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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; volontà</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Superare gli ostacoli, riappropriarsi della felicità</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 08:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se vogliamo che un sogno si trasformi in realtà, ci vuole ben di più che sognare, e non può essere una fuga dalla realtà. La mente deve focalizzarsi in modo speciale usando il potere dell’intenzione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/03/POTERE-FELICITA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1059" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/03/POTERE-FELICITA-300x297.jpg" alt="POTERE-FELICITA" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Se vogliamo che un sogno si trasformi in realtà, ci vuole ben di più che sognare, e non può essere una fuga dalla realtà. La mente deve focalizzarsi in modo speciale usando il potere dell’intenzione.</p>
<p>Ciò a cui presti attenzione, crescerà, e se l’attenzione è focalizzata dal nostro vero sé, possiamo attrarre a noi ogni cosa. Le nostre intenzioni possono fluire dal nostro vero sé per trovare soddisfazione in ogni area della nostra vita.</p>
<p>Di solito le persone spendono un sacco di tempo e di energia per fare in modo che i loro desideri si realizzino, ma quello che realmente dà ad ogni desiderio il suo potere, è quanto sia fortemente connesso con la base dell’essere, il vero sé.</p>
<p>Il segreto delle antiche tradizioni di saggezza al mondo è che ogni singolo desiderio, non importa quanto piccolo, lavori per un unico fine, renderci più completi. Soltanto sentendoci integri e completi ci sentiremo soddisfatti. Tramite la meditazione entriamo in contatto con il desiderio primario della completezza, della felicità e della libertà.</p>
<p>Ci sono cose che intralciano la manifestazione del desiderio per ognuno di noi. Ansia, depressione, bassa autostima, relazioni tossiche… sotto l’influenza di queste cose il desiderio non fluisce in modo naturale, resta invischiato in problemi personali, dubbi, e complicazioni.</p>
<p>Altri ostacoli sono tutte le convinzioni profonde che lavorano contro di noi. Se siamo convinti che la vita debba essere una lotta, che le cose siano girate contro di noi, o che i desideri non possano avverarsi automaticamente, è molto difficile manifestare quello che vogliamo. Il nostro scetticismo andrà a creare un conflitto interiore. E’ quindi importante cominciare ad affrontare questi ostacoli, pur sapendo che non abbiamo bisogno di essere perfetti per manifestare i nostri desideri.</p>
<p>I desideri che vengono da una mente agitata, preoccupata e confusa, lotteranno per essere soddisfatti. Nella meditazione espandiamo la nostra consapevolezza; più questo accade e meno sforzo viene speso per produrre intenzioni che hanno successo. Dobbiamo permettere alle nostre intenzioni di fluire dal silenzio.</p>
<p>La società offre vari modi per migliorare le capacità di far sì che un desiderio diventi realtà: lavorare più duro, non mollare, seguire la propria passione… e così via. Ci sono anche vantaggi di cui non si parla, come nascere con un alto quoziente intellettivo o nell’agiatezza, che sono benefici solo per pochi; ma le tradizioni di saggezza guardano ad altro per il segreto di manifestare ciò che vuoi. La chiave è aumentare la consapevolezza, e questo fortunatamente è un percorso aperto a tutti.</p>
<p>Aumentando la consapevolezza, vedi in automatico più possibilità e ti si presentano soluzioni inaspettate. Non sei ristretto dai condizionamenti del passato, dai traumi e dai ricordi dolorosi. Ti alzi al di sopra del livello del problema, fino al livello della soluzione.</p>
<p>Nel quinto incontro del corso di visualizzazioni meditative che sto tenendo, è quello che viene fatto. Contattiamo la mente silenziosa, il luogo in cui sono contenute tutte le possibilità sotto forma di semi, per far emergere le soluzioni agli ostacoli che in quel momento possono influenzare il libero fluire delle energie.</p>
<p>Se sei interessato ad iscriverti ad un prossimo corso di visualizzazioni meditative o vuoi informazioni,</p>
