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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; relazione</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Relazioni malsane</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 14:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vita di coppia ha sicuramente delle difficoltà e richiede impegno e a volte sacrifici per trovare armonia, tuttavia quando ci sentiamo prosciugate emotivamente e fisicamente, qualche domanda è bene farsela.
Come possiamo capire se la relazione che stiamo vivendo è malsana?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/07/2black-and-white-brick-wall-close-up-629586.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1100" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/07/2black-and-white-brick-wall-close-up-629586-300x294.jpg" alt="2black-and-white-brick-wall-close-up-629586" width="300" height="294" /></a>La vita di coppia ha sicuramente delle difficoltà e richiede impegno e a volte sacrifici per trovare armonia, tuttavia quando ci sentiamo prosciugate emotivamente e fisicamente, qualche domanda è bene farsela.</p>
<p><strong>Come possiamo capire se la relazione che stiamo vivendo è malsana?</strong></p>
<p><strong><em>1- Non stiamo bene:</em></strong> stress, dormiamo male, ci sentiamo stanche, scontrose. Può esserci mal di testa e apatia. <strong>Portiamo i problemi su lavoro e a volte riversiamo il nostro umore sugli amici</strong>.</p>
<p><strong><em>2- Non ci sentiamo considerate, cerchiamo l’approvazione del compagno ma lo giustifichiamo quando questo non accade</em></strong>, <strong>sminuendo così i nostri bisogni </strong></p>
<p><strong><em>3- Emotivamente è tutto un su e giù perché in fondo percepiamo che non siamo in sintonia con il compagno</em></strong>. Ci assalgono incertezze e dubbi.</p>
<p><strong><em>4- I nostri bisogni e desideri e non vengono considerati, anzi, il comportamento del nostro compagno ci fa sentire “sgaliate” e in colpa a chiedere. La nostra autostima è a terra.</em></strong></p>
<p><strong><em>5- Aumenta il senso di solitudine e di impotenza</em></strong></p>
<p><strong>6- Sentiamo che siamo bloccate e che non cresciamo né come persona, né come coppia ma non vediamo vie di uscita. </strong></p>
<p><strong>7- Tutto quello che prima ci faceva felici ora sembra diventare senza interesse e non sappiamo più cosa vogliamo e cosa è giusto per noi. </strong></p>
<p><strong><em>8- Nella relazione prevalgono criticità, insoddisfazione, insicurezza, ansia, paura</em></strong>.</p>
<p>Le motivazioni per cui ci troviamo in questa situazione disfunzionale possono essere molti, dall’aver trovato una persona manipolatrice al mettere in atto noi un copione disfunzionale inconscio appreso nella famiglia di origine. Quindi è importante vedere la relazione per quello che è ma anche capire e riconoscere le proprie dinamiche.</p>
<p>Ci vuole coraggio, ma allontanarsi da situazioni che ci danneggiano e non ci corrispondono più è un bisogno fondamentale.</p>
<p>Il mio compito è portare la persona che chiede il mio aiuto a eliminare i blocchi che la congelano in una situazione insoddisfacente, per poi portarla a visualizzare ciò che desidera raggiungere ed affiancarla nel cambiamento.</p>
<p>Photo by Rene Asmussen</p>
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		<title>Sai gestire le tue emozioni? Riflettiamo. Parte 1</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2019 07:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
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		<description><![CDATA[Di seguito vengono fornite una serie di domande che servono per promuovere una riflessione personale. PRIMA RIFLESSIONE
Ti chiedo di prenderti 10 minuti solo tuoi e con carta e penna scrivi le emozioni che...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/clamp-clips-close-up-160824.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1081" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/clamp-clips-close-up-160824-300x152.jpg" alt="clamp-clips-close-up-160824" width="300" height="152" /></a>Di seguito vengono fornite una serie di domande che servono per promuovere una riflessione personale.</p>
<p><strong>PRIMA RIFLESSIONE</strong></p>
<p>Ti chiedo di prenderti 10 minuti solo tuoi e con carta e penna scrivi le emozioni che prevalentemente provi.</p>
<p>Rivedi un po&#8217; le tue giornate e vedi quali sono le emozioni che tendenzialmente provi.</p>
<p><strong>SECONDA RIFLESSIONE </strong></p>
<p>Quindi ti invito a pensare quali sono le persone, le situazioni, i luoghi, i tempi in cui tu sperimenti queste emozioni. Quali sono le situazioni scatenanti per te?</p>
<p><strong>TERZA RIFLESSIONE </strong></p>
