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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; Conoscenza</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Ben Essere: “Come sto?”</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 13:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ti è mai capitato di sentire che non stai proprio male ma che vuoi e puoi stare meglio di come stai, però di non sapere come e cosa fare?
Tutti vogliono migliorare il proprio benessere ma a volte sappiamo praticamente cosa fare per migliorarlo.
Troppo spesso pensiamo al benessere come assenza di malattia, e questo è un grande errore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/ben-essere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1076" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/ben-essere-300x282.jpg" alt="ben essere" width="300" height="282" /></a>Ti è mai capitato di sentire che non stai proprio male ma che vuoi e puoi stare meglio di come stai, però di non sapere come e cosa fare?</p>
<p>Tutti vogliono migliorare il proprio benessere ma a volte sappiamo praticamente cosa fare per migliorarlo.</p>
<p><strong>Troppo spesso pensiamo al benessere come assenza di malattia</strong>, e questo è un grande errore.</p>
<p>La definizione proposta all’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, coinvolge ben cinque aree diverse della nostra vita : <strong>“Il benessere è lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il potenziale personale nella società.” </strong></p>
<p>Quindi:<strong> <u>stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale</u>. </strong></p>
<p>Ora, se &#8220;uno&#8221; è il minimo e &#8220;dieci&#8221; il massimo, in questo momento della tua vita, dove sei posizionato/a per ognuna di queste aree? Fatto?</p>
<p>Ora il passo successivo è capire che non è molto importante avere un alto grado di benessere in una o in alcune di queste aree<strong>, </strong><u>ma di armonizzarle</u>. E qui si apre una riflessione molto importante su un concetto che troppe volte ci sfugge: <strong><u>noi siamo un sistema, cioè un insieme di parti che interagiscono tra di loro e se cambi una singola parte non può che cambiare il tutto</u></strong><u>.</u></p>
<p>Infatti, il nostro modo di pensare determina il mio modo di vivere le emozioni; la nostra spiritualità determina il nostro modo di pensare e di vedere la vita e gli altri; le nostre emozioni influenzano e determinano lo stato fisico, e tutte assieme determinano il nostro modo di relazionarmi agli altri.</p>
<p>Questo è fondamentale perché siamo abituati a pensare che tutte queste parti siano assolutamente indipendenti.</p>
<p>Ora chiediti semplicemente quanto tempo e quante energie stai dedicando ad ogni singola area della tua vita ed infine, chiediti per ogni cosa che fai, quanto realmente questo sta contribuendo al tuo benessere.</p>
<p>Distingui fra le cose che contribuiscono realmente al tuo benessere e quelle che invece sono diventate abitudini, automatismi, cose che ripeti senza nemmeno sapere perché.</p>
<p>Riportare equilibrio nella nostra vita e liberarsi di tutto ciò che invece di agevolare il nostro cammino, è un peso che rende difficile il nostro benessere è un grande inizio per portare reali cambiamenti alla vita.</p>
<p>Buon cammino!</p>
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		<title>Le cinque tipologie caratteriali</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2014 16:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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		<description><![CDATA[In bioenergetica le differenti strutture caratteriali v [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In bioenergetica le differenti strutture caratteriali vengono suddivise in cinque tipologie che presentano, come già detto dell’articolo precedente, diversi ingorghi energetici a diversi livelli del corpo, somatizzati sotto forma di tensioni croniche. L’analisi bioenergetica, ovvero la lettura del corpo, diventa elemento fondamentale per aiutare la persona sofferente a ripristinare il benessere.</p>
<p>Ricordo ancora, come già scritto, <em>che queste suddivisioni non classificano le persone ma aiutano a capire le tipologie difensive; inoltre, poiché ogni individuo ha una propria e unica modalità di esprimere le proprie difese sia a livello fisico che psichico, non esiste un tipo caratteriale puro ma sarà sempre una combinazione di due o più tipologie dove una potrebbe essere dominante sulle altre.</em></p>
<p>BREVE DESCRIZIONE DELLE TIPOLOGIE</p>
<p>TIPOLOGIA CEREBRALE.</p>
<p>Il soggetto nella prima infanzia ha avuto l’impressione che il suo diritto di esistere fosse stato negato. Egli ha sviluppato quindi un’ansia particolarmente forte di essere accettato, di essere riconosciuto.</p>
