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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; emozioni</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>LE EMOZIONI, dominarle o farsi dominare? Parte 2</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 14:49:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando parliamo di emozioni, dominarle o farsi dominare, sono entrambi eccessi che determinano uno squilibrio nella nostra vita...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/emozioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1092" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/emozioni-300x277.jpg" alt="emozioni" width="300" height="277" /></a>Quando parliamo di emozioni, dominarle o farsi dominare, sono entrambi eccessi che determinano uno squilibrio nella nostra vita.</p>
<p>Che cos’è un’emozione? <strong>Le emozioni sono energia.</strong> La parola energia deriva dal latino, “emovère (ex = fuori + movere = muovere)”, che indica <strong>un movimento dall’interno verso l’esterno</strong>.</p>
<p>Già questo ci fa capire che è un’energia che nasce dentro di noi e tende ad andare verso l’esterno.</p>
<p><strong>Tecnicamente un’emozione è uno stato mentale fisiologico. Qualcosa che produce delle variazioni sia mentali sia fisiologiche.</strong></p>
<p><strong>Le emozioni hanno diverse componenti</strong> che agiscono più o meno simultaneamente e <strong>la prima componente è proprio la COMPONENTE FISIOLOGICA</strong>.</p>
<p>L’emozione la senti localizzata nel corpo e produce una sensazione fisica. Il cuore che batte, o una stretta allo stomaco, le gambe che ci tremano, un senso di costrizione al petto, che siano positive o negative, <strong>la prima reazione che ci fanno provare è una reazione fisica.</strong></p>
<p>Un’altra delle componenti delle emozioni è quella COGNITIVA, che è la valutazione della sensazione che sentiamo; quindi interviene il pensiero.</p>
<p>Poi c’è un componente COMPORTAMENTALE. Vuol dire che ogni azione mi spinge a compiere un’azione. Ogni emozione prepara un COMPORTAMENTO. Per esempio fuggire o aggredire. La modificazione fisiologica mi da l’energia che serve per quel comportamento.</p>
<p>Per ultimo ma non non per ultimo, c’è la componente COMUNICATIVA. Cioè l’emozione si fa riconoscere, soprattutto dalla mimica facciale. Paul Ekman ha dimostrato con i suoi studi che in tutto il mondo la mimica facciale per esprimere le emozioni primarie è la stessa. Perché questo? Perché le emozioni sono comunicazione immediata.</p>
<p>Quindi, meraviglia, <strong>in modo immediato</strong> (non mediato dal ragionamento) <strong>noi abbiamo un’attivazione fisiologica, una valutazione cognitiva, una risposta comportamentale e una comunicazione verso gli altri. </strong></p>
<p>Qual è il problema allora?<strong> E’ quando noi iniziamo il nostro gioco di potere con le emozioni, cioè cerchiamo di DOMINARLE. </strong>E loro cosa fanno? Più cerchi di dominarle e più loro ti dominano. Dominarle equivale a negarle o cercare di tenerle sotto controllo razionalmente.</p>
<p>Immaginate che una buona parte di noi abbia una pentola a pressione che non fa mai sfiatare, dove mette le emozioni che vuole controllare; dopo mesi o anni di vita apparentemente calma, vissuta nell’incapacità di esprimere le proprie emozioni, cosa potrà succedere? In questa società i sintomi tipici sempre più diffusi sono ansia e attacchi di panico.</p>
<p>Dall’altro lato la libertà emotiva di rispondere ad ogni stimolo, ad ogni emozione, sempre e comunque senza gestirle….anche questa non è una bella vita!</p>
<p>Quindi i due eccessi: FARSI DOMINARE DALLE EMOZIONI e CERCARE DI DOMINARLE, determina uno squilibrio nella nostra vita.</p>
<p>QUANDO SONO FUNZIONALI LE EMOZIONI?</p>
<p>Quando so GESTIRLE, che non vuol dire dominarle o reprimerle ma:</p>
<p style="text-align: center;">SENTIRLE</p>
<p style="text-align: center;">ACCOGLIERLE</p>
<p style="text-align: center;">RICONOSCERLE</p>
<p style="text-align: center;">TRASCENDERLE</p>
<p style="text-align: left;">Ovvero sentirle e lasciare che quell’energia mi attraversi senza che mi conduca ad agire il solito comportamento. Vivere un’emozione non significa dargli un’espressione comportamentale tipica di quell’emozione.</p>
<p>Es. paura = fuga  &#8211;   rabbia = aggressività</p>
