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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; conflitto</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Relazioni malsane</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 14:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vita di coppia ha sicuramente delle difficoltà e richiede impegno e a volte sacrifici per trovare armonia, tuttavia quando ci sentiamo prosciugate emotivamente e fisicamente, qualche domanda è bene farsela.
Come possiamo capire se la relazione che stiamo vivendo è malsana?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/07/2black-and-white-brick-wall-close-up-629586.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1100" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/07/2black-and-white-brick-wall-close-up-629586-300x294.jpg" alt="2black-and-white-brick-wall-close-up-629586" width="300" height="294" /></a>La vita di coppia ha sicuramente delle difficoltà e richiede impegno e a volte sacrifici per trovare armonia, tuttavia quando ci sentiamo prosciugate emotivamente e fisicamente, qualche domanda è bene farsela.</p>
<p><strong>Come possiamo capire se la relazione che stiamo vivendo è malsana?</strong></p>
<p><strong><em>1- Non stiamo bene:</em></strong> stress, dormiamo male, ci sentiamo stanche, scontrose. Può esserci mal di testa e apatia. <strong>Portiamo i problemi su lavoro e a volte riversiamo il nostro umore sugli amici</strong>.</p>
<p><strong><em>2- Non ci sentiamo considerate, cerchiamo l’approvazione del compagno ma lo giustifichiamo quando questo non accade</em></strong>, <strong>sminuendo così i nostri bisogni </strong></p>
<p><strong><em>3- Emotivamente è tutto un su e giù perché in fondo percepiamo che non siamo in sintonia con il compagno</em></strong>. Ci assalgono incertezze e dubbi.</p>
<p><strong><em>4- I nostri bisogni e desideri e non vengono considerati, anzi, il comportamento del nostro compagno ci fa sentire “sgaliate” e in colpa a chiedere. La nostra autostima è a terra.</em></strong></p>
<p><strong><em>5- Aumenta il senso di solitudine e di impotenza</em></strong></p>
<p><strong>6- Sentiamo che siamo bloccate e che non cresciamo né come persona, né come coppia ma non vediamo vie di uscita. </strong></p>
<p><strong>7- Tutto quello che prima ci faceva felici ora sembra diventare senza interesse e non sappiamo più cosa vogliamo e cosa è giusto per noi. </strong></p>
<p><strong><em>8- Nella relazione prevalgono criticità, insoddisfazione, insicurezza, ansia, paura</em></strong>.</p>
<p>Le motivazioni per cui ci troviamo in questa situazione disfunzionale possono essere molti, dall’aver trovato una persona manipolatrice al mettere in atto noi un copione disfunzionale inconscio appreso nella famiglia di origine. Quindi è importante vedere la relazione per quello che è ma anche capire e riconoscere le proprie dinamiche.</p>
<p>Ci vuole coraggio, ma allontanarsi da situazioni che ci danneggiano e non ci corrispondono più è un bisogno fondamentale.</p>
<p>Il mio compito è portare la persona che chiede il mio aiuto a eliminare i blocchi che la congelano in una situazione insoddisfacente, per poi portarla a visualizzare ciò che desidera raggiungere ed affiancarla nel cambiamento.</p>
<p>Photo by Rene Asmussen</p>
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		<title>Superare gli ostacoli, riappropriarsi della felicità</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 08:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<description><![CDATA[Se vogliamo che un sogno si trasformi in realtà, ci vuole ben di più che sognare, e non può essere una fuga dalla realtà. La mente deve focalizzarsi in modo speciale usando il potere dell’intenzione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/03/POTERE-FELICITA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1059" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2017/03/POTERE-FELICITA-300x297.jpg" alt="POTERE-FELICITA" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Se vogliamo che un sogno si trasformi in realtà, ci vuole ben di più che sognare, e non può essere una fuga dalla realtà. La mente deve focalizzarsi in modo speciale usando il potere dell’intenzione.</p>
<p>Ciò a cui presti attenzione, crescerà, e se l’attenzione è focalizzata dal nostro vero sé, possiamo attrarre a noi ogni cosa. Le nostre intenzioni possono fluire dal nostro vero sé per trovare soddisfazione in ogni area della nostra vita.</p>
<p>Di solito le persone spendono un sacco di tempo e di energia per fare in modo che i loro desideri si realizzino, ma quello che realmente dà ad ogni desiderio il suo potere, è quanto sia fortemente connesso con la base dell’essere, il vero sé.</p>
<p>Il segreto delle antiche tradizioni di saggezza al mondo è che ogni singolo desiderio, non importa quanto piccolo, lavori per un unico fine, renderci più completi. Soltanto sentendoci integri e completi ci sentiremo soddisfatti. Tramite la meditazione entriamo in contatto con il desiderio primario della completezza, della felicità e della libertà.</p>
<p>Ci sono cose che intralciano la manifestazione del desiderio per ognuno di noi. Ansia, depressione, bassa autostima, relazioni tossiche… sotto l’influenza di queste cose il desiderio non fluisce in modo naturale, resta invischiato in problemi personali, dubbi, e complicazioni.</p>