<p>Senso ridotto della realtà. Raggelamento delle emozioni. Difficoltà ad esprimerle. Pensiero dissociato dal comportamento e dalle emozioni. Muscolature tesa e contratta. Persone razionali e intuitive.</p>
<p>La faccia può assomigliare a una maschera rigida e lo sguardo poco brillante, o assente, vuoto, scarsamente espressivo. Occhi piccoli, sfuggenti o freddi. Labbra strette e sottili. Forma corporea magra e contratta oppure minuta/contratta la parte alta e corpulenta/gonfia la parte bassa.</p>
<p>Le aree di maggior tensione si trovano alla base del cranio, nelle articolazioni, nei muscoli pelvici e nel diaframma. Le braccia possono ciondolare abbandonate lungo il corpo. Scarsa inspirazione d’aria che è accompagnata da una contrazione della cavità addominale.</p>
<p>Questa persona non è integrata con il suo corpo e vive continuamente una frattura tra la testa e il resto del corpo. Entrare in contatto con una personalità cerebrale non è facile se prima non si è stabilito un rapporto di fiducia. Questi soggetti hanno paura di entrare in contatto diretto con il proprio corpo a causa della sensazione conflittuale che tale contatto potrebbe risvegliare; ci vuole gradualità, per evitare che sia sopraffatto da emozioni così forti da non poter essere sopportate.</p>
<p>Energia fisica scarsa; energia mentale alta.</p>
<p>Tendenza alle malattie: disturbi nervoso – insonnia – allergie – spasmi – dismenorrea – coliti – cistite.</p>
<p>TIPOLOGIA DIPENDENTE.</p>
<p>Ha paura dell’isolamento, di essere abbandonato; tende ad avere un’inestinguibile sete di considerazione da parte degli altri. Ha difficoltà a reggersi in piedi, sia letteralmente che in senso metaforico. Tende ad appoggiarsi agli altri, non sa cavarsela da solo. Presenta un bisogno esagerato di contatto con gli altri da cui richiede calore ed aiuto. Può soffrire di un vuoto interiore.</p>
<p>Quel senso di vuoto può corrispondere alla sensazione di una “lunga attesa” frustrata. Il senso di privazione può essere dovuto alla mancanza di contatto con una figura materna sufficientemente affettuosa e protettiva.</p>
<p>Egli ha bisogno di essere circondato da un’attenzione calorosa che gli dia la sensazione di esistere e di essere considerato importante. Le sue richieste di amore tendono a essere illimitate. E’ soggetto a forti sbalzi d’umore, dalla depressione all’euforia.</p>
<p>Il corpo ha tendenza a curvarsi in avanti. Spesso ci sono dei segni d’immaturità fisica (corpo da ragazzino). E’ particolarmente debole nelle gambe e nelle braccia. E’ debole nel radicamento. Viso tondeggiante. Articolazioni deboli. Occhi grandi e teneri. Labbra morbide e rosee (a cuore). Spalle strette e spioventi. Forma corporea longilinea o arrotondata.</p>
<p>Deve recuperare la coscienza dei propri limiti anatomici, dei propri confini corporei per individuare dove incomincia il mondo esterno.</p>
<p>Energia fisica scarsa; energia mentale medio-alta (irregolare nel tempo).</p>
<p>Braccia e gambe dovranno essere rinvigorite e l’energia dovrà discendere verso il basso: l&#8217;energia deve affluire verso mani e piedi e abbandonare le regioni del pensiero astratto.</p>
<p>Disturbi: stanchezza – depressione – disturbi respiratori – influenza – raffreddore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TIPOLOGIA SOTTOMESSA – COMPRESSA.</p>
<p>Il tipo sottomesso ha un atteggiamento di rinuncia all’affermazione dei propri diritti e necessità. La sua tendenza principale è la remissività. Persona che soffre e si lamenta ma essendo incapace di cambiare la situazione rimane remissiva.</p>
<p>Ad un livello più profondo sono nascoste tendenze e sentimenti di astio, ostilità e superiorità, ma il sottomesso ha paura di esternare questi sentimenti. La sua collera è così profonda che potrebbe manifestarsi in uno scoppio di aggressività dagli effetti dirompenti. Per questo motivo egli costruisce inconsciamente una struttura muscolare potente atta a ingabbiare la rabbia e l’aggressività.</p>
<p>La figura della madre è stata probabilmente soffocante (in particolare per il cibo e per l’evacuazione delle feci). Per questo il sottomesso è cresciuto col senso di essere schiacciato e di essere chiuso in trappola, che gli impedisce di sfogare la sua personalità. Sente di non essere mai stato libero di lasciarsi andare. Può essere che da bambino sia stato profondamente umiliato, talvolta con dei maltrattamenti fisici.</p>
<p>L’impressione generale della tipologia è di un corpo compresso.</p>
