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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; Evoluzione</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Ben Essere: “Come sto?”</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 13:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ti è mai capitato di sentire che non stai proprio male ma che vuoi e puoi stare meglio di come stai, però di non sapere come e cosa fare?
Tutti vogliono migliorare il proprio benessere ma a volte sappiamo praticamente cosa fare per migliorarlo.
Troppo spesso pensiamo al benessere come assenza di malattia, e questo è un grande errore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/ben-essere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1076" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/ben-essere-300x282.jpg" alt="ben essere" width="300" height="282" /></a>Ti è mai capitato di sentire che non stai proprio male ma che vuoi e puoi stare meglio di come stai, però di non sapere come e cosa fare?</p>
<p>Tutti vogliono migliorare il proprio benessere ma a volte sappiamo praticamente cosa fare per migliorarlo.</p>
<p><strong>Troppo spesso pensiamo al benessere come assenza di malattia</strong>, e questo è un grande errore.</p>
<p>La definizione proposta all’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, coinvolge ben cinque aree diverse della nostra vita : <strong>“Il benessere è lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il potenziale personale nella società.” </strong></p>
<p>Quindi:<strong> <u>stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale</u>. </strong></p>
<p>Ora, se &#8220;uno&#8221; è il minimo e &#8220;dieci&#8221; il massimo, in questo momento della tua vita, dove sei posizionato/a per ognuna di queste aree? Fatto?</p>
<p>Ora il passo successivo è capire che non è molto importante avere un alto grado di benessere in una o in alcune di queste aree<strong>, </strong><u>ma di armonizzarle</u>. E qui si apre una riflessione molto importante su un concetto che troppe volte ci sfugge: <strong><u>noi siamo un sistema, cioè un insieme di parti che interagiscono tra di loro e se cambi una singola parte non può che cambiare il tutto</u></strong><u>.</u></p>
<p>Infatti, il nostro modo di pensare determina il mio modo di vivere le emozioni; la nostra spiritualità determina il nostro modo di pensare e di vedere la vita e gli altri; le nostre emozioni influenzano e determinano lo stato fisico, e tutte assieme determinano il nostro modo di relazionarmi agli altri.</p>
<p>Questo è fondamentale perché siamo abituati a pensare che tutte queste parti siano assolutamente indipendenti.</p>
<p>Ora chiediti semplicemente quanto tempo e quante energie stai dedicando ad ogni singola area della tua vita ed infine, chiediti per ogni cosa che fai, quanto realmente questo sta contribuendo al tuo benessere.</p>
<p>Distingui fra le cose che contribuiscono realmente al tuo benessere e quelle che invece sono diventate abitudini, automatismi, cose che ripeti senza nemmeno sapere perché.</p>
<p>Riportare equilibrio nella nostra vita e liberarsi di tutto ciò che invece di agevolare il nostro cammino, è un peso che rende difficile il nostro benessere è un grande inizio per portare reali cambiamenti alla vita.</p>
<p>Buon cammino!</p>
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		<title>Serve la maschera?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jan 2018 09:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
		<category><![CDATA[condizionamenti]]></category>
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		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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		<category><![CDATA[maschere]]></category>

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		<description><![CDATA[La maschera sicuramente può servire per ricoprire un ruolo, e svolge una funzione. Immagino ad esempio un poliziotto, un giudice, un avvocato, un medico… li vedo con la loro divisa e con gli atteggiamenti che sono consoni al lavoro che svolgono; ma...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/01/maschere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1023" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/01/maschere-300x280.jpg" alt="maschere" width="300" height="280" /></a>La maschera sicuramente può servire per ricoprire un ruolo, e svolge una funzione. Immagino ad esempio un poliziotto, un giudice, un avvocato, un medico… li vedo con la loro divisa e con gli atteggiamenti che sono consoni al lavoro che svolgono; ma poi, arrivati a casa, o con gli amici, quella maschera che rappresenta il ruolo, è auspicabile venga dismessa. Non credi?</p>