<p>Altri ostacoli sono tutte le convinzioni profonde che lavorano contro di noi. Se siamo convinti che la vita debba essere una lotta, che le cose siano girate contro di noi, o che i desideri non possano avverarsi automaticamente, è molto difficile manifestare quello che vogliamo. Il nostro scetticismo andrà a creare un conflitto interiore. E’ quindi importante cominciare ad affrontare questi ostacoli, pur sapendo che non abbiamo bisogno di essere perfetti per manifestare i nostri desideri.</p>
<p>I desideri che vengono da una mente agitata, preoccupata e confusa, lotteranno per essere soddisfatti. Nella meditazione espandiamo la nostra consapevolezza; più questo accade e meno sforzo viene speso per produrre intenzioni che hanno successo. Dobbiamo permettere alle nostre intenzioni di fluire dal silenzio.</p>
<p>La società offre vari modi per migliorare le capacità di far sì che un desiderio diventi realtà: lavorare più duro, non mollare, seguire la propria passione… e così via. Ci sono anche vantaggi di cui non si parla, come nascere con un alto quoziente intellettivo o nell’agiatezza, che sono benefici solo per pochi; ma le tradizioni di saggezza guardano ad altro per il segreto di manifestare ciò che vuoi. La chiave è aumentare la consapevolezza, e questo fortunatamente è un percorso aperto a tutti.</p>
<p>Aumentando la consapevolezza, vedi in automatico più possibilità e ti si presentano soluzioni inaspettate. Non sei ristretto dai condizionamenti del passato, dai traumi e dai ricordi dolorosi. Ti alzi al di sopra del livello del problema, fino al livello della soluzione.</p>
<p>Nel quinto incontro del corso di visualizzazioni meditative che sto tenendo, è quello che viene fatto. Contattiamo la mente silenziosa, il luogo in cui sono contenute tutte le possibilità sotto forma di semi, per far emergere le soluzioni agli ostacoli che in quel momento possono influenzare il libero fluire delle energie.</p>
<p>Se sei interessato ad iscriverti ad un prossimo corso di visualizzazioni meditative o vuoi informazioni,</p>
<p>scrivimi l.schiona@gmail.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Morire d’amore</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2014 18:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono persone che nella coppia sono così sottomesse e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono persone che nella coppia sono così sottomesse e dipendenti che soffrono veramente molto e non riescono mai a permettersi momenti di sereno abbandono. E’ questo il caso in cui la relazione è centrata sulla dipendenza e non sull’amore e sul rispetto, tanto che spesso, il suo carattere distruttivo renderebbe auspicabile una separazione.</p>
<p>Di fronte alla paura della solitudine, del vuoto, sono sempre di più le persone che si rifugiano in relazioni strette ed esclusive (con partner o genitori o figli), che diventano la causa di sofferenza, autodistruzione, svalutazione di sé. E’ il fenomeno della dipendenza affettiva o della co-dipendenza. L&#8217;amore verso l&#8217;altro presenta diverse caratteristiche delle dipendenze in generale, ma sviluppandosi nei confronti di una persona, è più difficile da riconoscere e da contrastare.</p>
<p>Il concetto di dipendenza affettiva corrisponde a quella che potremmo definire una vera e propria disfunzione del sé in cui il “rapporto d’amore” è vissuto come condizione stessa della propria esistenza. Si parla di “dipendenza” affettiva proprio per sottolineare il fatto che il soggetto ha “bisogno” dell’altro come di una vera e propria “droga”. La dipendenza affettiva presenta infatti le seguenti caratteristiche: il soggetto dipendente tende a star bene solo quando è in presenza della persona amata e tende ad aumentare le “dosi” di presenza/vicinanza della persona amata.</p>
<p>Di solito uno gioca la parte della vittima e l’altro del persecutore. Insieme soffrono, non si rispettano e non si amano ma, anche quando è evidente che il rapporto non funziona, non si separano e non viene messo in atto nessun cambiamento perché questo fa paura.</p>
<p>La persona con questa dipendenza affettiva si mette al servizio dell’altra e rinuncia ai propri diritti e ai propri bisogni. Il dipendente proiettata l’illusione della risoluzione dei propri problemi (che spesso hanno origine nei &#8220;vuoti affettivi&#8221; dell&#8217;infanzia) sul partner, il quale assume il ruolo di “salvatore”; egli diventa lo scopo della sua esistenza, e la sua assenza anche temporanea darà la sensazione al soggetto di non esistere (DuPont, 1998).</p>
<p>Proprio per questi motivi spesso questo tipo di personalità dipendente si sceglie partner &#8220;problematici&#8221;, portatori a loro volta di altri tipi di dipendenza. Ciò giustifica il negare i propri bisogni perchè l&#8217;altro deve essere aiutato. Ma è un aiuto &#8220;malato&#8221; in cui si diventa &#8220;co-dipendenti&#8221;.</p>
<p>Le persone dipendenti affettivamente, pur di mantenere e non rischiare di perdere l’oggetto amato, sono disposti a sacrificare qualsiasi bisogno o desiderio personale fino al punto di annullare il proprio sé. L’importanza attribuita all’oggetto d’amore spinge il dipendente affettivo a preservare il rapporto “sentimentale” a tutti costi.</p>
<p>Queste persone vivono costantemente nell’ansia di poter perdere la persona amata, evento considerato insopportabile e inconciliabile con il proseguo della propria vita.</p>