<p>Tende a piagnucolare e a lamentarsi per l’incapacità di liberare la tensione, cosa che gli procura la sensazione di esplodere. Al posto dell’aggressività, il compresso adotta un atteggiamento provocatorio; vuole impedire alla sua energia repressa di esplodere. La paura di una forte eccitazione genitale fa trattenere l’energia negli organi pelvici dove si blocca: tipico l’appiattimento delle natiche. L’energia non arriva pienamente nei punti periferici e si blocca a livello del collo, delle spalle e del bacino.</p>
<p>Rapporto con il corpo trascurato. Forma corporea robusta, compressa. Seno abbondante, tonico. Muscolatura abbondante. Spalle robuste. Peso medio-alto. Labbra chiuse e scure. Occhi normali o piccoli. Capelli robusti e grassi. Arti superiori robusti e forti. Arti inferiori tozzi e muscolosi.</p>
<p>Energia fisica alta; energia mentale media.</p>
<p>Questa tipologia dovrebbe osare ed esprimere in modo diretto le proprie necessità e far rifluire l&#8217;energia attraverso movimenti espressivi e liberatori.</p>
<p>Tendenza alle malattie: ansia – dolori cervicali e lombari – emorroidi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TIPOLOGIA DOMINANTE.</p>
<p>Ha un atteggiamento muscolare atto a respingere la paura del fallimento. Tale atteggiamento viene espresso rimanendo cronicamente in inspirazione (col petto alzato). Sente il bisogno di essere superiore a tutti in tutte le situazioni. Nega sentimenti ed emozioni. Investe energia sull’immagine da offrire al mondo esterno. Ha bisogno di dominare e controllare, di sentire che gli altri sono in suo potere.</p>
<p>Due diverse strutture caratteriali:</p>
<ul>
<li>dominante che aggredisce con prepotenza</li>
<li>dominante che ottiene il potere sugli altri attraverso la seduzione.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’impulso alla suzione è stato probabilmente inibito. Nella storia di questi individui generalmente c’è una figura parentale seducente che gli ha negato il suo amore costringendo il bambino a fingere di non provare per lei nessuna attenzione.</p>
<p>Il tipo dominante ha fame di potere a tal punto che quest’ultimo è diventato più importante del piacere.</p>
<p>Forma corporea espansa sopra, longilinea sotto; il seduttivo più uniformità sotto/sopra.</p>
<p>Forma del viso squadrata; il seduttivo squadrata ma morbida.</p>
<p>Occhi penetranti e duri; il seduttivo accattivanti e seduttivi.</p>
<p>Spalle larghe; il seduttivo ben conformate.</p>
<p>Torace gonfiato, atletico; il seduttivo, medio.</p>
<p>Punto vita sottile; il seduttivo ben disegnato.</p>
<p>Energia fisica medio/alta. Energia mentale alta.</p>
<p>La testa è sovraccarica di tensione: va ripristinato l’equilibrato fluire dell’energia bloccata nella parte alta del corpo, verso il basso.</p>
<p>Tendenza alle malattie: disturbi digestivi – mal di testa. Disturbi sessuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TIPOLOGIA RIGIDA.</p>
<p>Il tipo rigido sente il bisogno di controllare le proprie emozioni, di non lasciarsi coinvolgere in rapporti con gli altri. Il problema di questo carattere è la paura di doversi sottomettere, che per lui equivale alla morte. Tendenza al masochismo che si sforza di nascondere. Ambiziosi e attivi, vedono la passività come la possibilità di essere feriti. Sotto questo carattere rigido si possono trovare personalità fobiche e ossessive se la rigidità è molto forte. Questa tipologia ha una forte carica energetica che lo spinge ad affrontare la realtà ma non di viverla compiutamente. Sentono la forza dei sentimenti ma sono limitati nella possibilità di espressione.</p>
<p>Nell’infanzia di queste persone c’è l’inibizione a chiedere amore e a esprimere l’aggressività.</p>
<p>E’ come se fossero animati da un orgoglio troppo rigido per piegarsi. Tengono la testa sempre in posizione eretta e la schiena diritta: impressione di essere tutto d’un pezzo.</p>
<p>Struttura corporea ben proporzionata e armonica in tutte le sue parti. Forma del viso quadrata. Occhi pieni di luce carnagione con colore vivo. Questo carattere determina continua tensione dei muscoli lunghi del corpo.</p>
<p>Devono imparare a lasciarsi andare attraverso la respirazione che ristabilisce il fluire dell’energia. E’ anche necessario far accettare la possibilità di sconfitta come parte della vita, facendo imparare che il corpo può lasciarsi andare.</p>
<p>Energia fisica medio-alta; energia mentale medio-alta.</p>
<p>Tendenza alle malattie: ipertensione – tachicardia – palpitazioni – vertigini – disturbi digestivi – gastrite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi articolo correlato: <a title="Lettura del corpo" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/lettura-del-corpo/">lettura del corpo</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “il linguaggio segreto del corpo e del volto” di Francesco Padrini</em></p>
