nel solito modo.</p>
<p><strong>3</strong> &#8211; Immagina di avere a disposizione il denaro che ti serve e verifica se le tue fantasie sono realizzabili semplicemente eliminando la paura dell’ignoto</p>
<p><strong>4</strong> &#8211; Ogni volta in cui ti sorprendi a evitare ciò che non conosci, domandati: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarmi?”. È probabile che tu ti accorga che le paure sono sproporzionate rispetto alle conseguenze reali.</p>
<p><strong>5</strong> &#8211; Fa qualche cosa di sciocco, come andare a piedi nudi sull&#8217;erba o, se sei una persona che dà molta importanza al vestire, esci con un semplice abito senza curarti di essere perfettamente “agghindato”. Apriti a cose che non hai mai fatto perché erano sciocche o banali. Ricorda che la paura di sbagliare è assai spesso la paura di essere ridicolo o disapprovato. Se lasci che gli altri si tengano le loro opinioni, puoi incominciare a valutare il tuo comportamento secondo i tuoi, e non i loro, criteri di giudizio. Potrai vedere le tue capacità non come migliori o peggiori, ma semplicemente come le tue, diverse dagli altri.</p>
<p><strong>6</strong> &#8211; Tenta di fare qualcosa che hai sempre evitato di fare dicendo che “in questo non sono bravo”. Potresti trascorrere un pomeriggio a dipingere un quadro e divertirti un mondo. Se il risultato non sarà magistrale, non avrai fallito, avrai passato delle ore piacevoli.</p>
<p><strong>7</strong> &#8211; Nel momento in cui eviti qualcosa, prendi coscienza del fatto che stai evitando ciò che non conosci. Dialoga in quel momento con te stesso. Ripetiti che non c’è niente di male a scoprire cose nuove. La consapevolezza di una vita di routine è il primo passo per uscirne.</p>
<p><strong>8</strong> &#8211; Commetti deliberatamente qualche piccolo errore. Ti senti davvero sminuito come persona se perdi una partita a tennis o fai male quella determinata cosa? Oppure sei sempre una persona degna di rispetto che si è semplicemente divertito?</p>
<p><strong>9</strong> &#8211; Quando fai qualcosa, non farlo in modo automatico, fallo con attenzione; sii presente in quello che fai anche con tutti i tuoi sensi. La consapevolezza del momento presente te lo farà apprezzare molto di più, oppure ti farà capire che stai solo perdendo il tuo tempo.</p>
<p><strong>10</strong> &#8211; <strong>Giudica ciò che fai dal bene che provoca, in te e negli altri e abituati a vedere in ogni persona i tuoi stessi desideri, le tue stesse paure, anche se possono essere manifestate in modo diverso. Tutti vogliono essere felici, tutti vogliono essere amati, tutti vogliono essere riconosciuti come degni di esistere. Questo ti aiuterà ad avvicinarti ad ognuno di loro come fosse già parte della tua vita.</strong></p>
<p>Questi sono solo alcuni semplici suggerimenti per combattere in modo costruttivo la paura dell’ignoto, sicuramente ognuno può sperimentarne altri anche più creativi. L’intero processo inizia con una sincera analisi di noi stessi e delle dinamiche che mettiamo in campo per evitare ogni cambiamento; prosegue con la sfida al vecchio modo di agire per muoversi in direzioni nuove che ci aiutino a non stagnare, a essere più motivati, soddisfatti, e ad evolvere.</p>
<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza allo specchio" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-allo-specchio/">Insicurezza allo specchio</a>”</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Insicurezza allo specchio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:24:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:</p>
<p>&#8211; Mangiare sempre le stesse cose, indossare sempre lo stesso tipo di abiti, leggere sempre gli stessi giornali o riviste</p>
<p>&#8211; Vivere sempre nello stesso luogo per paura di andare altrove</p>
<p>&#8211; Rifiutare di ascoltare idee che non si condividono anziché prendere in considerazione il punto di vista dell’altro</p>