<p>E se la maschera invece continua ad essere indossata per nascondere debolezze, o sembrare quello che non si è? O per cercare di emulare qualcuno che si ritiene più apprezzabile?</p>
<p>Abbiamo imparato a credere che l&#8217;approvazione ci debba venire dall&#8217;esterno, dagli altri, ma (e non sono certo io l’unica a dirlo), la prima vera approvazione deve venire da dentro, da noi, dall’aderenza ai nostri valori e nel rispetto delle nostre potenzialità, qualità e anche limiti.</p>
<p>Che succede di solito:</p>
<ul>
<li>Si indossano maschere su maschere nel tentativo di corrispondere a quel modello che si ritiene possa essere considerato e approvato.</li>
<li>Questo genera un grande spreco di energia: che fatica essere ciò che non si è!</li>
<li>Il giudice interiore, sempre più inflessibile, catalogherà successi ed insuccessi con risultati spesso molto frustranti</li>
<li>Invidia, gelosia, rabbia, amarezza, saranno sempre in agguato: c’è sempre qualcuno che sembra migliore o che si mette più in luce nonostante tutti i nostri sforzi.</li>
<li>Si finisce con il non sapere più chi si è, e ciò che veramente conta in noi sembra perduto.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prendiamo ora in esame un altro aspetto. Immaginiamo che una persona si senta molto timida e insicura e desideri vincere questi aspetti. Ecco che in questo caso la maschera può diventare uno strumento importante, se utilizzato in modo consapevole e costruttivo, per superare i condizionamenti (non per nascondersi). Comportarsi &#8220;come se&#8221;, vivere come se avessimo già superato quel problema. E&#8217; falsità? No, in questo caso è progettualità.</p>
<p>All’inizio potrebbe essere difficile ma possiamo aiutarci con altri strumenti per facilitare il percorso. Uno di questi è la visualizzazione di quel “come se”, fatta in stato di rilassamento. La capacità di immaginare è una delle facoltà creative più potenti. Una volta risvegliata, educata e sviluppata appieno, in maniera luminosa e costruttiva, essa rende la persona sempre più capace di trasformarsi e realizzare i propri obiettivi e sogni. Infine potrebbero essere di grande aiuto alcuni incontri con un counselor e assumere degli specifici fiori di Bach.</p>
<p>Riassumendo, la maschera non è negativa di per sé, come sempre è l’utilizzo che ne facciamo a fare la differenza.</p>
<p>Cerchiamo di essere la nostra miglior versione (la nostra, non quella degli altri) perché è così che noi ci approveremo e saremo approvati.</p>
<p>Chiedi consiglio</p>
<p>Buon viaggio <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> e buona giornata</p>
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		<title>La metafora del cibo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2016 10:41:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Con amore, pazienza ed entusiasmo possiamo fare dei pia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2016/02/shutterstock_104958320.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-862" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2016/02/shutterstock_104958320-300x258.jpg" alt="shutterstock_104958320" width="300" height="258" /></a>Con amore, pazienza ed entusiasmo possiamo fare dei piatti speciali con ciò che di semplice la natura ci offre. Dolce, salato, amaro, si combinano per la soddisfazione nostra e delle persone a cui offriamo il cibo.</p>
<p>Nello stesso modo possiamo predisporci ad una “cucina interiore” e imparare a lavorare su ogni situazione, anche la più difficile che la vita ci offre, per farla diventare un’esperienza evolutiva di cui essere grati.</p>
<div class="text_exposed_show">
<p>Buona giornata!…e buon pranzo!</p>
</div>