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		<title>Riflessione sull&#8217;infelicità</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2014 14:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se abbiamo mal di pancia, non andiamo a mangiare tutto  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se abbiamo mal di pancia, non andiamo a mangiare tutto quello che ci dà piacere per farcela passare; cercheremo e cureremo la causa. Similmente, se siamo infelici, non serve rincorrere ogni cosa ci dia piacere (il beneficio sarebbe breve e insoddisfacente), dobbiamo prima capire e “curare” la causa.<br />
Non è sempre facile perché spesso questa risiede nel passato. Condizionamenti, illusioni, proiezioni, compensazioni, rivalse…è impressionante come si possa rimanere ingabbiati nel passato. La cosa positiva però è che anche se quanto è accaduto non si può modificare, gli esiti che proietta sul presente, sì!<br />
Quando una persona inizia il &#8220;viaggio alla riscoperta di sè”, è la nuova consapevolezza a modificare le cose.<br />
Ciò accade in più fasi:<br />
&#8211; la messa in evidenza di quanto e come un evento, persona o situazione, ci abbia influenzato<br />
&#8211; la rilettura dell’evento con un nuovo livello di coscienza<br />
&#8211; la messa in luce della qualità che in quella situazione ci ha permesso di non soccombere<br />
Infine, il processo raggiunge il massimo degli esiti positivi quando noi riusciamo a fare tesoro della qualità emersa e la facciamo diventare uno strumento di aiuto per il bene di altri.</p>
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		<title>Riflessione sull&#8217;amore per se stessi</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2014 14:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sopportare che la nostra immagine sia diversa dalla [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non sopportare che la nostra immagine sia diversa dalla nostra idealità, da come vorremmo che fosse, non è amore per noi stessi, è disprezzo.<br />
E&#8217; una forma di orgoglio che ci allontana dall’amore: dall’amarci e dall’amare gli altri.  Senza essere tolleranti, accoglienti e benevoli con se stessi non si può esserlo con gli altri. Per provare un genuino amore, apprezzamento, tenerezza verso gli altri, per desiderare che siano felici e che non soffrano, dobbiamo innanzitutto nutrire tali sentimenti verso noi stessi. Allora possiamo comprendere che gli altri “sono noi”, hanno le stesse aspirazioni, e diventa possibile l’amore. Quando ci si disprezza non è possibile amare gli altri, e se non si fa niente per modificare il nostro atteggiamento, si hanno scarsissime possibilità di trovare la pace e la gioia interiore.<br />
Scegliamo d amarci, scegliamo di amare <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>Insicurezza stop!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dieci piccole strategie per non permettere che le tue c [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dieci piccole strategie per non permettere che le tue convinzioni ti tengano in una condizione stagnante</strong>. Aggrapparti a ciò che un’esperienza passata ti ha indotto a credere, significa fuggire dalla realtà. Esiste soltanto quello che c’è adesso, e la verità del presente può non essere la verità del passato. Valuta il tuo comportamento non sulla base di ciò in cui credevi ieri ma sulla tua esperienza di oggi.</p>
<p><strong>1</strong> &#8211; Cerca, in maniera selettiva di sperimentare nuove cose, anche se sei tentato di mantenere le tue abitudini.</p>
<p><strong>2</strong> &#8211; Fai qualcosa di diverso, fosse anche solo cambiare strada. Comincia a correre qualcuno dei rischi che fanno uscire dalla routine. Prenditi ad esempio una vacanza fuori programma per fare una cosa che ti piace; per andare a un seminario o per andare da un amico che non vedi mai; chiedi un colloquio per essere assunto in un nuovo posto di lavoro; parla con una persona che hai evitato perché ti criticava; se non lo hai mai fatto, vai a una conferenza o a una mostra invece di passare la domenica nel solito modo.</p>
<p><strong>3</strong> &#8211; Immagina di avere a disposizione il denaro che ti serve e verifica se le tue fantasie sono realizzabili semplicemente eliminando la paura dell’ignoto</p>
<p><strong>4</strong> &#8211; Ogni volta in cui ti sorprendi a evitare ciò che non conosci, domandati: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarmi?”. È probabile che tu ti accorga che le paure sono sproporzionate rispetto alle conseguenze reali.</p>