<p>In questa relazione senza speranza, insoddisfacente, umiliante e spesso autodistruttiva si sviluppa una vera e propria sintomatologia come ansia generalizzata, depressione, insonnia, inappetenza, malinconia, idee ossessive. Di solito c&#8217;è mancanza di rispetto, progetti di vita diversi, se non opposti, bisogni e desideri che non possono essere condivisi, oltre ad essere poco presenti momenti di unione profonda e di soddisfazione reciproca. Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere e a beneficiare dell&#8217;amore nella sua profondità ed intimità. “Non posso vivere senza di lui/lei” non è una dichiarazione d’amore ma un’autorizzazione a far dipendere la propria vita dall&#8217;altro.</p>
<p>Si può guarire da questa relazione distruttiva? Si, si può!</p>
<p>Il primo passo per uscire dalla dipendenza affettiva è diventarne consapevoli, ossia riconoscere che siete coinvolti in questo tipo di problema. E’ importante poi liberarsi dell’incubo che senza l’altro non potete vivere e che se vi comporterete bene lui/lei vi amerà. Andate fino in fondo a queste paure. Occorre sfidare ciò che si teme, altrimenti sarete sempre ricattabili. Per uscire da un amore soffocante dovete cominciare a credere nel vostro valore e recuperare la vostra autonomia. Non lottate per liberarvi dell’altro, ma ritrovate dentro di voi la gioia di vivere, e l’altro vi apparirà come un inutile fardello.</p>
<p>Cominciate con il rompere qualche schema, o comportamento abituale, per riappropriarvi della vostra libertà di agire, e iniziate ad uscire dall&#8217;isolamento nel quale sicuramente vi trovate.</p>
<p>Spostate l’attenzione dai bisogni dell’altro ai vostri. Anche piccole cose ma iniziate a prendervi cura di voi stessi. Questo è l’inizio della “guarigione”; la dipendenza è la conseguenza della nostra incapacità di amarci ed amare la vita che viviamo.</p>
<p>Avete il diritto a una vita migliore, serena e soddisfacente; se l’altro ha problemi, deve assumersi la responsabilità di risolverli; non è egoismo, al contrario, assumendovi le responsabilità dell’altro impedite la sua crescita.</p>
<p>Il percorso da fare è quello di riappropriarvi della vostra interezza. Almaas [1999] scrive che le persone cercano l’altro per compensare le proprie mancanze e questo causa molta infelicità. Dovete capire ciò che ritenete vi manchi e reintegrarlo in voi anche se questo può costare fatica. In ogni caso bisogna smettere di cercare di compensare le proprie mancanze attraverso l’altro perché questo porta al pericolo di entrare in distruttive simbiosi con il partner.</p>
<p>Un altro passo determinante è l’acquisizione del valore del rispetto, per voi stessi e per gli altri. Che decidiate di separarvi o di restare assieme, non scendete a compromessi, non imbrogliatevi. Rispettare se stessi e gli altri significa desiderare senza pretendere; significa esprimersi con dignità e fermezza impegnandosi a ristabilire i giusti confini che rispettino e garantiscano la liberta di ognuno; significa anche accettare di perdere l’altro; significa non perdersi per i bisogni dell’altro; significa accettare anche la solitudine.</p>
<p>Il cambiamento infatti chiede di rischiare proprio ciò che fa più paura, la solitudine, ma se imparerete a dialogare con le vostre emozioni, troverete il coraggio di manifestarvi per quello che siete, vi prenderete cura dei vostri bisogni e imparerete anche ad accettare ciò che ora temete.</p>
<p>Questi sono solo brevi spunti per riflettere, il tema è molto ampio e sicuramente ciò che ho scritto non è esaustivo; il mio consiglio è cercare uno psicoterapeuta, un counselor o un gruppo di sostegno; è meglio essere umili e chiedere l’aiuto di un professionista perché non sempre possiamo farcela da soli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alcuni contenuti sono stati liberamente tratti da: Franco Nanetti. “Gli itinerari dell&#8217;Amore e della Passione”.</em></p>
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		<title>Accettare la sofferenza dell’abbandono</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2014 15:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Indubbiamente ogni abbandono comporta sempre un’intensa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Indubbiamente ogni abbandono comporta sempre un’intensa sofferenza che nessun atteggiamento consolatorio né alcun consiglio riesce a lenire.</p>
<p>Per l’abbandono subito, la persona rimasta sola tende a svalutarsi e a permanere per tale motivo nell’illusoria attesa di venir ancora nutrita affettivamente dall’altro; ma per “salvarsi”, in ogni separazione bisogna pagare un prezzo, e talora il prezzo più elevato è l’accettazione della sofferenza stessa. Non si superano i tormenti della passione strappandosi le frecce dal cuore, ma soltanto accettando inizialmente e senza alcuna mediazione che la sofferenza abbia il suo corso.</p>
<p>&#8220;Un partner dopo anni di convivenza mi abbandona. Sono disperato, e così lotto accanitamente per estirpare da me il desiderio dell’altro. Ma più lotto in questa direzione, più mi sento dipendere dall’altro.&#8221; L’unica forma di salvezza non sta nell’eroica decisione di non amare più, ma nell’accettare e lasciar vivere il dolore senza volerlo né trattenere, né rifiutare. Non ci si libera dall’attaccamento con la rinuncia.</p>