<p>&#8211; Non esternare le nostre emozioni per che nell’aprirsi si possa essere feriti</p>
<p>&#8211; Vedere sempre nella fuga il sistema per proteggersi</p>
<p>&#8211; Temere di non saper fare bene una determinata cosa e, per questo, non farla</p>
<p>&#8211; Accettare un lavoro (o altro compito) sicuro, dove già si sa che si riuscirà bene, invece di competere in una cosa diversa ed, eventualmente, fallire</p>
<p>&#8211; Evitare chiunque sia stato definito “diverso”</p>
<p>&#8211; Tenersi l’impiego/lavoro anche se non piace per la paura di affrontare la grande incognita di un lavoro diverso</p>
<p>&#8211; Tenersi un matrimonio, una relazione, che chiaramente non funziona per il timore di vivere da soli</p>
<p>&#8211; Passare le ferie ogni anno nella stessa località per non correre rischi</p>
<p>&#8211; Fare ogni cosa in funzione della prestazione e non del piacere di farla a prescindere dal risultato</p>
<p>&#8211; Valutare le cose per il loro prezzo e come misura del proprio successo</p>
<p>&#8211; Darsi da fare per avere qualifiche e altri simboli di condizione sociale benché non ci piacciano</p>
<p>&#8211; Essere incapaci di cambiare programma quando si presenta un’alternativa interessante</p>
<p>&#8211; Preoccuparsi sempre del tempo e permettere che siano gli orologi a regolare la vita</p>
<p>&#8211; Non voler sentir parlare di attività nelle quali non ci si è mai cimentati e che si vivono come “strane” come ad esempio la meditazione, lo yoga&#8230;</p>
<p>&#8211; Stare sempre con lo stesso gruppo di amici e mai estendersi a persone differenti</p>
<p>&#8211; Andare a una festa con una persona e stare sempre solo con lei perché è più sicuro</p>
<p>&#8211; Tenersi in disparte e non partecipare ad una conversazione su argomenti dove non ci consideriamo abbastanza intelligenti, o dotati, o competenti</p>
<p>&#8211; Condannarsi se non si riesce in tutto ciò che si intraprende</p>
<p>La lista potrebbe continuare e ognuno potrebbe fare la sua, ma invece di compilare ancora nuove liste, potremmo solamente chiederci: <span style="text-decoration: underline;">vogliamo vivere ogni giorno come abbiamo vissuto il precedente senza possibilità di crescita?</span></p>
<p>A volte ci creiamo da soli le nostre sofferenze perché incapaci di pensare in modo sano. Se diventiamo capaci di guardare le cose con un’altra prospettiva, i nostri tormenti possono scomparire. E’ sempre il nostro atteggiamento mentale a determinare la qualità della nostra vita.</p>
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<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza stop!" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-stop/">Insicurezza stop!</a>”</p>
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<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Di sicurezza si può morire</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2014 09:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[attaccamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Per tutta la vita sentiamo messaggi che esaltano la cer [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per tutta la vita sentiamo messaggi che esaltano la certezza, siamo incoraggiati a rimanere su ciò che si conosce e a stare lontani dallo “sconosciuto”. Cerchiamo di capire quando e quanto, questo ci condiziona e ci porta a evitare esperienze nuove o addirittura ad andare incontro alle persone senza pregiudizi.</p>
<p>Aprirsi a nuove esperienze vuol dire abbandonare l’idea che è meglio tollerare “il solito” piuttosto che accogliere l’incertezza di cambiarlo. In realtà spesso è la routine, il tedio del “sempre uguale”, che ci impoverisce e ci manda in frantumi. Se vediamo che stiamo perdendo interesse per la vita, è il caso che iniziamo a porci delle domande.</p>