<p><strong>5</strong> &#8211; Fa qualche cosa di sciocco, come andare a piedi nudi sull&#8217;erba o, se sei una persona che dà molta importanza al vestire, esci con un semplice abito senza curarti di essere perfettamente “agghindato”. Apriti a cose che non hai mai fatto perché erano sciocche o banali. Ricorda che la paura di sbagliare è assai spesso la paura di essere ridicolo o disapprovato. Se lasci che gli altri si tengano le loro opinioni, puoi incominciare a valutare il tuo comportamento secondo i tuoi, e non i loro, criteri di giudizio. Potrai vedere le tue capacità non come migliori o peggiori, ma semplicemente come le tue, diverse dagli altri.</p>
<p><strong>6</strong> &#8211; Tenta di fare qualcosa che hai sempre evitato di fare dicendo che “in questo non sono bravo”. Potresti trascorrere un pomeriggio a dipingere un quadro e divertirti un mondo. Se il risultato non sarà magistrale, non avrai fallito, avrai passato delle ore piacevoli.</p>
<p><strong>7</strong> &#8211; Nel momento in cui eviti qualcosa, prendi coscienza del fatto che stai evitando ciò che non conosci. Dialoga in quel momento con te stesso. Ripetiti che non c’è niente di male a scoprire cose nuove. La consapevolezza di una vita di routine è il primo passo per uscirne.</p>
<p><strong>8</strong> &#8211; Commetti deliberatamente qualche piccolo errore. Ti senti davvero sminuito come persona se perdi una partita a tennis o fai male quella determinata cosa? Oppure sei sempre una persona degna di rispetto che si è semplicemente divertito?</p>
<p><strong>9</strong> &#8211; Quando fai qualcosa, non farlo in modo automatico, fallo con attenzione; sii presente in quello che fai anche con tutti i tuoi sensi. La consapevolezza del momento presente te lo farà apprezzare molto di più, oppure ti farà capire che stai solo perdendo il tuo tempo.</p>
<p><strong>10</strong> &#8211; <strong>Giudica ciò che fai dal bene che provoca, in te e negli altri e abituati a vedere in ogni persona i tuoi stessi desideri, le tue stesse paure, anche se possono essere manifestate in modo diverso. Tutti vogliono essere felici, tutti vogliono essere amati, tutti vogliono essere riconosciuti come degni di esistere. Questo ti aiuterà ad avvicinarti ad ognuno di loro come fosse già parte della tua vita.</strong></p>
<p>Questi sono solo alcuni semplici suggerimenti per combattere in modo costruttivo la paura dell’ignoto, sicuramente ognuno può sperimentarne altri anche più creativi. L’intero processo inizia con una sincera analisi di noi stessi e delle dinamiche che mettiamo in campo per evitare ogni cambiamento; prosegue con la sfida al vecchio modo di agire per muoversi in direzioni nuove che ci aiutino a non stagnare, a essere più motivati, soddisfatti, e ad evolvere.</p>
<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza allo specchio" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-allo-specchio/">Insicurezza allo specchio</a>”</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<item>
		<title>Insicurezza allo specchio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:24:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:</p>
<p>&#8211; Mangiare sempre le stesse cose, indossare sempre lo stesso tipo di abiti, leggere sempre gli stessi giornali o riviste</p>
<p>&#8211; Vivere sempre nello stesso luogo per paura di andare altrove</p>
<p>&#8211; Rifiutare di ascoltare idee che non si condividono anziché prendere in considerazione il punto di vista dell’altro</p>
<p>&#8211; Non esternare le nostre emozioni per che nell’aprirsi si possa essere feriti</p>
<p>&#8211; Vedere sempre nella fuga il sistema per proteggersi</p>
<p>&#8211; Temere di non saper fare bene una determinata cosa e, per questo, non farla</p>
<p>&#8211; Accettare un lavoro (o altro compito) sicuro, dove già si sa che si riuscirà bene, invece di competere in una cosa diversa ed, eventualmente, fallire</p>
<p>&#8211; Evitare chiunque sia stato definito “diverso”</p>
<p>&#8211; Tenersi l’impiego/lavoro anche se non piace per la paura di affrontare la grande incognita di un lavoro diverso</p>
<p>&#8211; Tenersi un matrimonio, una relazione, che chiaramente non funziona per il timore di vivere da soli</p>
<p>&#8211; Passare le ferie ogni anno nella stessa località per non correre rischi</p>
<p>&#8211; Fare ogni cosa in funzione della prestazione e non del piacere di farla a prescindere dal risultato</p>
<p>&#8211; Valutare le cose per il loro prezzo e come misura del proprio successo</p>
<p>&#8211; Darsi da fare per avere qualifiche e altri simboli di condizione sociale benché non ci piacciano</p>
<p>&#8211; Essere incapaci di cambiare programma quando si presenta un’alternativa interessante</p>
<p>&#8211; Preoccuparsi sempre del tempo e permettere che siano gli orologi a regolare la vita</p>
<p>&#8211; Non voler sentir parlare di attività nelle quali non ci si è mai cimentati e che si vivono come “strane” come ad esempio la meditazione, lo yoga&#8230;</p>