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		<title>Gioia e tristezza</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2014 12:11:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando siamo nella gioia, è come essere in cima alla mo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando siamo nella gioia, è come essere in cima alla montagna e guardare ogni cosa dall&#8217;alto; tutto ci sembra bello e giusto. Sorridiamo dentro di noi anche senza apparente motivo. Poi succede qualcosa, spesso nemmeno sappiamo cosa, un&#8217;emozione disturbante entra in noi e ci troviamo di nuovo ai piedi della montagna. Risalire può sembrare difficile, avvilente, ed è più facile lasciarsi andare allo sconforto, all’inerzia. Il lamento diventa quasi un coccolarci. È qui che le brutte abitudini si insinuano facilmente.</p>
<p>In questi momenti può essere essenziale ripercorrere velocemente indietro il fiume delle nostre emozioni per capire cosa si è insinuato in noi, tanto da farci precipitare.</p>
<p>A volte è stato un gesto, un pensiero, una frase, qualcosa che ha fatto leva su una nostra paura, o su un nostro bisogno trascurato.</p>
<p>Capirlo, riconoscerlo, è come accogliere tra le nostre braccia un bambino piangente che ha bisogno di essere ascoltato, consolato, guidato. Parlare con questo nostro bambino interiore cambia la vibrazione dei nostri pensieri: da “vittime” torniamo ad essere i &#8220;gestori&#8221; della situazione.</p>
<p>E cosa succede se non riusciamo a capire il motivo per cui siamo entrati nella tristezza?</p>
<p>Quando la casa brucia, la prima cosa da fare è fuggire fuori; le domande sul perché dell’incendio le faremo dopo. Può essere che ci attardiamo un poco e ci lasciamo andare a un pianto, ma poi dobbiamo uscire. Rimanere dentro non ci aiuta, non ci serve, e corriamo il rischio di non essere più capaci di uscire da soli.</p>
<p>Patanjali nei suoi Yoga Sutra scrive: “Un pensiero disturbante? Poniti nel suo contrario.&#8221; Significa che un’emozione forte può essere contrastata solo con un’emozione altrettanto forte e contraria; quindi cerchiamo di rievocare qualcosa di gioioso, spostiamo i nostri pensieri su qualche cosa di bello, di elevato; cantiamo, anche se non ne abbiamo voglia, finché sentiamo che il lamento è diventato un canto.  La lettura di testi ispiranti, la meditazione o la contemplazione sono ottimi strumenti. Oppure andiamo a correre, stiamo in compagnia di persone positive, e in seguito parliamo con qualcuno che possa aiutarci.</p>
<p>In ogni caso, iniziamo da subito a ringraziare per ogni cosa che ci circonda. La gratitudine è l’antidoto per eccellenza della tristezza e della depressione. Non si può essere nella tristezza se siamo grati, e abbiamo sempre qualcosa per cui ringraziare. Anche se il problema che ci affligge è grande, ricordiamoci che è temporaneo e se lo trattiamo come un segnale, anch’esso è un veicolo per aiutarci a guadagnare nuovi e più alti livelli di comprensione, e quindi di felicità.</p>
<p>Il dono più grande che possiamo conquistare è la comprensione del chi siamo, del perché siamo qui e del dove dobbiamo arrivare. Questa è il mio parere.</p>
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		<title>Il cambiamento</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 12:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[   Dalla ripetitività alla creatività, dalla compulsion [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="userContent"><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/09/eraclito1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-742" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/09/eraclito1-300x252.jpg" alt="eraclito1" width="300" height="252" /></a>   Dalla ripetitività alla creatività, dalla compulsione inconsapevole alla libertà di autodeterminarsi nelle scelte, verso un progetto di vita consapevolmente assunto.</span></p>
<p><span class="userContent" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}">Quando vogliamo iniziare un percorso di cambiamento, la prima cosa è definire cosa vogliamo e immaginare l&#8217;obiettivo da raggiungere. Focalizziamo l&#8217;attenzione non sull&#8217;eliminare qualcosa di negativo, ma sul positivo da raggiungere. Ad esempio contrastare la rabbia porta la rabbia. Non serve quindi dire &#8220;non voglio essere aggressivo&#8221; ma sarà opportuno dire &#8220;da oggi in poi desidero essere gentile con le persone&#8221;.</span></p>
<p>Quindi, ciò che non vogliamo lo trasformiamo in una visualizzazione ed in una affermazione di ciò che è l&#8217;obiettivo desiderato da raggiungere.</p>
