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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; supporto</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Verso la “guarigione”</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2014 16:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
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		<description><![CDATA[All’inizio di una relazione di counseling chiedo sempre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>All’inizio di una relazione di counseling chiedo sempre, e aiuto a definire, qual è il motivo per cui la persona ha chiesto il mio aiuto e cosa dovrebbe raggiungere, o cosa dovrebbe succedere, affinché possa dire di essere felice. Sembrerà strano ma nella maggior parte dei casi, la risposta è confusa; la persona può non capire perché sta male o attribuire la colpa a cose esterne a sé. Il problema è sempre prima di tutto dentro di noi e, se disconosciuto, continuerà a generare instabilità, stato di conflitto, nevrosi.</p>
<p>Spesso le persone mi dicono il vero motivo per cui stanno male senza nemmeno accorgersene. La loro attenzione è concentrata su qualcos’altro e non riescono a vedere.</p>
<p>Io guardo, vedo, sento, ascolto, percepisco, rilevo, rifletto, propongo….faccio quello che la persona il quel momento non è in grado di fare. Ecco perché è così importante quello che nel counseling è chiamato “ascolto empatico”.</p>
<p>La paura ad esempio è una delle componenti più striscianti tra quelle che si nascondono sotto mentite spoglie. La rabbia che scoppia dentro, è paura. La depressione, può essere una paura covata a lungo. Un comportamento indifferente e apatico, può nascondere una paura non riconosciuta o soffocata. La paura dell’abbandono, del giudizio, della povertà, dell’insicurezza, della solitudine, della vecchiaia e spesso, della morte, è causa di molte nevrosi.</p>
<p>Un&#8217;altra “lente deformante” è costituita dalle convinzioni profonde che la persona non sa nemmeno di avere: “non merito niente”, “non valgo niente”, “se non mi sposo non sarò felice”, “non si può vivere da soli”, “bisogna avere l’approvazione”… e tante altre. Per non parlare poi dei tanti pregiudizi. Un evento potrebbe essere neutro o leggermente disturbante per una persona e totalmente distruttivo per un’altra. Non è l’evento in sé che genera il problema, ma è come la persona lo percepisce in funzione delle proprie convinzioni inconsce.</p>
<p>Ultimamente ho potuto anche sperimentare come problemi attribuiti a famiglia e lavoro, nascondessero invece una tensione spirituale; era il risveglio di nuove energie e di bisogni più profondi.</p>
<p>Ecco perché anche l’obiettivo da raggiungere non è sempre subito chiaramente definito: può essere confuso, sconnesso con la realtà, irrealizzabile, illusorio o nascosto sotto un falso obiettivo.</p>
<p>Quando la persona inizia ad avere una chiara visione della situazione, degli obiettivi da raggiungere, dello scopo e delle azioni da compiere, il procedere diventa veloce; anche se non è ancora alla “guarigione”, la persona inizia a sorridere, si sente più leggera, è motivata e pian piano emergono le qualità e le risorse che erano state inibite.</p>
<p>Sempre di più capisco che conoscere noi stessi dovrebbe essere la nostra priorità.</p>
<p><em>Esperienze di counseling &#8211; Luisa Schiona</em></p>
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		<title>Lettera. Prima e dopo l&#8217;abbandono.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2014 09:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblico con piacere parte di una lettera ricevuta da u [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico con piacere parte di una lettera ricevuta da una cliente a me molto cara; l’ha scritta anche con lo scopo che io potessi pubblicarla e aiutare, dando una nuova prospettiva, persone che vivono ciò che ha vissuto lei.</p>
<p>Non è il suo nome ma per facilitarmi nello scrivere, la chiamerò Valentina.</p>