<p>scrivimi l.schiona@gmail.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Proverbio africano</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2014 14:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendere la mira per me significa sapere dove siamo e d [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/12/arco-in-africa.jpg"><img class="alignleft wp-image-797 size-medium" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/12/arco-in-africa-300x200.jpg" alt="africa" width="300" height="200" /></a> Prendere la mira per me significa sapere dove siamo e dove vogliamo arrivare. Non importa se nel presente ci sono delle difficoltà, sono parte del percorso, l&#8217;importante è che non siamo noi a crearcele. La freccia potrebbe andare diritta all&#8217;obiettivo prefissato&#8230; ma potrebbe anche incontrare qualcos&#8217;altro lungo la via, non lo sappiamo. Se le nostre aspettative non saranno bloccate, potremmo accorgerci che l&#8217;universo ha interpretato in maniera diversa e più corretta di noi, i nostri desideri.</p>
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		<title>Abbandonata dal destino &#8211; film</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2014 11:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbandonata dal destino. Lo ritengo un bellissimo film  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Abbandonata dal destino. Lo ritengo un bellissimo film di cui consiglio la visione. Viene espressa la debolezza umana e il suo degrado ma anche l&#8217;amore nella sua forma di dedizione, tolleranza, accettazione, perdono. Un film che mette in evidenza come la volontà guidata dall&#8217;amore diventi espressione di un potenziale che fa miracoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><iframe width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/bi3JCd9QTXY?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Riflessione sull&#8217;indecisione</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 14:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In momenti difficili come questi, spesso anche le decis [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In momenti difficili come questi, spesso anche le decisioni da prendere sembrano molto difficili. Vorremmo avere subito le idee chiare e soprattutto vorremmo essere sicuri che ciò che scegliamo sia il meglio. L’incertezza, l’indecisione, ci fa &#8220;tendere come corde di violino”.<br />
Per fare delle scelte consapevoli, decidere subito e in modo impulsivo o sotto l’effetto di forti emozioni non è consigliabile; aspettare e accogliere un po’ di indecisione è necessario e utile per permetterci di valutare la situazione o di consultare qualcuno. Uno degli aspetti che io mi premuro di valutare è che la mia scelta non faccia del male a nessuno, meglio se oltre a me fa del bene anche ad altri.<br />
Dopo aver visto pro e contro, ci vuole la forza e il coraggio di fare la nostra scelta e, qualunque sia il problema che dobbiamo affrontare, con serenità e fiducia, dire a noi stessi che abbiamo fatto il meglio di quanto ci era possibile…quindi, archiviamo!</p>
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		<title>Insicurezza stop!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 11:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dieci piccole strategie per non permettere che le tue c [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dieci piccole strategie per non permettere che le tue convinzioni ti tengano in una condizione stagnante</strong>. Aggrapparti a ciò che un’esperienza passata ti ha indotto a credere, significa fuggire dalla realtà. Esiste soltanto quello che c’è adesso, e la verità del presente può non essere la verità del passato. Valuta il tuo comportamento non sulla base di ciò in cui credevi ieri ma sulla tua esperienza di oggi.</p>
<p><strong>1</strong> &#8211; Cerca, in maniera selettiva di sperimentare nuove cose, anche se sei tentato di mantenere le tue abitudini.</p>
<p><strong>2</strong> &#8211; Fai qualcosa di diverso, fosse anche solo cambiare strada. Comincia a correre qualcuno dei rischi che fanno uscire dalla routine. Prenditi ad esempio una vacanza fuori programma per fare una cosa che ti piace; per andare a un seminario o per andare da un amico che non vedi mai; chiedi un colloquio per essere assunto in un nuovo posto di lavoro; parla con una persona che hai evitato perché ti criticava; se non lo hai mai fatto, vai a una conferenza o a una mostra invece di passare la domenica nel solito modo.</p>
<p><strong>3</strong> &#8211; Immagina di avere a disposizione il denaro che ti serve e verifica se le tue fantasie sono realizzabili semplicemente eliminando la paura dell’ignoto</p>