<p>&#8211; Stare sempre con lo stesso gruppo di amici e mai estendersi a persone differenti</p>
<p>&#8211; Andare a una festa con una persona e stare sempre solo con lei perché è più sicuro</p>
<p>&#8211; Tenersi in disparte e non partecipare ad una conversazione su argomenti dove non ci consideriamo abbastanza intelligenti, o dotati, o competenti</p>
<p>&#8211; Condannarsi se non si riesce in tutto ciò che si intraprende</p>
<p>La lista potrebbe continuare e ognuno potrebbe fare la sua, ma invece di compilare ancora nuove liste, potremmo solamente chiederci: <span style="text-decoration: underline;">vogliamo vivere ogni giorno come abbiamo vissuto il precedente senza possibilità di crescita?</span></p>
<p>A volte ci creiamo da soli le nostre sofferenze perché incapaci di pensare in modo sano. Se diventiamo capaci di guardare le cose con un’altra prospettiva, i nostri tormenti possono scomparire. E’ sempre il nostro atteggiamento mentale a determinare la qualità della nostra vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza stop!" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-stop/">Insicurezza stop!</a>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di sicurezza si può morire</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2014 09:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[attaccamenti]]></category>
		<category><![CDATA[condizionamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Per tutta la vita sentiamo messaggi che esaltano la cer [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per tutta la vita sentiamo messaggi che esaltano la certezza, siamo incoraggiati a rimanere su ciò che si conosce e a stare lontani dallo “sconosciuto”. Cerchiamo di capire quando e quanto, questo ci condiziona e ci porta a evitare esperienze nuove o addirittura ad andare incontro alle persone senza pregiudizi.</p>
<p>Aprirsi a nuove esperienze vuol dire abbandonare l’idea che è meglio tollerare “il solito” piuttosto che accogliere l’incertezza di cambiarlo. In realtà spesso è la routine, il tedio del “sempre uguale”, che ci impoverisce e ci manda in frantumi. Se vediamo che stiamo perdendo interesse per la vita, è il caso che iniziamo a porci delle domande.</p>
<p>Chiediamoci se il nostro comportamento ci allontana da tutto ciò che è insolito o semplicemente diverso da noi. Ad esempio, omosessuali, travestiti, handicappati, ritardati mentali, poveretti… ci fanno forse paura? Ci provocano insicurezza e cerchiamo di evitarli perché non sappiamo come comportarci con loro?</p>
<p>Esaminiamo la nostra spontaneità e se sappiamo aprirci a qualcosa di nuovo o se rimaniamo rigidamente chiusi in un comportamento consueto perché più sicuro. Per molte persone è davvero difficile essere genuinamente spontanei. Il pensare con la propria testa non sembra essere molto incoraggiato, molti si allineano a ciò che viene detto loro e, rispondendo rigidamente alle aspettative, non prendono mai iniziative contrarie.</p>
<p>Alla base ci sta il pregiudizio e quindi la rigidità. Il pregiudizio è un giudizio dato a priori che disprezza e rifiuta persone, idee o attività e che, di fatto, ci dice di stare lontani da ciò che non è conosciuto o da chi non è come noi, per evitare fastidi. In realtà i pregiudizi lavorano contro di noi, ci impediscono di scoprire cose e persone nuove e diverse. Se non ci si fida di niente e di nessuno, significa in realtà che non ci fidiamo di noi stessi quando siamo fuori dal mondo in cui siamo avvezzi e che ci dà sicurezza.</p>
<p>Cos’è la sicurezza? Una vita pianificata e programmata che ci dia la garanzia che tutto vada sempre bene fino al momento in cui andremo felicemente in pensione? Dato che sicurezza significa sapere sempre cosa sta per succedere, non è che tutto questo programma ci impedisca di vivere il presente? La sicurezza intesa come garanzie esterne, quali il denaro, una casa, un compagno/a, un lavoro, la bellezza… finché siamo su questa terra non l’avremo mai. Rimanere bloccati all’interno di questo tipo di sicurezza porta alla stagnazione, quindi niente crescita.</p>
<p>Vi è però un altro tipo di sicurezza che vale la pena di perseguire, ed è la sicurezza interiore che consiste nella fiducia in se stessi, nel sapere che qualsiasi cosa accada, si saprà farvi fronte. Questa è l’unica vera sicurezza durevole. Le cose potranno anche andare male, come perdere il denaro, la casa o tutto ciò a noi più caro, ma non perderemo la testa e il senso del nostro valore; e se le sfide che la vita ci presenta, le sentiamo superiori alle nostre possibilità, ancora di più è nella nostra consapevolezza che dobbiamo investire fino a raggiungere una chiara visione del nostro scopo nella vita. Se ci sapremo porre in maniera costruttiva ed evolutiva, non solo trasformeremo la nostra visione interiore, ma anche il mondo intorno a noi.</p>