<p>Quando hai rintracciato e scritto le situazioni che scatenano in te delle emozioni specifiche, avrai probabilmente attribuito la responsabilità, e probabilmente anche la colpa delle tue emozioni a persone o situazioni esterne; ora devi modificare queste frasi scrivendole in modo leggermente diverso, anzi, sostanzialmente diverso.</p>
<p>La nuova frase dovrà innanzitutto iniziare con “quando” e individuare solo la specifica situazione, momento, e poi individuare il comportamento preciso e finire con: “io provo la specifica emozione”.</p>
<p>Esempio: se la frase è “mio marito mi fa arrabbiare”, diventa “quando mio marito alza la voce io provo rabbia”.</p>
<p>La differenza è abissale perché dire che mio marito mi fa arrabbiare significa dire che io non posso farci nulla, è lui che mi fa arrabbiare. O lui cambia atteggiamento oppure io non posso fare altro, non posso che provare rabbia. Dire invece che quando alza la voce io reagisco con rabbia, significa acquisire potere e capire che quando lui alza la voce io posso reagire anche in maniera diversa, con un’altra emozione. Sono io il responsabile delle mie reazioni.</p>
<p><strong>QUARTA RIFLESSIONE </strong></p>
<p>Ora poniti la domanda, per ognuna delle situazioni individuate: &#8220;Da oggi, come mi piacerebbe reagire quando accade questa cosa?&#8221;<strong><br />
</strong></p>
<p>Esempio: <strong>Quando mio padre alza la voce, da oggi come voglio reagire? Finora ho reagito con rabbia, da oggi, voglio…</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ecco cosa significa prendersi la responsabilità dei propri stati, della propria vita. Ti invito quindi a passare alla pratica, a fare più volte gli esercizi, e farlo per ogni situazione in cui ti senti “vittima” degli eventi o di persone esterne.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Esercizio di visualizzazione: </strong>dopo esserti rilassata profondamente, visualizza il comportamento che da oggi vuoi assumere e percepisci la nuova emozione relativa.</p>
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		<title>La sofferenza che mantiene il legame</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2016 13:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[attaccamenti]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Una persona ha pubblicato questo messaggio. Ritengo la  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/03/11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-220" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/03/11-300x252.jpg" alt="11" width="300" height="252" /></a>Una persona ha pubblicato questo messaggio.<br />
Ritengo la sua riflessione molto utile a tutti, da condividere.</p>
<p>&#8220;Una sofferenza -amorosa- lunga che mi aveva accompagnata ostinata e fedele per mesi e mesi, improvvisamente se ne va e mi lascia libera.<br />
Incredibilmente sola, quasi orfana.<span class="text_exposed_show"><br />
È originale la natura dell&#8217;uomo: il legame delle abitudini è più forte della felicità.&#8221;</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p>La sofferenza manteneva il legame, la sofferenza era &#8220;qualcuno&#8221; con cui stare.</p>
</div>
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		<title>Accettare la sofferenza dell’abbandono</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2014 15:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Indubbiamente ogni abbandono comporta sempre un’intensa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Indubbiamente ogni abbandono comporta sempre un’intensa sofferenza che nessun atteggiamento consolatorio né alcun consiglio riesce a lenire.</p>
<p>Per l’abbandono subito, la persona rimasta sola tende a svalutarsi e a permanere per tale motivo nell’illusoria attesa di venir ancora nutrita affettivamente dall’altro; ma per “salvarsi”, in ogni separazione bisogna pagare un prezzo, e talora il prezzo più elevato è l’accettazione della sofferenza stessa. Non si superano i tormenti della passione strappandosi le frecce dal cuore, ma soltanto accettando inizialmente e senza alcuna mediazione che la sofferenza abbia il suo corso.</p>
<p>&#8220;Un partner dopo anni di convivenza mi abbandona. Sono disperato, e così lotto accanitamente per estirpare da me il desiderio dell’altro. Ma più lotto in questa direzione, più mi sento dipendere dall’altro.&#8221; L’unica forma di salvezza non sta nell’eroica decisione di non amare più, ma nell’accettare e lasciar vivere il dolore senza volerlo né trattenere, né rifiutare. Non ci si libera dall’attaccamento con la rinuncia.</p>
<p>Non si vince l’attaccamento morboso con lo sforzo della volontà, i fermi propositi, i sacrifici eroici. Tutto questo non funziona. L’unico modo di disfarsi di un attaccamento è ritenerlo come tale, rendersi conto che esso è ciò che è […] e non opporsi ad esso come un nemico personale, ma lasciarlo cadere come un morto. Non vergognatevi, non spaventatevi, guardate con bontà e comprensione i vostri attaccamenti e questi dopo poco diminuiranno la loro importanza.</p>