<p><strong>4</strong> &#8211; Ogni volta in cui ti sorprendi a evitare ciò che non conosci, domandati: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarmi?”. È probabile che tu ti accorga che le paure sono sproporzionate rispetto alle conseguenze reali.</p>
<p><strong>5</strong> &#8211; Fa qualche cosa di sciocco, come andare a piedi nudi sull&#8217;erba o, se sei una persona che dà molta importanza al vestire, esci con un semplice abito senza curarti di essere perfettamente “agghindato”. Apriti a cose che non hai mai fatto perché erano sciocche o banali. Ricorda che la paura di sbagliare è assai spesso la paura di essere ridicolo o disapprovato. Se lasci che gli altri si tengano le loro opinioni, puoi incominciare a valutare il tuo comportamento secondo i tuoi, e non i loro, criteri di giudizio. Potrai vedere le tue capacità non come migliori o peggiori, ma semplicemente come le tue, diverse dagli altri.</p>
<p><strong>6</strong> &#8211; Tenta di fare qualcosa che hai sempre evitato di fare dicendo che “in questo non sono bravo”. Potresti trascorrere un pomeriggio a dipingere un quadro e divertirti un mondo. Se il risultato non sarà magistrale, non avrai fallito, avrai passato delle ore piacevoli.</p>
<p><strong>7</strong> &#8211; Nel momento in cui eviti qualcosa, prendi coscienza del fatto che stai evitando ciò che non conosci. Dialoga in quel momento con te stesso. Ripetiti che non c’è niente di male a scoprire cose nuove. La consapevolezza di una vita di routine è il primo passo per uscirne.</p>
<p><strong>8</strong> &#8211; Commetti deliberatamente qualche piccolo errore. Ti senti davvero sminuito come persona se perdi una partita a tennis o fai male quella determinata cosa? Oppure sei sempre una persona degna di rispetto che si è semplicemente divertito?</p>
<p><strong>9</strong> &#8211; Quando fai qualcosa, non farlo in modo automatico, fallo con attenzione; sii presente in quello che fai anche con tutti i tuoi sensi. La consapevolezza del momento presente te lo farà apprezzare molto di più, oppure ti farà capire che stai solo perdendo il tuo tempo.</p>
<p><strong>10</strong> &#8211; <strong>Giudica ciò che fai dal bene che provoca, in te e negli altri e abituati a vedere in ogni persona i tuoi stessi desideri, le tue stesse paure, anche se possono essere manifestate in modo diverso. Tutti vogliono essere felici, tutti vogliono essere amati, tutti vogliono essere riconosciuti come degni di esistere. Questo ti aiuterà ad avvicinarti ad ognuno di loro come fosse già parte della tua vita.</strong></p>
<p>Questi sono solo alcuni semplici suggerimenti per combattere in modo costruttivo la paura dell’ignoto, sicuramente ognuno può sperimentarne altri anche più creativi. L’intero processo inizia con una sincera analisi di noi stessi e delle dinamiche che mettiamo in campo per evitare ogni cambiamento; prosegue con la sfida al vecchio modo di agire per muoversi in direzioni nuove che ci aiutino a non stagnare, a essere più motivati, soddisfatti, e ad evolvere.</p>
<p>Leggi anche “<a title="Di sicurezza si può morire" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/cose-la-sicurezza/">Di sicurezza si può morire</a>” e “<a title="Insicurezza allo specchio" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/insicurezza-allo-specchio/">Insicurezza allo specchio</a>”</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Liberamente tratto da “Le vostre zone erronee” – Wayne W. Dyer</em></p>
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		<title>Mangia che ti passa!</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2014 09:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mangiamo troppo per rabbia, per solitudine, per noia, p [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mangiamo troppo per rabbia, per solitudine, per noia, per abitudine, per mancanza di affetto, per inerzia. Mangiamo perché ci detestiamo, perché è l’unica maniera per trasgredire. Soprattutto mangiamo per colmare un vuoto esistenziale; perché abbiamo perso il nostro baricentro. Mangiamo anche quando non abbiamo fame e per di più mangiamo in fretta e di corsa; senza coscienza.</p>
<p>Il cibo è l’anestetico più immediato e a portata di mano. Il cibo è il grande rifugio dell’ansia del mondo occidentale.</p>