<p><strong><u>Tanti sono i problemi con le emozioni ma due sono molto importanti:</u></strong></p>
<p><strong><u>NON RICONOSCERLE:</u></strong>  Non potendo avere una valutazione cognitiva di ciò che non so cosa sia, qualunque sia la mia emozione, finisce che sfocia nella paura o nel terrore.</p>
<p>Il secondo errore è quello di <strong><u>AVERE UNA SOLA RISPOSTA COMPORTAMENTALE:</u></strong><u></u> avere cioè un unico modo di chiudere il processo di quell’emozione.</p>
<p>Bene, di emozioni parleremo ancora, per ora fermiamoci qua. Alla prossima <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>Sai gestire le tue emozioni? Riflettiamo. Parte 1</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2019 07:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<description><![CDATA[Di seguito vengono fornite una serie di domande che servono per promuovere una riflessione personale. PRIMA RIFLESSIONE
Ti chiedo di prenderti 10 minuti solo tuoi e con carta e penna scrivi le emozioni che...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/clamp-clips-close-up-160824.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1081" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/clamp-clips-close-up-160824-300x152.jpg" alt="clamp-clips-close-up-160824" width="300" height="152" /></a>Di seguito vengono fornite una serie di domande che servono per promuovere una riflessione personale.</p>
<p><strong>PRIMA RIFLESSIONE</strong></p>
<p>Ti chiedo di prenderti 10 minuti solo tuoi e con carta e penna scrivi le emozioni che prevalentemente provi.</p>
<p>Rivedi un po&#8217; le tue giornate e vedi quali sono le emozioni che tendenzialmente provi.</p>
<p><strong>SECONDA RIFLESSIONE </strong></p>
<p>Quindi ti invito a pensare quali sono le persone, le situazioni, i luoghi, i tempi in cui tu sperimenti queste emozioni. Quali sono le situazioni scatenanti per te?</p>
<p><strong>TERZA RIFLESSIONE </strong></p>
<p>Quando hai rintracciato e scritto le situazioni che scatenano in te delle emozioni specifiche, avrai probabilmente attribuito la responsabilità, e probabilmente anche la colpa delle tue emozioni a persone o situazioni esterne; ora devi modificare queste frasi scrivendole in modo leggermente diverso, anzi, sostanzialmente diverso.</p>
<p>La nuova frase dovrà innanzitutto iniziare con “quando” e individuare solo la specifica situazione, momento, e poi individuare il comportamento preciso e finire con: “io provo la specifica emozione”.</p>
<p>Esempio: se la frase è “mio marito mi fa arrabbiare”, diventa “quando mio marito alza la voce io provo rabbia”.</p>
<p>La differenza è abissale perché dire che mio marito mi fa arrabbiare significa dire che io non posso farci nulla, è lui che mi fa arrabbiare. O lui cambia atteggiamento oppure io non posso fare altro, non posso che provare rabbia. Dire invece che quando alza la voce io reagisco con rabbia, significa acquisire potere e capire che quando lui alza la voce io posso reagire anche in maniera diversa, con un’altra emozione. Sono io il responsabile delle mie reazioni.</p>
<p><strong>QUARTA RIFLESSIONE </strong></p>
<p>Ora poniti la domanda, per ognuna delle situazioni individuate: &#8220;Da oggi, come mi piacerebbe reagire quando accade questa cosa?&#8221;<strong><br />
</strong></p>
<p>Esempio: <strong>Quando mio padre alza la voce, da oggi come voglio reagire? Finora ho reagito con rabbia, da oggi, voglio…</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ecco cosa significa prendersi la responsabilità dei propri stati, della propria vita. Ti invito quindi a passare alla pratica, a fare più volte gli esercizi, e farlo per ogni situazione in cui ti senti “vittima” degli eventi o di persone esterne.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Esercizio di visualizzazione: </strong>dopo esserti rilassata profondamente, visualizza il comportamento che da oggi vuoi assumere e percepisci la nuova emozione relativa.</p>
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		<title>Ben Essere: “Come sto?”</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 13:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ti è mai capitato di sentire che non stai proprio male ma che vuoi e puoi stare meglio di come stai, però di non sapere come e cosa fare?
Tutti vogliono migliorare il proprio benessere ma a volte sappiamo praticamente cosa fare per migliorarlo.