<p>Valentina è arrivata a me in uno stato di profondo dolore; in un momento molto delicato della sua vita è stata abbandonata dal suo partner. Tutto quello nel quale aveva creduto e nel quale aveva investito era andato a pezzi. Voleva uscire da quel dolore lancinante ma l’ultima cosa che desiderava fare era accettare di poter vivere senza di lui. Probabilmente la speranza era che io potessi aiutarla a farlo tornare. Il pensiero fisso era diventato un’ossessione che non la faceva dormire e le toglieva ogni visione futura che non fosse con lui. Questo la portava ad agire in modo distruttivo aggravando la sua situazione.</p>
<p>Valentina non abita nella mia città e quindi con lei ho avuto solo tre incontri e alcune telefonate; poi, dopo aver capito il fulcro del problema, è “andata avanti” da sola, ma devo dire che fin da subito si è rivelata la sua grande determinazione a uscire da quella situazione dolorosa. Voleva stare bene! Voleva riprendere possesso delle sue emozioni! Ci sono stati momenti in cui mi sono molto preoccupata, ma devo dire che non ho mai perso la fiducia nelle sue capacità e risorse. Il counselor è un facilitatore; accoglie, orienta, ma non fa e non può fare il lavoro per il cliente: Valentina ce l’ha messa tutta!&#8230;e con mia grande gioia, è tornata a sorridere! Qui di seguito, con le sue parole, quello che ha vissuto.</p>
<p>Prima: Ti senti perso, disorientato, senza direzioni e obiettivi. Ti senti distrutto dal tuo dolore, privato delle forze per andare avanti, spolpato dal male che hai dentro e di cui non riesci a liberarti. Quel male che ti logora e che ti porta ad annientare la tua persona e a imprigionarla nel pensiero fisso che ti sei costruito e che ti ha reso così.<br />
I giorni passano ma tu non “guarisci”, ti isoli e ti “perdi” le cose belle della vita: la quotidianità, l’armonia, le persone che stanno intorno a te e che non capiscono cosa succede. Gli amici possono servire per sfogarti fino a un certo punto, poi rimani sempre nella tua solitudine a confrontarti con il tuo dolore e a trovare vie sbagliate per uscirne.</p>
<p>Dopo: Il counselor è come una guida. Ti fa parlare, ti ascolta attentamente e capisce qual è il tuo problema. Di solito è una persona che ha molta esperienza e che può essere passato nei tuoi stessi meccanismi mentali che metti in atto, e quindi li capisce a fondo. Come una guida appunto sa accompagnarti fuori dal tunnel e farti ritrovare la gioia di vivere, in primis con te stesso e con gli altri. Un dolore legato a una perdita, vuoi che sia amorosa o legata alla morte, può provocarti delle reazioni spesso incontrollate, e spesso frutto di situazioni degenerative originatosi dalla complessità e dalle prove che la vita ti sottopone e che sembrano concentrarsi in alcuni periodi della tua esistenza. Tramite un percorso che può durare poco o tanto, il counselor ti aiuta a “scavare” un po’ nelle fondamenta del tuo problema e ti dona le chiavi per cercare di uscirne senza fare ulteriori errori. Poi sta a te seguire gli insegnamenti o ricadere nella condizione devastante che sembra senza via di uscita. Quando si perde qualcuno, la forza sta nell’accettarlo e trovare altri stimoli per andare avanti. Non è facile, soprattutto se si ama tanto la persona che non puoi più avere davanti, con la quale non puoi più scherzare, con la quale non puoi più condividere e vivere assieme una vita e che, da quel momento, ti può essere vicina solo nei ricordi.</p>
<p>Nella relazione con Luisa, mi ha aiutato il potermi confidare liberamente senza più nascondermi o recitare la parte di una persona che stava bene quando dentro mi sentivo a pezzi. Mi hanno aiutato le risposte e i suggerimenti che ho ricevuto; con lei ho acquisito la consapevolezza per seguire una strada che avevo solo tratteggiato nella mia mente e non trovavo il coraggio e la spinta giusta per percorrerla. Il cambiamento c’è stato anche perché l’ho voluto e per arrivare a capirlo e a volerlo Luisa è stata molto preziosa.</p>
<p>La disperazione per un grande amore finito in una situazione molto particolare mi ha fatto “annegare” ma ho recuperato la forza, l’energia e il coraggio per riprendere in mano la mia vita. Ritrovando la quotidianità e le mie passioni, e grazie alla capacità di saper gustare la semplicità e le sorprese che la vita ha ancora in riserbo per me, ce l’ho fatta! <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>Quello che fa il counselor non è solo per counselor</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2014 18:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