<p>Non si vince l’attaccamento morboso con lo sforzo della volontà, i fermi propositi, i sacrifici eroici. Tutto questo non funziona. L’unico modo di disfarsi di un attaccamento è ritenerlo come tale, rendersi conto che esso è ciò che è […] e non opporsi ad esso come un nemico personale, ma lasciarlo cadere come un morto. Non vergognatevi, non spaventatevi, guardate con bontà e comprensione i vostri attaccamenti e questi dopo poco diminuiranno la loro importanza.</p>
<p>Talora inganniamo noi stessi dicendoci: “quella persona è insostituibile, “nessun altro potrà rendermi felice”, ma ciò non corrisponde a verità. Basterà lasciare trascorrere un po’ di tempo per vedere l’altro per ciò che realmente è e uscire così da una visione distorta della realtà.</p>
<p>Alcuni tendono a reagire con la strategia “chiodo scaccia chiodo”. Ritengo che passare in modo subitaneo da un partner all’altro, da una dipendenza all’altra, nell’intento di non soffrire, sia un grave errore, poiché sovente la scelta del nuovo partner verrebbe, per effetto dell’atteggiamento reattivo, ad essere ancora deformata dalle proprie proiezioni. Quando una relazione finisce, è bene prendersi un periodo per stare da soli e riflettere sulle proprie scelte.</p>
<p><strong>Perdonare e perdonarsi.</strong></p>
<p>Non perdonare e non perdonarsi significa rimanere imprigionati in un rapporto di dipendenza negativa. Chi non perdona si costringe all’infelicità per quattro ragioni:</p>
<p>– l’energia consumata nel rancore viene distolta dalla possibilità di sperimentare una vita più gioiosa e costruttiva;</p>
<p>– il rancore ci fa restare dipendenti e non ci permette di iniziare nuovi rapporti d’amore;</p>
<p>– l’idea sbagliata che tutto il male sta nell’altro e che noi siamo innocenti;</p>
<p>– l’impossibilità di arrivare ad una reale comprensione delle debolezze e delle fragilità che ci portano spesso a commettere errori.</p>
<p>Solo chi può affidarsi al perdono può sperimentare nuovamente l’amore.</p>
<p>Quando una relazione si conclude, si tende a colpevolizzare l’altro. Tale atteggiamento, volto a collocarci su un piano di innocenza, non ci aiuta a crescere.</p>
<p><strong>I pensieri che non ci aiutano.</strong></p>
<p>Vi sono convinzioni che bloccano l’elaborazione della perdita e altre che la facilitano. Le convinzioni bloccanti, centrate sulla logica del bisogno e sulla tirannia dei “devo” [W. Dryden, J. Gordon, 1996] sono:</p>
<p>– questa relazione non deve finire;</p>
<p>– è terribile che sia stato abbandonato e che rimanga solo;</p>
<p>– se sono stato lasciato ciò significa che non valgo abbastanza;</p>
<p>– se l’altro mi ha lasciato è una persona disdicevole;</p>
<p>– non riuscirò mai ad avere un altro partner come lui.</p>
<p>Tali convinzioni comportano l’emergere di emozioni disfunzionali, quali: disperazione, rabbia, paura, depressione.</p>
<p>Secondo la prospettiva cognitivista tali convinzioni vanno elaborate in quanto sono esagerate, illogiche, irrealistiche, vincolate alla pretesa, e quindi irrazionali. Pensare che una relazione non debba mai finire è auspicabile, ma può accadere. Anzi accade più spesso di quanto si possa pensare. Noi apparteniamo alla vita, possiamo desiderare, progettare, ma la vita dispone indipendentemente da noi. Pensare che sia terribile essere abbandonati e rimanere soli provoca sofferenza, ma il tutto è sopportabile, anche perché stare soli non è poi così terribile. Pensare che una relazione finisca perché io o l’altro siamo mancanti di qualcosa è un’ipotesi arbitraria. Posso non piacere a quella persona, ma posso piacere a tante altre e viceversa. E infine pensare che non troverò un’altra o un altro come lei o lui, non corrisponde alla realtà. Ci sono sempre altri partner che potrebbero trovarmi gradevole. Occorre aspettare attivamente con fiducia e sicurezza nelle proprie capacità.</p>
<p>Elaborando le convinzioni bloccanti posso provare emozioni che non mi impediscano di raggiungere i miei scopi, posso continuare a desiderare l’altro senza essere ricambiato, posso riemergere nel mio valore senza dipendere da una persona qualsiasi per amarmi, posso vedere l’altro per quello che è senza doverlo idealizzare, e proprio per queste ragioni posso essere disponibile per l’inizio di una nuova relazione felice e duratura, che, se non sto a piangermi troppo addosso, potrebbe cominciare anche in tempi brevi, oppure potrebbe tardare a presentarsi, ma non per questo occorre che mi disperi.</p>
<p>Da soli, se abbiamo imparato a stimarci, si sta proprio bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Passi di: Franco Nanetti. “Gli itinerari dell&#8217;Amore e della Passione”</em></p>
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		<title>Riflessione sulle relazioni speciali</title>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2014 15:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle nostre relazioni speciali tendiamo ad investire n [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle nostre relazioni speciali tendiamo ad investire nell&#8217;altro una parte di noi che pensiamo non potrebbe esprimersi senza l&#8217;altro. Ad esempio un&#8217;emozione di sicurezza, o di dolcezza, o di passione, o di allegria. Queste emozioni sono nostre, ci appartengono, ma dato che è l&#8217;altro che ce le suscita, le attribuiamo all&#8217;altro, come se fosse l&#8217;altro a possederle. Diremo quindi che ci dà sicurezza, che è dolce, che ha passione, che è allegro.<br />
Ecco quindi che quando e se dovessimo separarci dall&#8217;altro, ci sentiremmo privati di una parte di noi; quella parte che abbiamo proiettato sull’altro. Riappropriarci di quanto ci appartiene è quello che definiamo &#8220;elaborazione del lutto”.</p>