Troppo spesso pensiamo al benessere come assenza di malattia, e questo è un grande errore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/ben-essere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1076" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/ben-essere-300x282.jpg" alt="ben essere" width="300" height="282" /></a>Ti è mai capitato di sentire che non stai proprio male ma che vuoi e puoi stare meglio di come stai, però di non sapere come e cosa fare?</p>
<p>Tutti vogliono migliorare il proprio benessere ma a volte sappiamo praticamente cosa fare per migliorarlo.</p>
<p><strong>Troppo spesso pensiamo al benessere come assenza di malattia</strong>, e questo è un grande errore.</p>
<p>La definizione proposta all’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, coinvolge ben cinque aree diverse della nostra vita : <strong>“Il benessere è lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il potenziale personale nella società.” </strong></p>
<p>Quindi:<strong> <u>stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale</u>. </strong></p>
<p>Ora, se &#8220;uno&#8221; è il minimo e &#8220;dieci&#8221; il massimo, in questo momento della tua vita, dove sei posizionato/a per ognuna di queste aree? Fatto?</p>
<p>Ora il passo successivo è capire che non è molto importante avere un alto grado di benessere in una o in alcune di queste aree<strong>, </strong><u>ma di armonizzarle</u>. E qui si apre una riflessione molto importante su un concetto che troppe volte ci sfugge: <strong><u>noi siamo un sistema, cioè un insieme di parti che interagiscono tra di loro e se cambi una singola parte non può che cambiare il tutto</u></strong><u>.</u></p>
<p>Infatti, il nostro modo di pensare determina il mio modo di vivere le emozioni; la nostra spiritualità determina il nostro modo di pensare e di vedere la vita e gli altri; le nostre emozioni influenzano e determinano lo stato fisico, e tutte assieme determinano il nostro modo di relazionarmi agli altri.</p>
<p>Questo è fondamentale perché siamo abituati a pensare che tutte queste parti siano assolutamente indipendenti.</p>
<p>Ora chiediti semplicemente quanto tempo e quante energie stai dedicando ad ogni singola area della tua vita ed infine, chiediti per ogni cosa che fai, quanto realmente questo sta contribuendo al tuo benessere.</p>
<p>Distingui fra le cose che contribuiscono realmente al tuo benessere e quelle che invece sono diventate abitudini, automatismi, cose che ripeti senza nemmeno sapere perché.</p>
<p>Riportare equilibrio nella nostra vita e liberarsi di tutto ciò che invece di agevolare il nostro cammino, è un peso che rende difficile il nostro benessere è un grande inizio per portare reali cambiamenti alla vita.</p>
<p>Buon cammino!</p>
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		<title>Superare gli ostacoli, riappropriarsi della felicità</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 08:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se vogliamo che un sogno si trasformi in realtà, ci vuole ben di più che sognare, e non può essere una fuga dalla realtà. La mente deve focalizzarsi in modo speciale usando il potere dell’intenzione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/03/POTERE-FELICITA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1059" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/03/POTERE-FELICITA-300x297.jpg" alt="POTERE-FELICITA" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Se vogliamo che un sogno si trasformi in realtà, ci vuole ben di più che sognare, e non può essere una fuga dalla realtà. La mente deve focalizzarsi in modo speciale usando il potere dell’intenzione.</p>
<p>Ciò a cui presti attenzione, crescerà, e se l’attenzione è focalizzata dal nostro vero sé, possiamo attrarre a noi ogni cosa. Le nostre intenzioni possono fluire dal nostro vero sé per trovare soddisfazione in ogni area della nostra vita.</p>
<p>Di solito le persone spendono un sacco di tempo e di energia per fare in modo che i loro desideri si realizzino, ma quello che realmente dà ad ogni desiderio il suo potere, è quanto sia fortemente connesso con la base dell’essere, il vero sé.</p>
<p>Il segreto delle antiche tradizioni di saggezza al mondo è che ogni singolo desiderio, non importa quanto piccolo, lavori per un unico fine, renderci più completi. Soltanto sentendoci integri e completi ci sentiremo soddisfatti. Tramite la meditazione entriamo in contatto con il desiderio primario della completezza, della felicità e della libertà.</p>
<p>Ci sono cose che intralciano la manifestazione del desiderio per ognuno di noi. Ansia, depressione, bassa autostima, relazioni tossiche… sotto l’influenza di queste cose il desiderio non fluisce in modo naturale, resta invischiato in problemi personali, dubbi, e complicazioni.</p>