<p>Il problema del sovrappeso ha radici profonde. Il nutrimento nasconde una serie di significati simbolici che attingono alla sfera affettiva e sacra che danno agli alimenti un valore che va ben al di là del puro aspetto biologico.</p>
<p>Perché introduciamo più calorie di quelle che ci servono? Perché ciò di cui avremmo veramente bisogno sono le calorie “affettive” ma non sempre ne siamo consapevoli. Spesso mangiamo per colmare quel “vuoto esistenziale”. Ricorrere al cibo diventa una modalità per tamponare questo disagio; per anestetizzare la sofferenza, o l’angoscia. Inneschiamo così un circolo vizioso nel quale si mangia, si sta male, ci si sente in colpa, si ingrassa, non ci si piace, si soffre di più…e si ha sempre più bisogno del cibo come “anestetico”.</p>
<p>Qual è il vuoto insaziabile che abbiamo bisogno di colmare? Ci dobbiamo porre questa domanda per scoprire i vissuti emotivi che innescano il nostro comportamento alimentare. Dobbiamo pensare che noi non siamo solo un corpo. Uno squilibrio alimentare rimanda puntualmente a un rapporto di sofferenza sul piano delle emozioni.</p>
<p>Nella cultura consumistica che caratterizza la nostra epoca, siamo costantemente sollecitati da ciò che i mass media, la moda, la pubblicità, decidono per noi. Questo perverso meccanismo ci induce falsi bisogni stimolando una dimensione “orale” collettiva caratterizzata da un vorticoso mutare di valori che ci allontana da esigenze più profonde; ci sazia superficialmente ma accresce il nostro vuoto esistenziale. Il cibo diventa così il sostituto d’elezione dei bisogni insoddisfatti, che rischiano di rimanere tali se non si intraprende un’indispensabile ricerca interiore.</p>
<p>Di diete ce n’è per tutti i gusti ma circa il 90% di queste fallisce. Questo genera una delusione che andrà ad aumentare il senso di fallimento che accompagnerà il tentativo successivo: “Tanto anche questa volta non funzionerà”, “Si provo ma so già che non ce la faccio”, “tanto non dura”…</p>
<p>Quando le motivazioni emotivo/affettive non sono prese in giusta considerazione il risultato raggiunto mostra la sua fragilità e anche quando si è riusciti a dimagrire, si riprende rapidamente il peso perduto.</p>
<p>Il punto chiave da cui partire è immaginare che la dieta non sia un processo quantitativo, il mangiare meno, ma che dentro di noi nasca il più ambizioso degli obiettivi, quello di trasformarci. Il nostro corpo non può essere diverso dal nostro stile di vita; dobbiamo prendere in considerazione e favorire un processo di trasformazione verso una visione olistica dell’uomo, più rispettosa di tutti i piani dell’essere, e non che stiamo solo diventando più magri. Noi non siamo separati da ciò che ci circonda e dalle nostre emozioni, dobbiamo riprendere contatto con la nostra essenza, dobbiamo entrare in risonanza con la nostra energia, con la ciclicità della natura, e con il sacro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da materiale didattico della Scuola di Naturopatia Riza</em></p>
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		<title>Emozioni, impulsi e auto-osservazione</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2014 16:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogniqualvolta ci accorgiamo della presenza di elementi  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogniqualvolta ci accorgiamo della presenza di elementi non desiderabili in noi, ad esempio emozioni, emotive o affettive, e impulsi che non sono sotto il nostro controllo, possiamo valutare di sottoporli con attenzione alla nostra analisi critica. Il grado di dominio che la nostra mente riesce ad esercitare varia a seconda del tipo psicologico e di altre caratteristiche individuali, ma in ogni caso la mente può esercitare un certo grado di influenza, la quale può essere accresciuta con l’uso deliberato e l’allenamento.</p>
<p>Senza voler paralizzare emozioni, sentimenti e impulsi, incoraggiamoci ad utilizzare la mente per l’osservazione e la discriminazione. E’ utile riconoscere la natura irrazionale dei nostri impulsi e delle nostre emozioni e valutare i vantaggi o i danni, per noi e per gli altri, prodotti dalla loro manifestazione. Il senso di responsabilità derivante da tale riconoscimento, e anche soltanto la paura delle conseguenze nocive, suscita emozioni, sentimenti e impulsi opposti, che tendono a neutralizzare o controbilanciare in qualche misura quelli originali.</p>