<p>Chiediamoci se il nostro comportamento ci allontana da tutto ciò che è insolito o semplicemente diverso da noi. Ad esempio, omosessuali, travestiti, handicappati, ritardati mentali, poveretti… ci fanno forse paura? Ci provocano insicurezza e cerchiamo di evitarli perché non sappiamo come comportarci con loro?</p>
<p>Esaminiamo la nostra spontaneità e se sappiamo aprirci a qualcosa di nuovo o se rimaniamo rigidamente chiusi in un comportamento consueto perché più sicuro. Per molte persone è davvero difficile essere genuinamente spontanei. Il pensare con la propria testa non sembra essere molto incoraggiato, molti si allineano a ciò che viene detto loro e, rispondendo rigidamente alle aspettative, non prendono mai iniziative contrarie.</p>
<p>Alla base ci sta il pregiudizio e quindi la rigidità. Il pregiudizio è un giudizio dato a priori che disprezza e rifiuta persone, idee o attività e che, di fatto, ci dice di stare lontani da ciò che non è conosciuto o da chi non è come noi, per evitare fastidi. In realtà i pregiudizi lavorano contro di noi, ci impediscono di scoprire cose e persone nuove e diverse. Se non ci si fida di niente e di nessuno, significa in realtà che non ci fidiamo di noi stessi quando siamo fuori dal mondo in cui siamo avvezzi e che ci dà sicurezza.</p>
<p>Cos’è la sicurezza? Una vita pianificata e programmata che ci dia la garanzia che tutto vada sempre bene fino al momento in cui andremo felicemente in pensione? Dato che sicurezza significa sapere sempre cosa sta per succedere, non è che tutto questo programma ci impedisca di vivere il presente? La sicurezza intesa come garanzie esterne, quali il denaro, una casa, un compagno/a, un lavoro, la bellezza… finché siamo su questa terra non l’avremo mai. Rimanere bloccati all’interno di questo tipo di sicurezza porta alla stagnazione, quindi niente crescita.</p>
<p>Vi è però un altro tipo di sicurezza che vale la pena di perseguire, ed è la sicurezza interiore che consiste nella fiducia in se stessi, nel sapere che qualsiasi cosa accada, si saprà farvi fronte. Questa è l’unica vera sicurezza durevole. Le cose potranno anche andare male, come perdere il denaro, la casa o tutto ciò a noi più caro, ma non perderemo la testa e il senso del nostro valore; e se le sfide che la vita ci presenta, le sentiamo superiori alle nostre possibilità, ancora di più è nella nostra consapevolezza che dobbiamo investire fino a raggiungere una chiara visione del nostro scopo nella vita. Se ci sapremo porre in maniera costruttiva ed evolutiva, non solo trasformeremo la nostra visione interiore, ma anche il mondo intorno a noi.</p>
<p>Cerchiamo di non cadere nel tranello della sicurezza esterna perché ci toglie la capacità di vivere, crescere, realizzarci.</p>
<p>Essere liberi da questa falsa sicurezza è comunque difficile se ci portiamo dentro un’altra convinzione che ci viene inculcata fin dall’infanzia; quella che dobbiamo avere successo a tutti i costi altrimenti non siamo nessuno, e quindi viviamo nel perenne timore di sbagliare e di essere criticati. Se in base al nostro criterio di valutazione, e non quello altrui, dovessimo fallire in qualche cosa, non dobbiamo sbagliare nell’assimilare quell’errore alla stima di noi. Non riuscire in uno sforzo non significa fallire come persona ma semplicemente che in quel dato momento e situazione non siamo riusciti nell’intento. Forse che un gatto quando non riesce a prendere un topolino penserà di avere fallito? No, riproverà un’altra volta. Volere a tutti i costi avere successo è la paralisi. Tendiamo pure alla perfezione ma non permettiamo che diventi un aspetto di noi che ci tiene ai “margini del campo”. Ricordiamoci che è sbagliando, e poi correggendoci, che impariamo di più. Quello che dobbiamo ricordare è di porre attenzione a non ottenere mai nulla con le forzature e inoltre, cercando sempre di beneficare tutti con le nostre azioni. Se danneggiamo qualcuno, quel male inferto ricadrà su di noi.</p>