<p>Ma ritengo ci sia un altro aspetto importante da prendere in considerazione: nel mondo degli opposti nel quale viviamo, dove la luce non può vivere senza il buio, noi andiamo all&#8217;amore per fuggire dall&#8217;odio; andiamo alla sicurezza per fuggire dall&#8217;insicurezza… ma entrambi gli opposti sono in noi.<br />
Ne deriva che, per esempio, se per fuggire da uno stato di insicurezza, abbiamo illusoriamente attribuito ad una persona la responsabilità di darci sicurezza, e questa persona ci delude, non solo piomberemo nell&#8217;emozione opposta, l&#8217;insicurezza e la paura, ma anche negli opposti di tutto quanto avevamo illusoriamente investito: amore/rancore, benessere/malessere, gioia/tristezza&#8230;</p>
<p>Per superare queste situazioni di dolore vuol dire fare un lavoro serio su di noi che ci permetta di conoscere i bisogni che proiettiamo sugli altri e, continuando nella ricerca interiore, porci al di sopra degli opposti.</p>
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		<title>Se non mi sfogo sto male!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2014 10:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un modo di dire, ma ne siamo sicuri? La coller [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un modo di dire, ma ne siamo sicuri? La collera, l’ira, la rabbia, sicuramente non ci piacciono e non piacciono nemmeno agli altri; non rispondono a nessuno scopo e non portano né soluzioni, né soddisfazioni. La collera è una reazione che la persona vive quando le sue attese non sono corrisposte e di solito è il risultato del pretendere che il mondo e le persone siano diversi da come sono. Assume la forma di sfuriata, di ostilità e perfino di un mutismo perverso. La collera è una scelta, un’abitudine; una maniera appresa di reagire alla frustrazione, ma non rende. Sul piano fisico provoca ipertensioni, ulcere, esantemi, cardiopatie, palpitazioni, insonnia e stanchezza. Sul piano psicologico distrugge le relazioni, la comunicazione, causa confusione, sensi di colpa e depressione. Inoltre se pensiamo che adirandoci possiamo cambiare ciò che non ci va nelle persone, ci illudiamo, la collera non funziona mai; non fa che intensificare negli altri il desiderio di dominarci e incoraggia l’altra persona a continuare ad agire come ha sempre agito. Ogni volta in cui scegliamo di reagire con ira, togliamo a qualcuno la libertà di essere come vuole e a entrambi la possibilità di incontrarci su un piano più costruttivo.</p>
<p>Chi ha problemi con queste emozioni, anziché scegliere la collera, potrebbe cominciare a pensare che gli altri abbiano il diritto di essere diversi da come si vorrebbe e iniziare a cambiare la propria mentalità eliminando il bisogno di adirarsi. Se è vero che lo sfogo è migliore della repressione, credo sia anche vero che esistono alternative.</p>
<p>Sono da evitare il più possibile le situazioni che provocano in noi reazioni violente e, se nonostante tutto si verificano, dobbiamo cercare di non farci trascinare; possiamo provare a vedere quella o quelle persone sotto un altro punto di vista. Spesso un unico aspetto ci fa catalogare una persona come nemico, senza vedere nient’altro. In ogni caso, non siamo tenuti a tollerare chi ci fa del male o fa del male ad altri; contrastiamolo se possiamo, ma non con rabbia (è difficile agire nel modo giusto se dominati dalla rabbia) e non cerchiamo di vendicarci.</p>
<p>La collera è un’energia potentissima, può essere incanalata in modo da diventare costruttiva.</p>
<p>Il passo importante per tutti noi consiste nell’auto-osservazione che ci permette, esercitandoci ripetutamente, di diventare capaci di inserire tra gli impulsi e le azioni un intervallo di riflessione sull’origine, la natura e le conseguenze degli impulsi. Il loro riconoscimento, e soprattutto la previsione dei loro effetti, ci renderà capaci di acquisire un crescente dominio di noi (vedi articolo del blog: Emozioni, impulsi e auto-osservazione). Poi, nell’apprendere nuovi e coraggiosi modi di pensare e di comportarci che non conferiscano ad altri il potere di farci “perdere la testa&#8221;. Invece di essere emotivamente schiavi di ogni circostanza frustrante, sfruttare la situazione come sfida per modificarla in un’opportunità per il nostro cambiamento.</p>
<p>L’obiettivo è trasformare la mente; imparare un modo differente di percepire le cose. Quando vediamo o ascoltiamo qualcosa, il modo in cui lo percepiamo, positivo o negativo, dipende dallo stato mentale in cui ci troviamo. Patanjali nei suoi Yoga Sutra ci insegna che se un determinato stato mentale deve essere indebolito o diminuito, dobbiamo far ricorso a un suo contrario. Una volta che si è consapevoli delle conseguenze della collera, come della rabbia o del rancore, si devono coltivare i loro opposti. Se pensiamo a come queste emozioni siano distruttive, aggressive, violente, l’antidoto è sviluppare un sincero sentimento altruistico, coltivando amore, compassione, tenerezza.</p>