<p>Altri ostacoli sono tutte le convinzioni profonde che lavorano contro di noi. Se siamo convinti che la vita debba essere una lotta, che le cose siano girate contro di noi, o che i desideri non possano avverarsi automaticamente, è molto difficile manifestare quello che vogliamo. Il nostro scetticismo andrà a creare un conflitto interiore. E’ quindi importante cominciare ad affrontare questi ostacoli, pur sapendo che non abbiamo bisogno di essere perfetti per manifestare i nostri desideri.</p>
<p>I desideri che vengono da una mente agitata, preoccupata e confusa, lotteranno per essere soddisfatti. Nella meditazione espandiamo la nostra consapevolezza; più questo accade e meno sforzo viene speso per produrre intenzioni che hanno successo. Dobbiamo permettere alle nostre intenzioni di fluire dal silenzio.</p>
<p>La società offre vari modi per migliorare le capacità di far sì che un desiderio diventi realtà: lavorare più duro, non mollare, seguire la propria passione… e così via. Ci sono anche vantaggi di cui non si parla, come nascere con un alto quoziente intellettivo o nell’agiatezza, che sono benefici solo per pochi; ma le tradizioni di saggezza guardano ad altro per il segreto di manifestare ciò che vuoi. La chiave è aumentare la consapevolezza, e questo fortunatamente è un percorso aperto a tutti.</p>
<p>Aumentando la consapevolezza, vedi in automatico più possibilità e ti si presentano soluzioni inaspettate. Non sei ristretto dai condizionamenti del passato, dai traumi e dai ricordi dolorosi. Ti alzi al di sopra del livello del problema, fino al livello della soluzione.</p>
<p>Nel quinto incontro del corso di visualizzazioni meditative che sto tenendo, è quello che viene fatto. Contattiamo la mente silenziosa, il luogo in cui sono contenute tutte le possibilità sotto forma di semi, per far emergere le soluzioni agli ostacoli che in quel momento possono influenzare il libero fluire delle energie.</p>
<p>Se sei interessato ad iscriverti ad un prossimo corso di visualizzazioni meditative o vuoi informazioni,</p>
<p>scrivimi l.schiona@gmail.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le feste natalizie&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2015 10:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il periodo delle feste natalizie qualche volta porta co [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2016/02/natale_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-873" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2016/02/natale_n-300x212.jpg" alt="natale_n" width="300" height="212" /></a>Il periodo delle feste natalizie qualche volta porta con sé nostalgia, tristezza, solitudine o il riaccendersi di dissidi familiari. Fuggite da tutto questo, è veleno! Non nutritelo, impegnatevi a combatterlo anche con un&#8217;arma potente, il ridere di noi, con noi, con tutti. Anche se all&#8217;inizio sarà forzato&#8230;.ridete, sorridete&#8230;e amate!&#8230;c&#8217;è bisogno di voi, c&#8217;è bisogno di tutti per rendere migliore la vita</p>
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		<title>Riparte il corso &#8220;Disegniamo le emozioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 09:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Quattr [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
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<p>Quattro incontri in cui divertirsi e imparare a tracciare segni che parlano di noi. Si possono apprendere nuovi modi di osservare e sentire che sono la guida strategica del pensiero creativo e della capacità di risolvere i problemi.</p>
<p>Impareremo a far parlare le intuizioni, a mettere in evidenza l&#8217;attività profonda della mente usando un linguaggio visivo. Renderemo cioè visibile il pensiero interiore.</p>
<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2015/02/10feb-fb-fronte.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-827" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2015/02/10feb-fb-fronte-212x300.jpg" alt="x fb" width="212" height="300" /></a><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2015/02/10feb-fb-retro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-828" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2015/02/10feb-fb-retro-211x300.jpg" alt="x fb" width="211" height="300" /></a></p>
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		<title>Gioia e tristezza</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2014 12:11:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando siamo nella gioia, è come essere in cima alla mo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando siamo nella gioia, è come essere in cima alla montagna e guardare ogni cosa dall&#8217;alto; tutto ci sembra bello e giusto. Sorridiamo dentro di noi anche senza apparente motivo. Poi succede qualcosa, spesso nemmeno sappiamo cosa, un&#8217;emozione disturbante entra in noi e ci troviamo di nuovo ai piedi della montagna. Risalire può sembrare difficile, avvilente, ed è più facile lasciarsi andare allo sconforto, all’inerzia. Il lamento diventa quasi un coccolarci. È qui che le brutte abitudini si insinuano facilmente.</p>