<p>Proviamo a fare un fotogramma di ogni passo che ci porterà a raggiungere l&#8217;obiettivo. Come sarò tra una settimana? Tra due? Tre? Un mese?</p>
<p>Poniamoci alcune domande:</p>
<p>&#8211; Come saprò quando l&#8217;obiettivo è stato raggiunto?</p>
<p>&#8211; Cosa farò quando avrò raggiunto l&#8217;obiettivo? Che cosa vedrò, sentirò, farò di diverso quando sarò cambiato?</p>
<p>&#8211; Come si accorgeranno gli altri che sono cambiato?</p>
<p>Per aiutarci possiamo utilizzare la tecnica del miracolo: se domani mattina mi svegliassi avendo già miracolosamente raggiunto il mio desiderio, come starei? Descrivilo in modo accurato ascoltando anche le emozioni.</p>
<p>La ricerca del cambiamento si basa sull&#8217;individuazione delle risorse e sulla capacità di esprimere obiettivi chiari e concreti. In una relazione di counseling, aiuto la persona a individuare i suoi punti di forza, le abilità e le competenze. Il maggior esperto a trovare soluzioni per se stesso è sempre il cliente, ma spesso le risorse sono nascoste e da richiamare alla memoria. Ogni cambiamento infine è efficace nella misura in cui si allinea con i nostri valori e missione nella vita, ed assolutamente non deve danneggiare nessuno.</p>
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		<title>Stati della mente</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2014 17:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
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		<category><![CDATA[gioia]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni volta che noi abbiamo un’esperienza, la nostra men [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che noi abbiamo un’esperienza, la nostra mente è in uno di questi tre stati:</p>
<p>&#8211;       INCONSCIA: siamo completamente inconsapevoli, quindi sta agendo il nostro inconscio.</p>
<p>&#8211;       CONSAPEVOLE: siamo in uno stato consapevole, cosciente di quanto stiamo facendo.</p>
<p>&#8211;       CONSAPEVOLE DI SE STESSA: quando facciamo domande di riflessione su quanto stiamo facendo.</p>
<p>La mente compie sempre molteplici azioni molto complesse, sia che sia inconscia che consapevole ed altamente sviluppata.</p>
<p>Quando agiamo nella modalità inconscia il cervello è in grado di prendersi cura del corpo senza bisogno di istruzioni speciali e dettagliate, processando le informazioni dei cinque sensi per mantenerci consapevoli del mondo, sia esterno che interiore. Tutto quello che facciamo in questo stato è automatico, senza consapevolezza; questa è la modalità operativa che sostiene tutte le abitudini.</p>
<p>Quando noi ci vediamo compiere una determinata azione e ne siamo consapevoli, siamo in uno stato di consapevolezza.</p>
<p>Quando però cominciamo a porci delle domande o riflettiamo sui nostri comportamenti guardandoli da una prospettiva più ampia, e accettando che ci arrivino le risposte, ci stiamo muovendo nella direzione dell’autocoscienza. Quando siamo presenti a noi stessi iniziamo a mettere attenzione su colui che è consapevole, cioè il nostro sé, che è anche il luogo da cui provengono i valori, i significati, gli scopi, le risposte. L’autocoscienza ci fa muovere oltre quei processi neuronali vecchi e logori del cervello che sostengono le abitudini fisse e inconsapevoli.</p>
<p>Immagina una situazione in cui ti senti arrabbiato. In questo esempio, quando rispondi in modo automatico sei nell’aspetto inconscio; quando riconosci “io sono arrabbiato”, stai avendo un pensiero consapevole, ma chiedendoti da dove viene la rabbia, stai invitando nella situazione un comportamento autocosciente permettendoti di riconoscere uno schema di comportamento. Capisci che le vecchie abitudini si riferiscono al passato, ad esempio, e difficilmente ti sono ancora realmente utili. Cominci allora a fare passi per trascendere quelle risposte abituali.</p>
<p>Diventare autocoscienti apre la porta ad un ulteriore cambiamento, ci aiuta a compiere scelte migliori in ogni momento e a intrapprendere il &#8220;viaggio&#8221; per sviluppare il &#8220;ricordo di sé&#8221;, della nostra vera natura.  Mantra, meditazione, preghiera…servono ad  aiutarci a ricordare i nostri valori, i significati che diamo, gli scopi che ci siamo dati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “21 giorni di meditazione con Deepak Chopra” </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Insicurezza stop!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[volontà]]></category>