<p>Cerchiamo di non cadere nel tranello della sicurezza esterna perché ci toglie la capacità di vivere, crescere, realizzarci.</p>
<p>Essere liberi da questa falsa sicurezza è comunque difficile se ci portiamo dentro un’altra convinzione che ci viene inculcata fin dall’infanzia; quella che dobbiamo avere successo a tutti i costi altrimenti non siamo nessuno, e quindi viviamo nel perenne timore di sbagliare e di essere criticati. Se in base al nostro criterio di valutazione, e non quello altrui, dovessimo fallire in qualche cosa, non dobbiamo sbagliare nell’assimilare quell’errore alla stima di noi. Non riuscire in uno sforzo non significa fallire come persona ma semplicemente che in quel dato momento e situazione non siamo riusciti nell’intento. Forse che un gatto quando non riesce a prendere un topolino penserà di avere fallito? No, riproverà un’altra volta. Volere a tutti i costi avere successo è la paralisi. Tendiamo pure alla perfezione ma non permettiamo che diventi un aspetto di noi che ci tiene ai “margini del campo”. Ricordiamoci che è sbagliando, e poi correggendoci, che impariamo di più. Quello che dobbiamo ricordare è di porre attenzione a non ottenere mai nulla con le forzature e inoltre, cercando sempre di beneficare tutti con le nostre azioni. Se danneggiamo qualcuno, quel male inferto ricadrà su di noi.</p>
<p>Leggi anche “<a title="Insicurezza allo specchio" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-allo-specchio/">Insicurezza allo specchio</a>” e “<a title="Insicurezza stop!" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-stop/">Insicurezza stop!</a>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Verso la “guarigione”</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2014 16:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
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		<description><![CDATA[All’inizio di una relazione di counseling chiedo sempre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>All’inizio di una relazione di counseling chiedo sempre, e aiuto a definire, qual è il motivo per cui la persona ha chiesto il mio aiuto e cosa dovrebbe raggiungere, o cosa dovrebbe succedere, affinché possa dire di essere felice. Sembrerà strano ma nella maggior parte dei casi, la risposta è confusa; la persona può non capire perché sta male o attribuire la colpa a cose esterne a sé. Il problema è sempre prima di tutto dentro di noi e, se disconosciuto, continuerà a generare instabilità, stato di conflitto, nevrosi.</p>
<p>Spesso le persone mi dicono il vero motivo per cui stanno male senza nemmeno accorgersene. La loro attenzione è concentrata su qualcos’altro e non riescono a vedere.</p>
<p>Io guardo, vedo, sento, ascolto, percepisco, rilevo, rifletto, propongo….faccio quello che la persona il quel momento non è in grado di fare. Ecco perché è così importante quello che nel counseling è chiamato “ascolto empatico”.</p>
<p>La paura ad esempio è una delle componenti più striscianti tra quelle che si nascondono sotto mentite spoglie. La rabbia che scoppia dentro, è paura. La depressione, può essere una paura covata a lungo. Un comportamento indifferente e apatico, può nascondere una paura non riconosciuta o soffocata. La paura dell’abbandono, del giudizio, della povertà, dell’insicurezza, della solitudine, della vecchiaia e spesso, della morte, è causa di molte nevrosi.</p>
<p>Un&#8217;altra “lente deformante” è costituita dalle convinzioni profonde che la persona non sa nemmeno di avere: “non merito niente”, “non valgo niente”, “se non mi sposo non sarò felice”, “non si può vivere da soli”, “bisogna avere l’approvazione”… e tante altre. Per non parlare poi dei tanti pregiudizi. Un evento potrebbe essere neutro o leggermente disturbante per una persona e totalmente distruttivo per un’altra. Non è l’evento in sé che genera il problema, ma è come la persona lo percepisce in funzione delle proprie convinzioni inconsce.</p>
<p>Ultimamente ho potuto anche sperimentare come problemi attribuiti a famiglia e lavoro, nascondessero invece una tensione spirituale; era il risveglio di nuove energie e di bisogni più profondi.</p>
<p>Ecco perché anche l’obiettivo da raggiungere non è sempre subito chiaramente definito: può essere confuso, sconnesso con la realtà, irrealizzabile, illusorio o nascosto sotto un falso obiettivo.</p>