<p>In questi momenti può essere essenziale ripercorrere velocemente indietro il fiume delle nostre emozioni per capire cosa si è insinuato in noi, tanto da farci precipitare.</p>
<p>A volte è stato un gesto, un pensiero, una frase, qualcosa che ha fatto leva su una nostra paura, o su un nostro bisogno trascurato.</p>
<p>Capirlo, riconoscerlo, è come accogliere tra le nostre braccia un bambino piangente che ha bisogno di essere ascoltato, consolato, guidato. Parlare con questo nostro bambino interiore cambia la vibrazione dei nostri pensieri: da “vittime” torniamo ad essere i &#8220;gestori&#8221; della situazione.</p>
<p>E cosa succede se non riusciamo a capire il motivo per cui siamo entrati nella tristezza?</p>
<p>Quando la casa brucia, la prima cosa da fare è fuggire fuori; le domande sul perché dell’incendio le faremo dopo. Può essere che ci attardiamo un poco e ci lasciamo andare a un pianto, ma poi dobbiamo uscire. Rimanere dentro non ci aiuta, non ci serve, e corriamo il rischio di non essere più capaci di uscire da soli.</p>
<p>Patanjali nei suoi Yoga Sutra scrive: “Un pensiero disturbante? Poniti nel suo contrario.&#8221; Significa che un’emozione forte può essere contrastata solo con un’emozione altrettanto forte e contraria; quindi cerchiamo di rievocare qualcosa di gioioso, spostiamo i nostri pensieri su qualche cosa di bello, di elevato; cantiamo, anche se non ne abbiamo voglia, finché sentiamo che il lamento è diventato un canto.  La lettura di testi ispiranti, la meditazione o la contemplazione sono ottimi strumenti. Oppure andiamo a correre, stiamo in compagnia di persone positive, e in seguito parliamo con qualcuno che possa aiutarci.</p>
<p>In ogni caso, iniziamo da subito a ringraziare per ogni cosa che ci circonda. La gratitudine è l’antidoto per eccellenza della tristezza e della depressione. Non si può essere nella tristezza se siamo grati, e abbiamo sempre qualcosa per cui ringraziare. Anche se il problema che ci affligge è grande, ricordiamoci che è temporaneo e se lo trattiamo come un segnale, anch’esso è un veicolo per aiutarci a guadagnare nuovi e più alti livelli di comprensione, e quindi di felicità.</p>
<p>Il dono più grande che possiamo conquistare è la comprensione del chi siamo, del perché siamo qui e del dove dobbiamo arrivare. Questa è il mio parere.</p>
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		<title>Lettura del corpo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2014 15:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Come stai? Sto bene, grazie. Solamente dalle parole non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come stai? Sto bene, grazie.</p>
<p>Solamente dalle parole non si può capire se la persona dica o no la verità; spesso si dice quello che si vuole far credere.</p>
<p>Guardando però al linguaggio del corpo possiamo capire di più. Se la persona sta davvero bene, avrà un’espressione vivace, gli occhi luminosi, dei movimenti “vivi”, una voce vibrante, un portamento eretto. Il loro contrario o, ad esempio, una testa reclinata, le spalle curve, un torace incavato e un’andatura lenta riflettono sentimenti di pesantezza e frustrazione.</p>
<p>Molto spesso questi atteggiamenti che si assumono non sono il frutto di una situazione momentanea; sono il risultato di sentimenti predominanti che si sono espressi a lungo in una determinata postura, fino a diventare un’attitudine costante e un atteggiamento nei confronti della vita.</p>
<p>Secondo Lowen l’atteggiamento del corpo diventa per l’individuo la sua seconda natura e quindi parte del suo carattere.</p>
<p>Reich, psicanalista austriaco, fu il primo a prendere in considerazione l’identità funzionale tra psiche e corpo: identificò la corazza caratteriale e muscolare, cioè l’insieme di atteggiamenti tipici sviluppati dall’individuo, anche a livello corporeo, per bloccare le proprie emozioni, i propri desideri e le proprie sensazioni. Attraverso lo studio dei suoi casi, arrivò a capire che questa corazza era una forma di difesa che si era formata già nell’infanzia nel momento in cui era stata negata la soddisfazione di qualche impulso istintuale.</p>
<p>Reich comprese che ad una corazza psichica corrisponde una corazza somatica in quanto l’inibizione di emozioni si manifesta con crampi, tensioni e spasmi nel corpo.</p>
<p>Comprendendo come questi fossero meccanismi di protezione, la lettura del corpo divenne per Reich un modo per penetrare e comprendere il carattere e quindi la modalità con cui la persona reagisce agli eventi della vita, ovvero secondo il principio piacere-dispiacere.</p>