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		<description><![CDATA[Dieci piccole strategie per non permettere che le tue c [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dieci piccole strategie per non permettere che le tue convinzioni ti tengano in una condizione stagnante</strong>. Aggrapparti a ciò che un’esperienza passata ti ha indotto a credere, significa fuggire dalla realtà. Esiste soltanto quello che c’è adesso, e la verità del presente può non essere la verità del passato. Valuta il tuo comportamento non sulla base di ciò in cui credevi ieri ma sulla tua esperienza di oggi.</p>
<p><strong>1</strong> &#8211; Cerca, in maniera selettiva di sperimentare nuove cose, anche se sei tentato di mantenere le tue abitudini.</p>
<p><strong>2</strong> &#8211; Fai qualcosa di diverso, fosse anche solo cambiare strada. Comincia a correre qualcuno dei rischi che fanno uscire dalla routine. Prenditi ad esempio una vacanza fuori programma per fare una cosa che ti piace; per andare a un seminario o per andare da un amico che non vedi mai; chiedi un colloquio per essere assunto in un nuovo posto di lavoro; parla con una persona che hai evitato perché ti criticava; se non lo hai mai fatto, vai a una conferenza o a una mostra invece di passare la domenica nel solito modo.</p>
<p><strong>3</strong> &#8211; Immagina di avere a disposizione il denaro che ti serve e verifica se le tue fantasie sono realizzabili semplicemente eliminando la paura dell’ignoto</p>
<p><strong>4</strong> &#8211; Ogni volta in cui ti sorprendi a evitare ciò che non conosci, domandati: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarmi?”. È probabile che tu ti accorga che le paure sono sproporzionate rispetto alle conseguenze reali.</p>
<p><strong>5</strong> &#8211; Fa qualche cosa di sciocco, come andare a piedi nudi sull&#8217;erba o, se sei una persona che dà molta importanza al vestire, esci con un semplice abito senza curarti di essere perfettamente “agghindato”. Apriti a cose che non hai mai fatto perché erano sciocche o banali. Ricorda che la paura di sbagliare è assai spesso la paura di essere ridicolo o disapprovato. Se lasci che gli altri si tengano le loro opinioni, puoi incominciare a valutare il tuo comportamento secondo i tuoi, e non i loro, criteri di giudizio. Potrai vedere le tue capacità non come migliori o peggiori, ma semplicemente come le tue, diverse dagli altri.</p>
<p><strong>6</strong> &#8211; Tenta di fare qualcosa che hai sempre evitato di fare dicendo che “in questo non sono bravo”. Potresti trascorrere un pomeriggio a dipingere un quadro e divertirti un mondo. Se il risultato non sarà magistrale, non avrai fallito, avrai passato delle ore piacevoli.</p>
<p><strong>7</strong> &#8211; Nel momento in cui eviti qualcosa, prendi coscienza del fatto che stai evitando ciò che non conosci. Dialoga in quel momento con te stesso. Ripetiti che non c’è niente di male a scoprire cose nuove. La consapevolezza di una vita di routine è il primo passo per uscirne.</p>
<p><strong>8</strong> &#8211; Commetti deliberatamente qualche piccolo errore. Ti senti davvero sminuito come persona se perdi una partita a tennis o fai male quella determinata cosa? Oppure sei sempre una persona degna di rispetto che si è semplicemente divertito?</p>
<p><strong>9</strong> &#8211; Quando fai qualcosa, non farlo in modo automatico, fallo con attenzione; sii presente in quello che fai anche con tutti i tuoi sensi. La consapevolezza del momento presente te lo farà apprezzare molto di più, oppure ti farà capire che stai solo perdendo il tuo tempo.</p>
<p><strong>10</strong> &#8211; <strong>Giudica ciò che fai dal bene che provoca, in te e negli altri e abituati a vedere in ogni persona i tuoi stessi desideri, le tue stesse paure, anche se possono essere manifestate in modo diverso. Tutti vogliono essere felici, tutti vogliono essere amati, tutti vogliono essere riconosciuti come degni di esistere. Questo ti aiuterà ad avvicinarti ad ognuno di loro come fosse già parte della tua vita.</strong></p>