<p>Leggi anche “<a title="Insicurezza allo specchio" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-allo-specchio/">Insicurezza allo specchio</a>” e “<a title="Insicurezza stop!" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-stop/">Insicurezza stop!</a>”</p>
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<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Lettera. Prima e dopo l&#8217;abbandono.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2014 09:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblico con piacere parte di una lettera ricevuta da u [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico con piacere parte di una lettera ricevuta da una cliente a me molto cara; l’ha scritta anche con lo scopo che io potessi pubblicarla e aiutare, dando una nuova prospettiva, persone che vivono ciò che ha vissuto lei.</p>
<p>Non è il suo nome ma per facilitarmi nello scrivere, la chiamerò Valentina.</p>
<p>Valentina è arrivata a me in uno stato di profondo dolore; in un momento molto delicato della sua vita è stata abbandonata dal suo partner. Tutto quello nel quale aveva creduto e nel quale aveva investito era andato a pezzi. Voleva uscire da quel dolore lancinante ma l’ultima cosa che desiderava fare era accettare di poter vivere senza di lui. Probabilmente la speranza era che io potessi aiutarla a farlo tornare. Il pensiero fisso era diventato un’ossessione che non la faceva dormire e le toglieva ogni visione futura che non fosse con lui. Questo la portava ad agire in modo distruttivo aggravando la sua situazione.</p>
<p>Valentina non abita nella mia città e quindi con lei ho avuto solo tre incontri e alcune telefonate; poi, dopo aver capito il fulcro del problema, è “andata avanti” da sola, ma devo dire che fin da subito si è rivelata la sua grande determinazione a uscire da quella situazione dolorosa. Voleva stare bene! Voleva riprendere possesso delle sue emozioni! Ci sono stati momenti in cui mi sono molto preoccupata, ma devo dire che non ho mai perso la fiducia nelle sue capacità e risorse. Il counselor è un facilitatore; accoglie, orienta, ma non fa e non può fare il lavoro per il cliente: Valentina ce l’ha messa tutta!&#8230;e con mia grande gioia, è tornata a sorridere! Qui di seguito, con le sue parole, quello che ha vissuto.</p>
<p>Prima: Ti senti perso, disorientato, senza direzioni e obiettivi. Ti senti distrutto dal tuo dolore, privato delle forze per andare avanti, spolpato dal male che hai dentro e di cui non riesci a liberarti. Quel male che ti logora e che ti porta ad annientare la tua persona e a imprigionarla nel pensiero fisso che ti sei costruito e che ti ha reso così.<br />
I giorni passano ma tu non “guarisci”, ti isoli e ti “perdi” le cose belle della vita: la quotidianità, l’armonia, le persone che stanno intorno a te e che non capiscono cosa succede. Gli amici possono servire per sfogarti fino a un certo punto, poi rimani sempre nella tua solitudine a confrontarti con il tuo dolore e a trovare vie sbagliate per uscirne.</p>
<p>Dopo: Il counselor è come una guida. Ti fa parlare, ti ascolta attentamente e capisce qual è il tuo problema. Di solito è una persona che ha molta esperienza e che può essere passato nei tuoi stessi meccanismi mentali che metti in atto, e quindi li capisce a fondo. Come una guida appunto sa accompagnarti fuori dal tunnel e farti ritrovare la gioia di vivere, in primis con te stesso e con gli altri. Un dolore legato a una perdita, vuoi che sia amorosa o legata alla morte, può provocarti delle reazioni spesso incontrollate, e spesso frutto di situazioni degenerative originatosi dalla complessità e dalle prove che la vita ti sottopone e che sembrano concentrarsi in alcuni periodi della tua esistenza. Tramite un percorso che può durare poco o tanto, il counselor ti aiuta a “scavare” un po’ nelle fondamenta del tuo problema e ti dona le chiavi per cercare di uscirne senza fare ulteriori errori. Poi sta a te seguire gli insegnamenti o ricadere nella condizione devastante che sembra senza via di uscita. Quando si perde qualcuno, la forza sta nell’accettarlo e trovare altri stimoli per andare avanti. Non è facile, soprattutto se si ama tanto la persona che non puoi più avere davanti, con la quale non puoi più scherzare, con la quale non puoi più condividere e vivere assieme una vita e che, da quel momento, ti può essere vicina solo nei ricordi.</p>