<p>Studiando i vari gruppi muscolari e gli organi che interagiscono nella manifestazione delle varie emozioni, Reich individua sette segmenti corporei dove nel tempo si struttura la corazza, o blocco energetico: segmento oculare, orale, cervicale, toracico, diaframmatico, addominale e pelvico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alexander Lowen, allievo di Reich, focalizzandosi sugli aspetti psichici e sulla loro espressione fisica, elabora la bionergetica, e concentra la sua attenzione sull’atteggiamento, sulla mimica, sulla gestualità, definendo una serie di esercizi fisici, respiratori e contatti corporei per realizzare un’integrazione tra corpo e mente.</p>
<p>Lo scopo è di rilassare la muscolatura, sciogliere i blocchi corporei, riportare in superficie le emozioni represse per restituire così al corpo e alla mente il normale flusso energetico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’orientamento di ogni individuo nella vita è di cercare il piacere e di sfuggire al dolore. Questa sequenza -ricerca del piacere-frustrazione–ansia–difesa– è uno schema che riassume i problemi che s’instaurano nella personalità. Più l’ansia è precoce e protratta nel tempo e più sono le difese che s’instaurano sia a livello psichico sia fisico andando a creare quelle tensioni muscolari che poi, divenute croniche e inconsce, formeranno una corazza caratteriale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella persona sana ed equilibrata, psiche e corpo tendono a promuovere il benessere con scelte consapevoli; nella persona disturbata, queste due aree sono spesso in conflitto con la difficoltà a esprimere emozioni e sentimenti, limitando il benessere e la vitalità dell’organismo.</p>
<p>Ad esempio, se nell’infanzia un individuo si è visto negare la possibilità di chiedere aiuto, poiché segno di debolezza, svilupperà una serie di atteggiamenti, anche attraverso il controllo della muscolatura, con i quali si forzerà a dimostrarsi indipendente e autonomo e sceglierà solo quei rapporti dove tale autonomia è premiata.</p>
<p>All’inizio questo controllo di sé sarà consapevole e cosciente, al fine di evitare i problemi che l’hanno innescato, poi, ogni contrazione fisica diventerà cronica e anche a livello psichico l’emozione inizialmente e consapevolmente bloccata sarà inconsciamente inibita.</p>
<p>Questo fatto lo porterà nella vita a fare scelte che non lo espongano a situazioni che potrebbero fargli esprimere i sentimenti repressi, anche attraverso ulteriori difese come la negazione, la provocazione, la creazione di sensi di colpa, la malattia.</p>
<p>Lowen arrivò a definire e classificare cinque tipologie caratteriali con tendenze a sviluppare psicopatologie: schizoide, orale, psicopatico, masochista e rigido.</p>
<p>Francesco Padrini, ha ulteriormente ampliato e definito queste tipologie energetiche dando loro denominazioni diverse: cerebrale, dipendente, dominante, sottomessa e rigida.</p>
<p>Queste suddivisioni non classificano le persone ma ci aiutano a capire le tipologie difensive; inoltre, poiché ogni individuo ha una propria e unica modalità di esprimere le proprie difese sia a livello fisico che psichico, non esiste un tipo caratteriale puro ma sarà sempre una combinazione di due o più tipologie dove una potrebbe essere dominante sulle altre.</p>
<p>Leggi articolo correlato: <a title="Le cinque tipologie caratteriali" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/le-cinque-tipologie-caratteriali/"><span id="sample-permalink" tabindex="-1"><span id="editable-post-name" title="Permalink temporaneo. Fare clic per modificare questa parte.">le-cinque tipologie caratteriali</span></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da “il linguaggio segreto del corpo e del volto” di Francesco Padrini<br />
</em></p>
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		<title>Viviamo molto nella testa e poco nel corpo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2014 16:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esercizi]]></category>
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		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Manteniamo, per la maggior parte del tempo, attività ch [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Manteniamo, per la maggior parte del tempo, attività che impegnano la nostra mente razionale; spesso siamo seduti, ma anche se ci muoviamo il nostro “fare” è sempre collegato ad attività che portano la nostra attenzione e concentrazione verso ciò che è nella nostra mente ed esterno a noi; spesso, senza nemmeno accorgercene, siamo impegnati a costruirci veri e propri film, futuri o passati. E nelle pause? Bè, c’è lo smartphone, il tablet, facebook….</p>
<p>Facciamoci caso, non vi sembra che ci sia un eccesso di mentalizzazione in tutto?</p>