<p>L’auto-osservazione è una pratica molto utile che permette, esercitandoci ripetutamente, di diventare capaci di inserire tra gli impulsi e le azioni un intervallo di riflessione sull’origine, la natura e le conseguenze dei propri impulsi. Il loro riconoscimento, e soprattutto la previsione dei loro effetti, ci rende capaci di acquisire un crescente dominio di noi.</p>
<p>Dominio non vuol dire repressione né soppressione. Gli impulsi non devono venir condannati, o suscitare sensi di paura e di colpa. Il dominio deve produrre un’opportuna direzione, regolazione e trasmutazione delle energie impulsive e delle emozioni. Esso ne consente l’espressione in modi innocui o, meglio, utili e costruttivi. La pausa riflessiva dà il tempo necessario per farlo.</p>
<p>L’analogia con l’acqua può aiutare a comprendere il processo che possiamo mettere in atto.</p>
<p>1 – Costruire degli argini a torrenti e fiumi per contenere il flusso delle acque.</p>
<p>2 &#8211; Costruire serbatoi e bacini capaci di contenere una parte dell’acqua in eccesso.</p>
<p>3 &#8211; Segue l’utilizzazione di quest’acqua: per irrigare i terreni oppure per mettere in moto macchine che generino energia elettrica che sarà poi impiegata in mille modi.</p>
<p>Quest’ultimo punto corrisponde alla trasmutazione e utilizzazione delle energie psichiche.</p>
<p>Nelle sedute di counseling aiuto il cliente a formulare il suo ideale da raggiungere; lo aiuto poi a scorgere le tappe successive necessarie per attuarlo; quindi a concentrarsi sui compiti immediati da svolgere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000080;"><em>Liberamente tratto da “Principi e metodi della psocosintesi terapeutica” R. Assagioli</em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera. Prima e dopo l&#8217;abbandono.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2014 09:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblico con piacere parte di una lettera ricevuta da u [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico con piacere parte di una lettera ricevuta da una cliente a me molto cara; l’ha scritta anche con lo scopo che io potessi pubblicarla e aiutare, dando una nuova prospettiva, persone che vivono ciò che ha vissuto lei.</p>
<p>Non è il suo nome ma per facilitarmi nello scrivere, la chiamerò Valentina.</p>
<p>Valentina è arrivata a me in uno stato di profondo dolore; in un momento molto delicato della sua vita è stata abbandonata dal suo partner. Tutto quello nel quale aveva creduto e nel quale aveva investito era andato a pezzi. Voleva uscire da quel dolore lancinante ma l’ultima cosa che desiderava fare era accettare di poter vivere senza di lui. Probabilmente la speranza era che io potessi aiutarla a farlo tornare. Il pensiero fisso era diventato un’ossessione che non la faceva dormire e le toglieva ogni visione futura che non fosse con lui. Questo la portava ad agire in modo distruttivo aggravando la sua situazione.</p>
<p>Valentina non abita nella mia città e quindi con lei ho avuto solo tre incontri e alcune telefonate; poi, dopo aver capito il fulcro del problema, è “andata avanti” da sola, ma devo dire che fin da subito si è rivelata la sua grande determinazione a uscire da quella situazione dolorosa. Voleva stare bene! Voleva riprendere possesso delle sue emozioni! Ci sono stati momenti in cui mi sono molto preoccupata, ma devo dire che non ho mai perso la fiducia nelle sue capacità e risorse. Il counselor è un facilitatore; accoglie, orienta, ma non fa e non può fare il lavoro per il cliente: Valentina ce l’ha messa tutta!&#8230;e con mia grande gioia, è tornata a sorridere! Qui di seguito, con le sue parole, quello che ha vissuto.</p>
<p>Prima: Ti senti perso, disorientato, senza direzioni e obiettivi. Ti senti distrutto dal tuo dolore, privato delle forze per andare avanti, spolpato dal male che hai dentro e di cui non riesci a liberarti. Quel male che ti logora e che ti porta ad annientare la tua persona e a imprigionarla nel pensiero fisso che ti sei costruito e che ti ha reso così.<br />
I giorni passano ma tu non “guarisci”, ti isoli e ti “perdi” le cose belle della vita: la quotidianità, l’armonia, le persone che stanno intorno a te e che non capiscono cosa succede. Gli amici possono servire per sfogarti fino a un certo punto, poi rimani sempre nella tua solitudine a confrontarti con il tuo dolore e a trovare vie sbagliate per uscirne.</p>