<p>Quando la persona inizia ad avere una chiara visione della situazione, degli obiettivi da raggiungere, dello scopo e delle azioni da compiere, il procedere diventa veloce; anche se non è ancora alla “guarigione”, la persona inizia a sorridere, si sente più leggera, è motivata e pian piano emergono le qualità e le risorse che erano state inibite.</p>
<p>Sempre di più capisco che conoscere noi stessi dovrebbe essere la nostra priorità.</p>
<p><em>Esperienze di counseling &#8211; Luisa Schiona</em></p>
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		<title>Personalità e identificazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2014 16:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[condizionamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[personalità]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo principio sta il segreto della nostra schiavi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/identifica.jpg"><img class="alignleft wp-image-609 size-medium" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/identifica-300x197.jpg" alt="identifica" width="300" height="197" /></a>In questo principio sta il segreto della nostra schiavitù o della nostra libertà. Ogniqualvolta ci identifichiamo con una debolezza, con un difetto, con un impulso, ci limitiamo e ci paralizziamo da soli.</p>
<p>Ad esempio, ogniqualvolta ammettiamo: “Io sono scoraggiato”, oppure “Io sono irritato”, diventiamo quell’emozione; siamo dominati dalla depressione o dall’ira. Abbiamo accettato quelle limitazioni; ci siamo messi noi stessi in catene. Se invece, nelle identiche condizioni, diciamo: “Un’onda di scoraggiamento tenta di invadermi”, o “un impulso d’ira tenta di travolgermi”, il rapporto è diverso; vi sono due forze l’una di fronte all’altra: da un lato il nostro io vigile e dall’altro lo scoraggiamento o l’ira. E l’io vigile non si lascia invadere o travolgere; può osservare obbiettivamenteed esaminare criticamente quei moti di scoraggiamento o di ira; ricercare l’origine, scorgere l’infondatezza, prevederne gli effetti dannosi, le conseguenze pericolose. Spesso basta questo per respingere l’attacco di quelle forze, per disperderle e vincere la battaglia.</p>
<p>Ma anche quando il nemico interno è momentaneamente il più forte, l’io vigile non è mai interamente vinto. Egli può perdere qualche battaglia, ma se non si arrende, la vittoria finale sarà sua. Infatti, oltre a respingere via via gli attacchi che vengono dall’inconscio, possiamo far qualcosa di più efficace e decisivo; combattere le cause profonde di quegli attacchi, tagliarne le radici.</p>
<p>Il percorso dovrà andare verso la disidentificazione delle “immagini dominanti” e poi verso l’uso e la direzione delle energie sprigionate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da: Principi e metodi della psicosintesi terapeutica. &#8211; Roberto Assaggioli</em></p>
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		<title>Caro amico ti scrivo&#8230;.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2014 11:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte chiedo ai miei clienti di tenere un diario, o d [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/14.jpg"><img class="size-medium wp-image-581 alignleft" alt="14" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/14-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>A volte chiedo ai miei clienti di tenere un diario, o di scrivermi delle mail; questo ho visto che ha varie utilità tra cui quella di permettere alla persona un canale di “scarico” delle reazioni di quanto sta accadendo in quel periodo. Serve poi a risparmiare tempo, a ricordare cose che potrebbero essere dimenticate e a far emergere aspetti inconsci della propria personalità di cui non si era consapevoli. Altro aspetto importante che ho potuto verificare è che la persona scrive molto più facilmente di quanto riesca a parlare, quando gli aspetti da raccontare sono intimi o tenuti “bloccati” da tanto tempo dentro di sé.</p>
<p>E’ utile anche far scrivere una lettera indirizzata alla persona con cui si ha una relazione conflittuale. Questa lettera, scritta nella massima libertà e sincerità, non dovrà mai essere spedita: la motivazione è che diventi strumento di “liberazione” e di comprensione, e poi strappata.</p>
<p>Lo scrivere quindi può essere di grande utilità nel counseling ma lo consiglio anche a chi, in autonomia, vuole fare un po’ di chiarezza nei propri pensieri.</p>
<p>Nell’era di Facebook e dei social network, molti scrivono e condividono di tutto; ci tengo a dire di porre attenzione agli sfoghi personali che tutti vedono e leggono. Pensieri tristi, distruttivi, immagini di violenza, possono giovare come scarico o denuncia a chi li “posta” ma possono avere effetti deleteri su altri. Abbiamo una grande responsabilità, pensiamoci.</p>
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