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		<title>Emozioni, impulsi e auto-osservazione</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2014 16:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogniqualvolta ci accorgiamo della presenza di elementi  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogniqualvolta ci accorgiamo della presenza di elementi non desiderabili in noi, ad esempio emozioni, emotive o affettive, e impulsi che non sono sotto il nostro controllo, possiamo valutare di sottoporli con attenzione alla nostra analisi critica. Il grado di dominio che la nostra mente riesce ad esercitare varia a seconda del tipo psicologico e di altre caratteristiche individuali, ma in ogni caso la mente può esercitare un certo grado di influenza, la quale può essere accresciuta con l’uso deliberato e l’allenamento.</p>
<p>Senza voler paralizzare emozioni, sentimenti e impulsi, incoraggiamoci ad utilizzare la mente per l’osservazione e la discriminazione. E’ utile riconoscere la natura irrazionale dei nostri impulsi e delle nostre emozioni e valutare i vantaggi o i danni, per noi e per gli altri, prodotti dalla loro manifestazione. Il senso di responsabilità derivante da tale riconoscimento, e anche soltanto la paura delle conseguenze nocive, suscita emozioni, sentimenti e impulsi opposti, che tendono a neutralizzare o controbilanciare in qualche misura quelli originali.</p>
<p>L’auto-osservazione è una pratica molto utile che permette, esercitandoci ripetutamente, di diventare capaci di inserire tra gli impulsi e le azioni un intervallo di riflessione sull’origine, la natura e le conseguenze dei propri impulsi. Il loro riconoscimento, e soprattutto la previsione dei loro effetti, ci rende capaci di acquisire un crescente dominio di noi.</p>
<p>Dominio non vuol dire repressione né soppressione. Gli impulsi non devono venir condannati, o suscitare sensi di paura e di colpa. Il dominio deve produrre un’opportuna direzione, regolazione e trasmutazione delle energie impulsive e delle emozioni. Esso ne consente l’espressione in modi innocui o, meglio, utili e costruttivi. La pausa riflessiva dà il tempo necessario per farlo.</p>
<p>L’analogia con l’acqua può aiutare a comprendere il processo che possiamo mettere in atto.</p>
<p>1 – Costruire degli argini a torrenti e fiumi per contenere il flusso delle acque.</p>
<p>2 &#8211; Costruire serbatoi e bacini capaci di contenere una parte dell’acqua in eccesso.</p>
<p>3 &#8211; Segue l’utilizzazione di quest’acqua: per irrigare i terreni oppure per mettere in moto macchine che generino energia elettrica che sarà poi impiegata in mille modi.</p>
<p>Quest’ultimo punto corrisponde alla trasmutazione e utilizzazione delle energie psichiche.</p>
<p>Nelle sedute di counseling aiuto il cliente a formulare il suo ideale da raggiungere; lo aiuto poi a scorgere le tappe successive necessarie per attuarlo; quindi a concentrarsi sui compiti immediati da svolgere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000080;"><em>Liberamente tratto da “Principi e metodi della psocosintesi terapeutica” R. Assagioli</em></span></p>
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		<title>Le proiezioni nostre alleate per smascherare l’ombra – parte 3</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/le-proiezioni-nostre-alleate-per-smascherare-lombra-parte-3/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2014 13:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ci scopriamo tormentati da certe caratteristiche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ci scopriamo tormentati da certe caratteristiche altrui, è solo perché siamo entrati in contatto con qualcosa che appartiene a noi stessi.<br />
Noi possiamo scrutarci fin nei minimi dettagli prendendo nota di ciò che osserviamo negli altri.<br />
La proiezione è il nostro meccanismo automatico di difesa: invece di riconoscere in noi le cose che meno ci piacciono, le proiettiamo su qualcun altro (madre, padre, figli, amici, personaggio pubblico…).<br />
Le persone su cui proiettiamo detengono porzioni della nostra oscurità negata, nonché della luce che non abbiamo ancora rivendicato.<br />
Se riconosciamo il fenomeno, comprenderemo perché possiamo innamorarci all’istante di qualcuno e trovare assolutamente insopportabile qualcun altro.<br />
Potremmo cogliere la nostra remissività in nostra madre, la nostra avidità in nostro padre, la nostra pigrizia nel partner, il nostro moralismo nei politici corrotti…<br />
Sono le proiezioni che fanno sì che una persona sia giudicata in modo diverso da persone diverse.<br />
Reagiamo quando ci imbattiamo in qualcuno che riflette l’immagine di ciò che non vorremmo essere.<br />
Quando giudichiamo il nostro prossimo, non ci passa neppure per la mente che in realtà stiamo parlando di noi stessi.<br />
Ma una volta compreso il processo che ci spinge a concentrarci su determinati aspetti, possiamo incominciare a districare la matassa e fare un distinguo tra le nostre percezioni e l’abitudine a sputare sentenze sul prossimo.</p>
<p>Riconoscere le proprie proiezioni è un atto coraggioso ma anche un gesto di grande umiltà dal quale dobbiamo passare se vogliamo trovare la pace.<br />
Ammettere le proiezioni ci obbliga a riconoscere che siamo perfettamente in grado di fare tutto ciò che detestiamo nel nostro prossimo, anzi, spesso ci comportiamo nel medesimo modo.<br />
Qualsiasi caratteristica, comportamento o emozione susciti il più indignato rifiuto, alberga sicuramente da qualche parte nella profondità nella nostra psiche. Potrà anche manifestarsi in modo assolutamente diverso, ma la forza che ispira un certo comportamento abituale sarà in pratica la medesima.<br />