<p>Dopo: Il counselor è come una guida. Ti fa parlare, ti ascolta attentamente e capisce qual è il tuo problema. Di solito è una persona che ha molta esperienza e che può essere passato nei tuoi stessi meccanismi mentali che metti in atto, e quindi li capisce a fondo. Come una guida appunto sa accompagnarti fuori dal tunnel e farti ritrovare la gioia di vivere, in primis con te stesso e con gli altri. Un dolore legato a una perdita, vuoi che sia amorosa o legata alla morte, può provocarti delle reazioni spesso incontrollate, e spesso frutto di situazioni degenerative originatosi dalla complessità e dalle prove che la vita ti sottopone e che sembrano concentrarsi in alcuni periodi della tua esistenza. Tramite un percorso che può durare poco o tanto, il counselor ti aiuta a “scavare” un po’ nelle fondamenta del tuo problema e ti dona le chiavi per cercare di uscirne senza fare ulteriori errori. Poi sta a te seguire gli insegnamenti o ricadere nella condizione devastante che sembra senza via di uscita. Quando si perde qualcuno, la forza sta nell’accettarlo e trovare altri stimoli per andare avanti. Non è facile, soprattutto se si ama tanto la persona che non puoi più avere davanti, con la quale non puoi più scherzare, con la quale non puoi più condividere e vivere assieme una vita e che, da quel momento, ti può essere vicina solo nei ricordi.</p>
<p>Nella relazione con Luisa, mi ha aiutato il potermi confidare liberamente senza più nascondermi o recitare la parte di una persona che stava bene quando dentro mi sentivo a pezzi. Mi hanno aiutato le risposte e i suggerimenti che ho ricevuto; con lei ho acquisito la consapevolezza per seguire una strada che avevo solo tratteggiato nella mia mente e non trovavo il coraggio e la spinta giusta per percorrerla. Il cambiamento c’è stato anche perché l’ho voluto e per arrivare a capirlo e a volerlo Luisa è stata molto preziosa.</p>
<p>La disperazione per un grande amore finito in una situazione molto particolare mi ha fatto “annegare” ma ho recuperato la forza, l’energia e il coraggio per riprendere in mano la mia vita. Ritrovando la quotidianità e le mie passioni, e grazie alla capacità di saper gustare la semplicità e le sorprese che la vita ha ancora in riserbo per me, ce l’ho fatta! <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>La rassegnazione</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2014 07:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[malessere]]></category>
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		<description><![CDATA[La rassegnazione è nostra nemica.  Assenza di coraggio, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La rassegnazione è nostra nemica.  Assenza di coraggio, conformismo, dipendenza, fino a perderci nell’oblio dell’apatia, dell’anestesia, dell’amnesia. Rende tutto opaco, separandoci dalla nostra natura che è evoluzione, realizzazione. Tutto viene procrastinato, le nostre aspirazioni accantonate, e la paura di fallire ci impedisce di rischiare e di metterci alla prova. L’opinione degli altri diventa più importante della nostra e invece di sostenere la nostra unicità, preferiamo conformarci alla maggioranza in un’illusoria forma di rassicurazione. Rinunciamo così ad attingere alle nostre risorse e al nostro potere personale, e facciamo dipendere dagli eventi esterni, dalle circostanze e dagli altri, il nostro equilibrio, la nostra serenità.</p>
<p>In questa situazione nella quale ci siamo persi, anche solo fare silenzio e ascoltarci sembra diventato impossibile. Domande banali come “chi sono?”, “cosa voglio?”, “cosa mi piace fare?”, sono condizionate o soffocate da desideri indotti da un sistema che ci vuole “sudditi”. Aumenta la paura di “ritrovarci” come se facendolo dovessimo affrontare un dolore nascosto che non possiamo permetterci di far emergere. La parola d’ordine diventa “teniamo duro”! E’ di nuovo la paura che protegge assurdamente il raggiungimento del nostro potere.</p>
<p>Quando pian piano invece cominciamo ad accogliere quei piccoli sprazzi di verità che affiorano, quelle piccole vocine interiori che ci mandano dei segnali, possiamo iniziare un percorso di risalita e cominciare a riappropriarci della nostra vera natura.</p>
<p>E’ importante che noi iniziamo osservando come il presente sia in qualche modo il ritratto di pensieri e convinzioni del passato; questo ci permette di capire come noi possiamo intervenire nel futuro andando a modificare oggi, nel presente, i nostri atteggiamenti, pensieri e convinzioni. Il passato non possiamo modificarlo, possiamo solo coglierne gli insegnamenti e accettarlo, togliendogli così la virulenza che ancora opera in noi, e ripartire!&#8230;alla ricerca della nostra miglior versione di noi stessi!</p>