<p>Nella relazione con Luisa, mi ha aiutato il potermi confidare liberamente senza più nascondermi o recitare la parte di una persona che stava bene quando dentro mi sentivo a pezzi. Mi hanno aiutato le risposte e i suggerimenti che ho ricevuto; con lei ho acquisito la consapevolezza per seguire una strada che avevo solo tratteggiato nella mia mente e non trovavo il coraggio e la spinta giusta per percorrerla. Il cambiamento c’è stato anche perché l’ho voluto e per arrivare a capirlo e a volerlo Luisa è stata molto preziosa.</p>
<p>La disperazione per un grande amore finito in una situazione molto particolare mi ha fatto “annegare” ma ho recuperato la forza, l’energia e il coraggio per riprendere in mano la mia vita. Ritrovando la quotidianità e le mie passioni, e grazie alla capacità di saper gustare la semplicità e le sorprese che la vita ha ancora in riserbo per me, ce l’ho fatta! <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>Quando le circostanze esterne non sono più gestibili</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2014 09:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
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		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Al giorno d’oggi ci è viene insegnato ad avere fiducia  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/13.jpg"><img class="size-medium wp-image-562 alignleft" alt="13" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/13-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Al giorno d’oggi ci è viene insegnato ad avere fiducia nella tecnologia e nelle scienze e che con una combinazione di denaro e determinazione, le circostanze possono essere modificabili. In realtà prima o poi tutti ci scopriamo impreparati e impotenti di fronte a certi accadimenti.</p>
<p>La mia esperienza personale e di counselor mi mostra come quando le circostanze esterne non sono più gestibili, tutto quello che è stato appreso sul piano razionale non  aiuta più e le persone si sentono impotenti, la loro fiducia vacilla e perdono ogni punto di riferimento. Alcune si dichiarano religiose ma anche la fede in Dio, quando non è stata addirittura negata per rabbia,  non sembra dare loro conforto e guida. Cresce in loro un vuoto che chiama di essere colmato ma non si sa con cosa, e ritornano domande che sembrano essere cadute di moda: chi sono, da dove vengo, perché mi succede questo?</p>
<p>In un’epoca in cui l’esperienza diretta è sostituita da un’ideologia, le persone si appoggiano a dogmi e dottrine, ma questo non le aiuta nel vero momento di difficoltà. Totalmente impegnate nell’esteriorità e completamente dimentiche della loro reale natura, anche quando hanno professato un credo non lo hanno realmente realizzato.</p>
<p>La conoscenza dovrebbe essere affiancata da un metodo; conoscenza e metodo devono portare all’esperienza diretta, perché è solamente attraverso questa che può esserci realizzazione. Quando, anche solo per un fugace momento, noi realizziamo la nostra natura spirituale, ecco che conoscenza, metodo e esperienza diventano i nostri strumenti per affrontare la vita.</p>
<p>Personalmente ho trovato nella scienza dello Yoga e nella meditazione un ottimo strumento per conoscere noi stessi, la nostra centralità e portare quindi la conoscenza sul piano dell’esperienza. Questo non vuol dire che uno debba cambiare religione, può praticare anche un laico, avrà comunque dei grandi benefici. L’importante è attingere da fonte certa.</p>
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