Talvolta identificare questa forza dominante può costituire una sfida impegnativa perché potremmo manifestare un comportamento diverso da quello della persona su cui stiamo proiettando, ma noi attraiamo nella nostra vita persone e incidenti che possono aiutarci a riconoscere e guarire l’aspetto che stiamo negando.</p>
<p>Ken Wilber, celebre filosofo e psicologo, ha fatto un distinguo: se una persona nel nostro ambiente “ci informa”, con ogni probabilità non stiamo proiettando; se invece “ci turba”, cioè se diventa immediatamente oggetto del nostro giudizio, e ci sentiamo coinvolti, è assai probabile che siamo vittime delle nostre proiezioni.</p>
<p>Finché non recuperiamo tutti gli aspetti del nostro essere che abbiamo proiettato, quello che abbiamo rifiutato di accettare continuerà a riemergere nella nostra esistenza tramite il nostro comportamento.<br />
Se non affrontiamo le problematiche della nostra ombra, le prime ad essere danneggiate sono le nostre relazioni, perché abbiamo eretto una muraglia difensiva, fatta di giudizio e condanna che ci acceca, impedendoci di vederle per ciò che sono realmente.<br />
Se però lo vogliamo, possiamo riconoscere fin d’ora che ciò che ci colpisce emotivamente è un segnale d’allarme, un indizio che ci mette sulle tracce della nostra ombra, un catalizzatore per la crescita grazie a cui abbiamo un’occasione di recuperare qualche aspetto nascosto di noi stessi.<br />
Qualsiasi porzione d’ombra riusciamo ad abbracciare, ci consentirà di sperimentare più amore, compassione, pace e una sensazione di maggiore libertà.<br />
Inoltre, le persone su cui stavamo proiettando subiscono un cambiamento perché le abbiamo liberate dal peso del nostro giudizio e vedendole per ciò che sono abbiamo fatto emergere una nuova realtà.<br />
In sostanza, dobbiamo arrivare ad una condizione in cui possiamo svelare, riconoscere ed abbracciare qualsiasi caratteristica in modo da non dover più proiettare sugli altri gli aspetti del nostro essere che non sappiamo accettare; così facendo potremo guardare gli altri con la lente grandangolare della compassione, anziché quella deformante delle proiezioni.<br />
Solo allora saremo liberi di amare noi stessi e gli altri.</p>
<p><em>Liberamente tratto da “The Shadow Effect” – Debbie Ford</em></p>
<p>Articolo collegato a:</p>
<ul>
<li><a title="La nostra zona d’ombra – parte 1" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/la-nostra-zona-dombra-parte-1/">La nostra zona d’ombra – parte 1</a></li>
<li><a title="Abbracciare l’ombra – parte 2" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/abbracciare-lombra-parte-2/">Abbracciare l’ombra – parte 2</a></li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Abbracciare l’ombra – parte 2</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/abbracciare-lombra-parte-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2014 10:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il conflitto tra la nostra natura superiore e quella  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È il conflitto tra la nostra natura superiore e quella inferiore a produrre la tensione necessaria per alimentare la nostra evoluzione di esseri umani.<br />
Quegli aspetti della nostra personalità che per qualche motivo abbiamo ritenuto inaccettabili e nascosti, generano una zona d’ombra che risulta pericolosa soltanto quando la teniamo rinchiusa nell’oscuro scantinato della repressione.<br />
Solo allora corriamo il rischio che esploda mandando in aria i nostri piani, sabotando le nostre relazioni e distruggendo i nostri sogni.<br />
La nostra personalità esteriore non si è creata per caso, ma è la storia di cui siamo fatti, è frutto di un’elaborazione volta a mascherare quegli aspetti che abbiamo ritenuto assolutamente censurabili e a compensare quelli che abbiamo sempre considerato i nostri più gravi difetti.<br />
L’immagine di noi stessi che offriamo in pubblico è strutturata sulla base di quegli aspetti del nostro essere che sono stati feriti o colmati di confusione. Abbiamo quindi sviluppato caratteristiche opposte a quelle che volevamo nascondere.<br />
Ma il risultato di questo stratagemma è che perdiamo la nostra capacità di scegliere, perché non possiamo andare oltre il personaggio che stiamo interpretando: la maschera assume il controllo.<br />
Tutto ciò per creare la persona che ci garantisca l’approvazione e il riconoscimento di cui abbiamo disperato bisogno.<br />
Dobbiamo scoprire quali sono gli aspetti che abbiamo imparato a reprimere perché è la paura che ci induce a far indossare una serie infinita di maschere al nostro personaggio esteriore.<br />
Si tratta di espressioni archetipiche ripetitive: seduttrice, servizievole, bravo ragazzo, violento, intellettuale, burlone, primo della classe, ruba cuori, tipo in gamba, ragazzo gentile, bullo, salvatore, solitario, eterno ottimista, martire, osso duro, serpe, depresso, vittima.<br />
Per qualche tempo tutto funziona finché un brutto giorno quell’impalcatura viene giù di schianto.<br />
L’effetto ombra colpirà quando meno ce lo aspetteremmo, per esempio quando stiamo per raggiungere un grande successo, oppure mentre ci stiamo godendo una bella relazione con un nuovo partner, oppure quando simo in procinto di fare una scelta che potrebbe cambiare la nostra vita.<br />
Quando mandiamo all’aria i nostri stessi piani è solo perché il nostro sé superiore non è più disposto ad interpretare il ruolo che ci siamo assegnati.<br />