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		<title>Senso di inferiorità, volontà di prestigio e integrazione sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2014 19:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[inferiorità]]></category>
		<category><![CDATA[personalità]]></category>
		<category><![CDATA[tensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Il senso di inferiorità (che non è un complesso fintant [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il senso di inferiorità (che non è un complesso fintanto che non sia chiaramente nevrotico) è universale. Tutti lo possediamo perché siamo esseri umani.<br />
L’evoluzione della civiltà deve essere intesa, in una certa misura, come una sorte di compensazione, l’esito del grande sforzo dell’umanità per avere ragione della propria inferiorità.<br />
Dal momento che tutti abbiamo un senso di inferiorità, non lo si deve considerare come qualcosa di anomalo in sé. Al contrario, insieme alla volontà di prestigio, ci fornisce la principale fonte di energia motivazionale.<br />
Il problema sta nell’utilizzare questa energia non in uno sforzo egocentrico che distrugge la compagine sociale, bensì in un impegno costruttivo che contribuisce al benessere degli altri.<br />
Ciò non toglie che un senso di inferiorità eccessivo porti a comportamenti nevrotici, perché viene dato all’io un desiderio di potere più forte del normale.<br />
Più ci si sente inferiori, più disperatamente si lotterà per ottenere il predominio.<br />
Il senso di inferiorità e la volontà di prestigio sono semplicemente due aspetti della stessa pulsione presente nell’individuo.<br />
Possiamo pertanto dedurre che dietro una smodata ambizione si nasconda un profondo (anche se inconscio) senso di inferiorità.<br />
Quello che viene chiamato “complesso di superiorità” è quindi semplicemente l’altra faccia di un sottostante senso di inferiorità: poiché l’io si sente inferiore, assume una speciale facciata di superiorità e si assicura che tutti lo notino.<br />
In questo schema l’altrui umiliazione equivale al proprio innalzamento.<br />
Ecco il piacere del pettegolezzo!<br />
Tutti abbiamo sentito la tendenza a sminuire gli altri per accrescere il nostro prestigio personale.<br />
L’individuo normale, tiene sotto controllo questa tendenza e mira ad orientare il suo sforzo verso un ambito sociale; il nevrotico invece, lo orienta in senso antisociale e usa gli altri come “gradini”, muovendo così la guerra proprio a quella struttura a cui deve la propria esistenza.<br />
Occorre differenziare la normale lotta per il potere da quella nevrotica. Una normale ambizione deriva dalla forza, che è una funzione naturale dell’essere vivente; l’ambizione nevrotica deriva dalla debolezza e dall’insicurezza e trae soddisfazione dalla svalutazione degli altri e dal dominio su di essi.</p>
<p>Ciò fa capire che per una vita sana occorre coraggio. Quando riusciamo a trovare il coraggio, ci liberiamo dalla coazione del senso di inferiorità e non sentiamo più il bisogno di lottare contro gli altri.<br />
La paura è una grande devastatrice dei rapporti umani.<br />
Secondo il sistema adleriano, i più importanti valori, oltre al coraggio, sono l’interesse sociale e la cooperazione.<br />
Attraverso un’espressione di sé socialmente costruttiva, gli individui sono in grado di diventare completi e realizzati.</p>
<p>Ma l’individualità, va forse contro l’integrazione sociale?<br />
Per vivere con chi ci sta accanto spesso occorre inibire certe espressioni di individualità ma ad un livello più profondo non esiste incompatibilità: noi siamo uniti agli altri anche dentro di noi.</p>
<p>Come counselor ho potuto verificare che quanto maggiore è l’integrazione sociale raggiunta dal cliente, tanto più nell’insieme, egli realizzerà l’individualità unica che gli è propria.<br />
Da questo principio della personalità, l’integrazione sociale, ricaviamo l’importanza per il counselor di aiutare i clienti ad accettare di buon grado la responsabilità sociale, dargli il coraggio che lo libererà dalla coazione del senso di inferiorità, e aiutarlo a orientare i suoi sforzi verso scopi socialmente costruttivi.</p>
<p><em>Liberamente tratto da L’arte del counseling – Rollo May</em></p>
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