<p>Questi sono solo alcuni semplici suggerimenti per combattere in modo costruttivo la paura dell’ignoto, sicuramente ognuno può sperimentarne altri anche più creativi. L’intero processo inizia con una sincera analisi di noi stessi e delle dinamiche che mettiamo in campo per evitare ogni cambiamento; prosegue con la sfida al vecchio modo di agire per muoversi in direzioni nuove che ci aiutino a non stagnare, a essere più motivati, soddisfatti, e ad evolvere.</p>
<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza allo specchio" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-allo-specchio/">Insicurezza allo specchio</a>”</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Insicurezza allo specchio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:24:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni comportamenti dettati dal bisogno di sicurezza:</p>
<p>&#8211; Mangiare sempre le stesse cose, indossare sempre lo stesso tipo di abiti, leggere sempre gli stessi giornali o riviste</p>
<p>&#8211; Vivere sempre nello stesso luogo per paura di andare altrove</p>
<p>&#8211; Rifiutare di ascoltare idee che non si condividono anziché prendere in considerazione il punto di vista dell’altro</p>
<p>&#8211; Non esternare le nostre emozioni per che nell’aprirsi si possa essere feriti</p>
<p>&#8211; Vedere sempre nella fuga il sistema per proteggersi</p>
<p>&#8211; Temere di non saper fare bene una determinata cosa e, per questo, non farla</p>
<p>&#8211; Accettare un lavoro (o altro compito) sicuro, dove già si sa che si riuscirà bene, invece di competere in una cosa diversa ed, eventualmente, fallire</p>
<p>&#8211; Evitare chiunque sia stato definito “diverso”</p>
<p>&#8211; Tenersi l’impiego/lavoro anche se non piace per la paura di affrontare la grande incognita di un lavoro diverso</p>
<p>&#8211; Tenersi un matrimonio, una relazione, che chiaramente non funziona per il timore di vivere da soli</p>
<p>&#8211; Passare le ferie ogni anno nella stessa località per non correre rischi</p>
<p>&#8211; Fare ogni cosa in funzione della prestazione e non del piacere di farla a prescindere dal risultato</p>
<p>&#8211; Valutare le cose per il loro prezzo e come misura del proprio successo</p>
<p>&#8211; Darsi da fare per avere qualifiche e altri simboli di condizione sociale benché non ci piacciano</p>
<p>&#8211; Essere incapaci di cambiare programma quando si presenta un’alternativa interessante</p>
<p>&#8211; Preoccuparsi sempre del tempo e permettere che siano gli orologi a regolare la vita</p>
<p>&#8211; Non voler sentir parlare di attività nelle quali non ci si è mai cimentati e che si vivono come “strane” come ad esempio la meditazione, lo yoga&#8230;</p>
<p>&#8211; Stare sempre con lo stesso gruppo di amici e mai estendersi a persone differenti</p>
<p>&#8211; Andare a una festa con una persona e stare sempre solo con lei perché è più sicuro</p>
<p>&#8211; Tenersi in disparte e non partecipare ad una conversazione su argomenti dove non ci consideriamo abbastanza intelligenti, o dotati, o competenti</p>
<p>&#8211; Condannarsi se non si riesce in tutto ciò che si intraprende</p>
<p>La lista potrebbe continuare e ognuno potrebbe fare la sua, ma invece di compilare ancora nuove liste, potremmo solamente chiederci: <span style="text-decoration: underline;">vogliamo vivere ogni giorno come abbiamo vissuto il precedente senza possibilità di crescita?</span></p>
<p>A volte ci creiamo da soli le nostre sofferenze perché incapaci di pensare in modo sano. Se diventiamo capaci di guardare le cose con un’altra prospettiva, i nostri tormenti possono scomparire. E’ sempre il nostro atteggiamento mentale a determinare la qualità della nostra vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza stop!" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-stop/">Insicurezza stop!</a>”</p>
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<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Di sicurezza si può morire</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2014 09:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per tutta la vita sentiamo messaggi che esaltano la cer [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per tutta la vita sentiamo messaggi che esaltano la certezza, siamo incoraggiati a rimanere su ciò che si conosce e a stare lontani dallo “sconosciuto”. Cerchiamo di capire quando e quanto, questo ci condiziona e ci porta a evitare esperienze nuove o addirittura ad andare incontro alle persone senza pregiudizi.</p>