Tali manifestazioni di autolesionismo non sono altro che l’esteriorizzazione del disagio interiore, nascosto nei più oscuri recessi della nostra mente inconscia.<br />
Per quanto “il momento della verità” possa essere doloroso, possiamo servircene per iniziare un processo di evoluzione. L’ombra va integrata con il nostro sé.<br />
Quando tutto quel materiale viene portato alla luce, contribuisce al recupero di una condizione mentale ideale e alla realizzazione del nostro potenziale.<br />
Una volta abbracciata l’ombra, il nostro cuore guarisce e ci apriamo a nuove opportunità, a nuovi atteggiamenti. Dopo aver affrontato i nostri demoni interiori, al cospetto dell’ombra altrui ci ritroviamo colmi di pace e comprensione.</p>
<p><em>Liberamente tratto da “The Shadow Effect” – Debbie Ford</em></p>
<p>Articolo collegato a:</p>
<ul>
<li><a title="La nostra zona d’ombra – parte 1" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/la-nostra-zona-dombra-parte-1/">La nostra zona d’ombra – parte 1</a></li>
<li><a title="Le proiezioni nostre alleate per smascherare l’ombra – parte 3" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/le-proiezioni-nostre-alleate-per-smascherare-lombra-parte-3/">Le proiezioni nostre alleate per smascherare l’ombra – parte 3</a></li>
</ul>
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		</item>
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		<title>La nostra zona d’ombra – parte 1</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/la-nostra-zona-dombra-parte-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2014 12:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per trovare il coraggio di condurre una vita autentica  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per trovare il coraggio di condurre una vita autentica dobbiamo addentrarci nei luoghi oscuri del nostro sé meno autentico.<br />
Dal profondo della nostra psiche l’ombra esercita un potere enorme sulla nostra vita.<br />
Determina ciò che possiamo e non possiamo fare, ciò da cui saremmo attratti e ciò che eviteremo; i motivi che ci spingono ad amare certe persone e a criticarne altre.<br />
L’ombra ci assegna dei ruoli predestinati che interpretiamo supinamente in qualsiasi aspetto della nostra vita, dal lavoro all’amore.<br />
Ecco perché smascherarla e comprenderla è assolutamente indispensabile.<br />
La forza dell’ombra, che ci spinge a fare cose che non vorremmo, può essere riconosciuta solo esponendola alla luce della nostra consapevolezza.<br />
L’esplorazione del nostro lato oscuro è la via alla comprensione del perché agiamo in modo incoerente rispetto alle aspirazioni della nostra mente conscia.<br />
In passato abbiamo vissuto momenti in cui il dolore emotivo era troppo forte per poterlo sopportare, così lo abbiamo represso, cacciandolo nell’oscurità dell’ombra.<br />
La nostra ombra è sempre connessa ad uno specifico evento traumatico o a una combinazione di momenti dolorosi.<br />
La nostra ombra è nata probabilmente quando eravamo giovanissimi, prima ancora che la nostra capacità di raziocinio si fosse sviluppata abbastanza per filtrare i messaggi provenienti dalle persone che si prendevano cura di noi, o dal mondo in generale.<br />
I messaggi negativi penetrano nel subconscio e vi si installano come virus alterando la nostra percezione di noi stessi e provocando il blocco di tutti quegli aspetti della nostra personalità che per qualche motivo abbiamo ritenuto inaccettabili.<br />
Per assicurarci la sopravvivenza emotiva, abbiamo sistematicamente nascosto il nostro vero sé ogniqualvolta un nostro atteggiamento ha incontrato dure critiche o suscitato punizioni ingiustificate.<br />
Giorno dopo giorno, senza nemmeno accorgercene, abbiamo eretto dei muri per difenderci, ma oscurando la nostra vera natura.<br />
Genitori, insegnanti, amici e a società nel suo complesso ci hanno insegnato che per meritarci amore ed accettazione dovevamo adeguarci a certi copioni predefiniti.<br />
Ci siamo così resi conto che alcuni tratti comportamentali erano criticati, o comunque ritenuti indegni di amore ed accettazione, mentre altri venivano colmati di attenzioni. Da quel momento abbiamo preso le distanze da qualsiasi aspetto della nostra personalità che non si adeguasse agli standard ideali.<br />
Alla fine ci siamo completamente identificati con il personaggio interiore che ci sembrava più accettabile nel nostro ambiente sociale.<br />
La cosa più incredibile è che, sebbene il ruolo che ci siamo assegnati sia privo di gioia, ce lo teniamo stretto.<br />
Cercando di esprimere soltanto gli aspetti che riteniamo socialmente accettabili, reprimiamo alcune delle nostre peculiarità più preziose e interessanti.<br />
Solo in presenza del nostro sé più completo, libero da qualsiasi censura, potremo comprendere la nostra totalità e unicità, uscendo finalmente da un interminabile conflitto interiore.</p>
<p><em>Liberamente tratto da “The Shadow Effect” – Debbie Ford</em></p>
<p>Articolo collegato a:</p>
<ul>
<li><a title="Abbracciare l’ombra – parte 2" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/abbracciare-lombra-parte-2/">Abbracciare l’ombra – parte 2</a></li>
<li><a title="Le proiezioni nostre alleate per smascherare l’ombra – parte 3" href="http://www.ritrovareilsorriso.it/le-proiezioni-nostre-alleate-per-smascherare-lombra-parte-3/">Le proiezioni nostre alleate per smascherare l’ombra – parte 3</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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