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		<category><![CDATA[supporto]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ambienti di lavoro cresce l’incertezza, l’ansia e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ambienti di lavoro cresce l’incertezza, l’ansia e il disagio, ed è sempre più evidente che molti non possiedono gli strumenti per affrontare il proprio cambiamento per utilizzarlo nell’attuale evoluzione. Fra le cause che scatenano lo stress, gli avvenimenti che avvengono sul lavoro sono i più significativi, ma se la vita in azienda ha ripercussioni nel privato, è anche vero il contrario. Quando l’individuo è in tensione, in ansia, frustrato, in stato di confusione, è indebolito nelle sue capacità lavorative e relazionali. Gli interventi organizzativi che l’azienda può mettere in atto non bastano da soli a risolvere i disagi personali del singolo individuo. Sicuramente la presenza di un counselor sarà positiva e di aiuto, ma non esclude l’importanza, o meglio, la necessità, che leader, manager, ma anche ogni singolo individuo, possiedano le qualità per essere in grado di offrire aiuto e supporto alle persone che fanno parte del proprio gruppo di lavoro e in famiglia. Saper cogliere i primi segnali negativi e saper dare aiuto per il disagio emotivo, o supporto e collaborazione nella soluzione dei problemi, è un’abilità che ogni individuo dovrebbe avere. Ascolto, empatia, considerazione, rispetto, apertura, non sono esclusive del counselor e tanto meno è necessario essere psicologi. Queste qualità dovrebbero diventare patrimonio di tutti ed è auspicabile che ne venga riconosciuta l’importanza in qualsiasi settore d’attività. <em>(Michael Reddy)</em></p>
<p>Qui di seguito elenco alcuni metodi per facilitare la relazione lavorativa che chiunque può adottare cercando di migliorare giorno dopo giorno <em>(John M. Littrell)</em></p>
<ul>
<li>Se il problema viene esposto in modo astratto, far si che l’altro fornisca un esempio concreto che si possa esaminare.</li>
<li>Frammentare i problemi complicati in piccoli problemi, meglio gestibili.</li>
<li>Mentre si ascolta ciò che una persona riferisce, entrare in empatia con i sentimenti che sta provando.</li>
<li>Trasformare il monologo della persona in un dialogo, con i mezzi messi a disposizione dal linguaggio, quali ripetere con parole diverse quanto è stato detto, riassumerlo, rilevare i sentimenti espressi. Se sommersi dal monologo, fare in modo che si arrivi al dunque.</li>
<li>Attenzione a non parlare troppo ma non stare sempre in silenzio.</li>
</ul>
<ul>
<li>Se il dialogo non è fruttuoso chiedersi quale di questi fattori ne è la causa:<br />
Pensieri personali, o sentimenti, o esperienze dell’altro<br />
Il problema stesso<br />
Il ruolo di altre persone come i familiari, i colleghi, un superiore<br />
Il contesto culturale e/o ambientale<br />
Il rapporto tra lui/lei e voi, e infine<br />
Voi stessi</li>
</ul>
<ul>
<li>Entrare nello spirito delle metafore usate dall’altro</li>
<li>Capire se chi ci si trova davanti sta “mettendosi in vetrina” lagnandosi o sta chiedendo di cercare attivamente una soluzione. Agire di conseguenza.</li>
<li>Organizzare bene ogni incontro</li>
<li>Mentre l’altro racconta il problema, chiedere di riferire cosa ha detto ognuna delle persone coinvolte, come fosse la sceneggiatura di un film.</li>
<li>Dopo che vi è stata esposta una situazione problematica, trovate le eccezioni al suo interno e valutatele</li>
<li>Se non siete sicuri di qualcosa, chiedete: magari l’altro potrà spiegarvi</li>
<li>Interrompere con rispetto e con tatto</li>
<li>Parlare di meno del problema e di più della soluzione</li>
<li>Chiedere: “se il problema minacciasse di non risolversi, cosa penseresti di cambiare, per prima cosa, nel tuo comportamento?”</li>
<li>Quando ci sono dubbi sul da farsi, agire per passi, i più piccoli possibile.</li>
</ul>
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