<p>Aprirsi a nuove esperienze vuol dire abbandonare l’idea che è meglio tollerare “il solito” piuttosto che accogliere l’incertezza di cambiarlo. In realtà spesso è la routine, il tedio del “sempre uguale”, che ci impoverisce e ci manda in frantumi. Se vediamo che stiamo perdendo interesse per la vita, è il caso che iniziamo a porci delle domande.</p>
<p>Chiediamoci se il nostro comportamento ci allontana da tutto ciò che è insolito o semplicemente diverso da noi. Ad esempio, omosessuali, travestiti, handicappati, ritardati mentali, poveretti… ci fanno forse paura? Ci provocano insicurezza e cerchiamo di evitarli perché non sappiamo come comportarci con loro?</p>
<p>Esaminiamo la nostra spontaneità e se sappiamo aprirci a qualcosa di nuovo o se rimaniamo rigidamente chiusi in un comportamento consueto perché più sicuro. Per molte persone è davvero difficile essere genuinamente spontanei. Il pensare con la propria testa non sembra essere molto incoraggiato, molti si allineano a ciò che viene detto loro e, rispondendo rigidamente alle aspettative, non prendono mai iniziative contrarie.</p>
<p>Alla base ci sta il pregiudizio e quindi la rigidità. Il pregiudizio è un giudizio dato a priori che disprezza e rifiuta persone, idee o attività e che, di fatto, ci dice di stare lontani da ciò che non è conosciuto o da chi non è come noi, per evitare fastidi. In realtà i pregiudizi lavorano contro di noi, ci impediscono di scoprire cose e persone nuove e diverse. Se non ci si fida di niente e di nessuno, significa in realtà che non ci fidiamo di noi stessi quando siamo fuori dal mondo in cui siamo avvezzi e che ci dà sicurezza.</p>
<p>Cos’è la sicurezza? Una vita pianificata e programmata che ci dia la garanzia che tutto vada sempre bene fino al momento in cui andremo felicemente in pensione? Dato che sicurezza significa sapere sempre cosa sta per succedere, non è che tutto questo programma ci impedisca di vivere il presente? La sicurezza intesa come garanzie esterne, quali il denaro, una casa, un compagno/a, un lavoro, la bellezza… finché siamo su questa terra non l’avremo mai. Rimanere bloccati all’interno di questo tipo di sicurezza porta alla stagnazione, quindi niente crescita.</p>
<p>Vi è però un altro tipo di sicurezza che vale la pena di perseguire, ed è la sicurezza interiore che consiste nella fiducia in se stessi, nel sapere che qualsiasi cosa accada, si saprà farvi fronte. Questa è l’unica vera sicurezza durevole. Le cose potranno anche andare male, come perdere il denaro, la casa o tutto ciò a noi più caro, ma non perderemo la testa e il senso del nostro valore; e se le sfide che la vita ci presenta, le sentiamo superiori alle nostre possibilità, ancora di più è nella nostra consapevolezza che dobbiamo investire fino a raggiungere una chiara visione del nostro scopo nella vita. Se ci sapremo porre in maniera costruttiva ed evolutiva, non solo trasformeremo la nostra visione interiore, ma anche il mondo intorno a noi.</p>
<p>Cerchiamo di non cadere nel tranello della sicurezza esterna perché ci toglie la capacità di vivere, crescere, realizzarci.</p>
<p>Essere liberi da questa falsa sicurezza è comunque difficile se ci portiamo dentro un’altra convinzione che ci viene inculcata fin dall’infanzia; quella che dobbiamo avere successo a tutti i costi altrimenti non siamo nessuno, e quindi viviamo nel perenne timore di sbagliare e di essere criticati. Se in base al nostro criterio di valutazione, e non quello altrui, dovessimo fallire in qualche cosa, non dobbiamo sbagliare nell’assimilare quell’errore alla stima di noi. Non riuscire in uno sforzo non significa fallire come persona ma semplicemente che in quel dato momento e situazione non siamo riusciti nell’intento. Forse che un gatto quando non riesce a prendere un topolino penserà di avere fallito? No, riproverà un’altra volta. Volere a tutti i costi avere successo è la paralisi. Tendiamo pure alla perfezione ma non permettiamo che diventi un aspetto di noi che ci tiene ai “margini del campo”. Ricordiamoci che è sbagliando, e poi correggendoci, che impariamo di più. Quello che dobbiamo ricordare è di porre attenzione a non ottenere mai nulla con le forzature e inoltre, cercando sempre di beneficare tutti con le nostre azioni. Se danneggiamo qualcuno, quel male inferto ricadrà su di noi.</p>