<p>Quanti di noi si fermano per portare l’attenzione a se stessi, al proprio corpo, alle proprie emozioni, al proprio sentire? Pochi. Eppure è così importante! Tutto ciò che facciamo, diciamo, pensiamo, parte da quella “base”. Se la mente e il corpo non sono in armonia, si rischia la malattia e anche la qualità delle relazioni ne risente.</p>
<p>Inoltre, l’insicurezza che caratterizza il nostro tempo fa sì che noi “stringiamo i denti”, “teniamo duro”, e adottiamo modalità difensive che si manifestano non solo a livello psico-comportamentale ma anche a livello corporeo. Irrigidiamo il corpo, contraiamo le spalle, inibiamo la respirazione…</p>
<p>Sono atteggiamenti difensivi che mettiamo in atto in momenti difficili e di conflitto.</p>
<p>Può succedere di sentire difficoltà a “stare sulle proprie gambe” e di sentirsi depressi. Questo continuo stress esercitato sulla mente e sul corpo riduce l’energia disponibile. Quando questa situazione perdura nel tempo, le tensioni si somatizzano e cronicizzano.</p>
<p>Quali sono i segnali che dà il nostro corpo di fonte a questo malessere?</p>
<p>Con stati di disagio psico-emotivo, come ansietà, depressione, insonnia; o con disturbi organici, patologie psicosomatiche; oppure attraverso l’espressione del corpo: occhi spenti, irrigidimento del viso, camminata disarmonica. E’ il segnale che la persona si è dissociata dalle proprie emozioni, dalle proprie sensazioni corporee e dal proprio sé.</p>
<p>Per chi desiderasse approfondire come le emozioni si bloccano nel corpo, può leggere l’affascinante tema della bionergetica elaborata da Alexander Lowen; io semplicemente qui suggerisco un piccolo ma efficace esercizio da fare ovunque e che sicuramente produce effetti positivi se fatto quotidianamente: chiudere gli occhi e portare l’attenzione al respiro; con l’inspirazione individuare le aree del corpo che sono in tensione e con l’espirazione rilassatele.</p>
<p>Questo ci permette di metterci in relazione con il nostro corpo, e soprattutto, ci dona un momento di silenzio e ci aiuta a riportare l’attenzione al nostro centro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Appunti dal seminario del corso di naturopatia Riza</em></p>
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		<title>Morire d’amore</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2014 18:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
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		<category><![CDATA[depressione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono persone che nella coppia sono così sottomesse e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono persone che nella coppia sono così sottomesse e dipendenti che soffrono veramente molto e non riescono mai a permettersi momenti di sereno abbandono. E’ questo il caso in cui la relazione è centrata sulla dipendenza e non sull’amore e sul rispetto, tanto che spesso, il suo carattere distruttivo renderebbe auspicabile una separazione.</p>
<p>Di fronte alla paura della solitudine, del vuoto, sono sempre di più le persone che si rifugiano in relazioni strette ed esclusive (con partner o genitori o figli), che diventano la causa di sofferenza, autodistruzione, svalutazione di sé. E’ il fenomeno della dipendenza affettiva o della co-dipendenza. L&#8217;amore verso l&#8217;altro presenta diverse caratteristiche delle dipendenze in generale, ma sviluppandosi nei confronti di una persona, è più difficile da riconoscere e da contrastare.</p>
<p>Il concetto di dipendenza affettiva corrisponde a quella che potremmo definire una vera e propria disfunzione del sé in cui il “rapporto d’amore” è vissuto come condizione stessa della propria esistenza. Si parla di “dipendenza” affettiva proprio per sottolineare il fatto che il soggetto ha “bisogno” dell’altro come di una vera e propria “droga”. La dipendenza affettiva presenta infatti le seguenti caratteristiche: il soggetto dipendente tende a star bene solo quando è in presenza della persona amata e tende ad aumentare le “dosi” di presenza/vicinanza della persona amata.</p>
<p>Di solito uno gioca la parte della vittima e l’altro del persecutore. Insieme soffrono, non si rispettano e non si amano ma, anche quando è evidente che il rapporto non funziona, non si separano e non viene messo in atto nessun cambiamento perché questo fa paura.</p>
<p>La persona con questa dipendenza affettiva si mette al servizio dell’altra e rinuncia ai propri diritti e ai propri bisogni. Il dipendente proiettata l’illusione della risoluzione dei propri problemi (che spesso hanno origine nei &#8220;vuoti affettivi&#8221; dell&#8217;infanzia) sul partner, il quale assume il ruolo di “salvatore”; egli diventa lo scopo della sua esistenza, e la sua assenza anche temporanea darà la sensazione al soggetto di non esistere (DuPont, 1998).</p>