<p>Leggi anche “<a title="Insicurezza allo specchio" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-allo-specchio/">Insicurezza allo specchio</a>” e “<a title="Insicurezza stop!" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-stop/">Insicurezza stop!</a>”</p>
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<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Mangia che ti passa!</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2014 09:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[volontà]]></category>

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		<description><![CDATA[Mangiamo troppo per rabbia, per solitudine, per noia, p [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mangiamo troppo per rabbia, per solitudine, per noia, per abitudine, per mancanza di affetto, per inerzia. Mangiamo perché ci detestiamo, perché è l’unica maniera per trasgredire. Soprattutto mangiamo per colmare un vuoto esistenziale; perché abbiamo perso il nostro baricentro. Mangiamo anche quando non abbiamo fame e per di più mangiamo in fretta e di corsa; senza coscienza.</p>
<p>Il cibo è l’anestetico più immediato e a portata di mano. Il cibo è il grande rifugio dell’ansia del mondo occidentale.</p>
<p>Il problema del sovrappeso ha radici profonde. Il nutrimento nasconde una serie di significati simbolici che attingono alla sfera affettiva e sacra che danno agli alimenti un valore che va ben al di là del puro aspetto biologico.</p>
<p>Perché introduciamo più calorie di quelle che ci servono? Perché ciò di cui avremmo veramente bisogno sono le calorie “affettive” ma non sempre ne siamo consapevoli. Spesso mangiamo per colmare quel “vuoto esistenziale”. Ricorrere al cibo diventa una modalità per tamponare questo disagio; per anestetizzare la sofferenza, o l’angoscia. Inneschiamo così un circolo vizioso nel quale si mangia, si sta male, ci si sente in colpa, si ingrassa, non ci si piace, si soffre di più…e si ha sempre più bisogno del cibo come “anestetico”.</p>
<p>Qual è il vuoto insaziabile che abbiamo bisogno di colmare? Ci dobbiamo porre questa domanda per scoprire i vissuti emotivi che innescano il nostro comportamento alimentare. Dobbiamo pensare che noi non siamo solo un corpo. Uno squilibrio alimentare rimanda puntualmente a un rapporto di sofferenza sul piano delle emozioni.</p>
<p>Nella cultura consumistica che caratterizza la nostra epoca, siamo costantemente sollecitati da ciò che i mass media, la moda, la pubblicità, decidono per noi. Questo perverso meccanismo ci induce falsi bisogni stimolando una dimensione “orale” collettiva caratterizzata da un vorticoso mutare di valori che ci allontana da esigenze più profonde; ci sazia superficialmente ma accresce il nostro vuoto esistenziale. Il cibo diventa così il sostituto d’elezione dei bisogni insoddisfatti, che rischiano di rimanere tali se non si intraprende un’indispensabile ricerca interiore.</p>
<p>Di diete ce n’è per tutti i gusti ma circa il 90% di queste fallisce. Questo genera una delusione che andrà ad aumentare il senso di fallimento che accompagnerà il tentativo successivo: “Tanto anche questa volta non funzionerà”, “Si provo ma so già che non ce la faccio”, “tanto non dura”…</p>
<p>Quando le motivazioni emotivo/affettive non sono prese in giusta considerazione il risultato raggiunto mostra la sua fragilità e anche quando si è riusciti a dimagrire, si riprende rapidamente il peso perduto.</p>
<p>Il punto chiave da cui partire è immaginare che la dieta non sia un processo quantitativo, il mangiare meno, ma che dentro di noi nasca il più ambizioso degli obiettivi, quello di trasformarci. Il nostro corpo non può essere diverso dal nostro stile di vita; dobbiamo prendere in considerazione e favorire un processo di trasformazione verso una visione olistica dell’uomo, più rispettosa di tutti i piani dell’essere, e non che stiamo solo diventando più magri. Noi non siamo separati da ciò che ci circonda e dalle nostre emozioni, dobbiamo riprendere contatto con la nostra essenza, dobbiamo entrare in risonanza con la nostra energia, con la ciclicità della natura, e con il sacro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da materiale didattico della Scuola di Naturopatia Riza</em></p>
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