<p>Proprio per questi motivi spesso questo tipo di personalità dipendente si sceglie partner &#8220;problematici&#8221;, portatori a loro volta di altri tipi di dipendenza. Ciò giustifica il negare i propri bisogni perchè l&#8217;altro deve essere aiutato. Ma è un aiuto &#8220;malato&#8221; in cui si diventa &#8220;co-dipendenti&#8221;.</p>
<p>Le persone dipendenti affettivamente, pur di mantenere e non rischiare di perdere l’oggetto amato, sono disposti a sacrificare qualsiasi bisogno o desiderio personale fino al punto di annullare il proprio sé. L’importanza attribuita all’oggetto d’amore spinge il dipendente affettivo a preservare il rapporto “sentimentale” a tutti costi.</p>
<p>Queste persone vivono costantemente nell’ansia di poter perdere la persona amata, evento considerato insopportabile e inconciliabile con il proseguo della propria vita.</p>
<p>In questa relazione senza speranza, insoddisfacente, umiliante e spesso autodistruttiva si sviluppa una vera e propria sintomatologia come ansia generalizzata, depressione, insonnia, inappetenza, malinconia, idee ossessive. Di solito c&#8217;è mancanza di rispetto, progetti di vita diversi, se non opposti, bisogni e desideri che non possono essere condivisi, oltre ad essere poco presenti momenti di unione profonda e di soddisfazione reciproca. Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere e a beneficiare dell&#8217;amore nella sua profondità ed intimità. “Non posso vivere senza di lui/lei” non è una dichiarazione d’amore ma un’autorizzazione a far dipendere la propria vita dall&#8217;altro.</p>
<p>Si può guarire da questa relazione distruttiva? Si, si può!</p>
<p>Il primo passo per uscire dalla dipendenza affettiva è diventarne consapevoli, ossia riconoscere che siete coinvolti in questo tipo di problema. E’ importante poi liberarsi dell’incubo che senza l’altro non potete vivere e che se vi comporterete bene lui/lei vi amerà. Andate fino in fondo a queste paure. Occorre sfidare ciò che si teme, altrimenti sarete sempre ricattabili. Per uscire da un amore soffocante dovete cominciare a credere nel vostro valore e recuperare la vostra autonomia. Non lottate per liberarvi dell’altro, ma ritrovate dentro di voi la gioia di vivere, e l’altro vi apparirà come un inutile fardello.</p>
<p>Cominciate con il rompere qualche schema, o comportamento abituale, per riappropriarvi della vostra libertà di agire, e iniziate ad uscire dall&#8217;isolamento nel quale sicuramente vi trovate.</p>
<p>Spostate l’attenzione dai bisogni dell’altro ai vostri. Anche piccole cose ma iniziate a prendervi cura di voi stessi. Questo è l’inizio della “guarigione”; la dipendenza è la conseguenza della nostra incapacità di amarci ed amare la vita che viviamo.</p>
<p>Avete il diritto a una vita migliore, serena e soddisfacente; se l’altro ha problemi, deve assumersi la responsabilità di risolverli; non è egoismo, al contrario, assumendovi le responsabilità dell’altro impedite la sua crescita.</p>
<p>Il percorso da fare è quello di riappropriarvi della vostra interezza. Almaas [1999] scrive che le persone cercano l’altro per compensare le proprie mancanze e questo causa molta infelicità. Dovete capire ciò che ritenete vi manchi e reintegrarlo in voi anche se questo può costare fatica. In ogni caso bisogna smettere di cercare di compensare le proprie mancanze attraverso l’altro perché questo porta al pericolo di entrare in distruttive simbiosi con il partner.</p>
<p>Un altro passo determinante è l’acquisizione del valore del rispetto, per voi stessi e per gli altri. Che decidiate di separarvi o di restare assieme, non scendete a compromessi, non imbrogliatevi. Rispettare se stessi e gli altri significa desiderare senza pretendere; significa esprimersi con dignità e fermezza impegnandosi a ristabilire i giusti confini che rispettino e garantiscano la liberta di ognuno; significa anche accettare di perdere l’altro; significa non perdersi per i bisogni dell’altro; significa accettare anche la solitudine.</p>
<p>Il cambiamento infatti chiede di rischiare proprio ciò che fa più paura, la solitudine, ma se imparerete a dialogare con le vostre emozioni, troverete il coraggio di manifestarvi per quello che siete, vi prenderete cura dei vostri bisogni e imparerete anche ad accettare ciò che ora temete.</p>
<p>Questi sono solo brevi spunti per riflettere, il tema è molto ampio e sicuramente ciò che ho scritto non è esaustivo; il mio consiglio è cercare uno psicoterapeuta, un counselor o un gruppo di sostegno; è meglio essere umili e chiedere l’aiuto di un professionista perché non sempre possiamo farcela da soli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alcuni contenuti sono stati liberamente tratti da: Franco Nanetti. “Gli itinerari dell&#8217;Amore e della Passione”.</em></p>
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