<p>Talora inganniamo noi stessi dicendoci: “quella persona è insostituibile, “nessun altro potrà rendermi felice”, ma ciò non corrisponde a verità. Basterà lasciare trascorrere un po’ di tempo per vedere l’altro per ciò che realmente è e uscire così da una visione distorta della realtà.</p>
<p>Alcuni tendono a reagire con la strategia “chiodo scaccia chiodo”. Ritengo che passare in modo subitaneo da un partner all’altro, da una dipendenza all’altra, nell’intento di non soffrire, sia un grave errore, poiché sovente la scelta del nuovo partner verrebbe, per effetto dell’atteggiamento reattivo, ad essere ancora deformata dalle proprie proiezioni. Quando una relazione finisce, è bene prendersi un periodo per stare da soli e riflettere sulle proprie scelte.</p>
<p><strong>Perdonare e perdonarsi.</strong></p>
<p>Non perdonare e non perdonarsi significa rimanere imprigionati in un rapporto di dipendenza negativa. Chi non perdona si costringe all’infelicità per quattro ragioni:</p>
<p>– l’energia consumata nel rancore viene distolta dalla possibilità di sperimentare una vita più gioiosa e costruttiva;</p>
<p>– il rancore ci fa restare dipendenti e non ci permette di iniziare nuovi rapporti d’amore;</p>
<p>– l’idea sbagliata che tutto il male sta nell’altro e che noi siamo innocenti;</p>
<p>– l’impossibilità di arrivare ad una reale comprensione delle debolezze e delle fragilità che ci portano spesso a commettere errori.</p>
<p>Solo chi può affidarsi al perdono può sperimentare nuovamente l’amore.</p>
<p>Quando una relazione si conclude, si tende a colpevolizzare l’altro. Tale atteggiamento, volto a collocarci su un piano di innocenza, non ci aiuta a crescere.</p>
<p><strong>I pensieri che non ci aiutano.</strong></p>
<p>Vi sono convinzioni che bloccano l’elaborazione della perdita e altre che la facilitano. Le convinzioni bloccanti, centrate sulla logica del bisogno e sulla tirannia dei “devo” [W. Dryden, J. Gordon, 1996] sono:</p>
<p>– questa relazione non deve finire;</p>
<p>– è terribile che sia stato abbandonato e che rimanga solo;</p>
<p>– se sono stato lasciato ciò significa che non valgo abbastanza;</p>
<p>– se l’altro mi ha lasciato è una persona disdicevole;</p>
<p>– non riuscirò mai ad avere un altro partner come lui.</p>
<p>Tali convinzioni comportano l’emergere di emozioni disfunzionali, quali: disperazione, rabbia, paura, depressione.</p>
<p>Secondo la prospettiva cognitivista tali convinzioni vanno elaborate in quanto sono esagerate, illogiche, irrealistiche, vincolate alla pretesa, e quindi irrazionali. Pensare che una relazione non debba mai finire è auspicabile, ma può accadere. Anzi accade più spesso di quanto si possa pensare. Noi apparteniamo alla vita, possiamo desiderare, progettare, ma la vita dispone indipendentemente da noi. Pensare che sia terribile essere abbandonati e rimanere soli provoca sofferenza, ma il tutto è sopportabile, anche perché stare soli non è poi così terribile. Pensare che una relazione finisca perché io o l’altro siamo mancanti di qualcosa è un’ipotesi arbitraria. Posso non piacere a quella persona, ma posso piacere a tante altre e viceversa. E infine pensare che non troverò un’altra o un altro come lei o lui, non corrisponde alla realtà. Ci sono sempre altri partner che potrebbero trovarmi gradevole. Occorre aspettare attivamente con fiducia e sicurezza nelle proprie capacità.</p>
<p>Elaborando le convinzioni bloccanti posso provare emozioni che non mi impediscano di raggiungere i miei scopi, posso continuare a desiderare l’altro senza essere ricambiato, posso riemergere nel mio valore senza dipendere da una persona qualsiasi per amarmi, posso vedere l’altro per quello che è senza doverlo idealizzare, e proprio per queste ragioni posso essere disponibile per l’inizio di una nuova relazione felice e duratura, che, se non sto a piangermi troppo addosso, potrebbe cominciare anche in tempi brevi, oppure potrebbe tardare a presentarsi, ma non per questo occorre che mi disperi.</p>
<p>Da soli, se abbiamo imparato a stimarci, si sta proprio bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Passi di: Franco Nanetti. “Gli itinerari dell&#8217;Amore e della Passione”</em></p>
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		<title>Riflessione sulle relazioni speciali</title>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2014 15:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle nostre relazioni speciali tendiamo ad investire n [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle nostre relazioni speciali tendiamo ad investire nell&#8217;altro una parte di noi che pensiamo non potrebbe esprimersi senza l&#8217;altro. Ad esempio un&#8217;emozione di sicurezza, o di dolcezza, o di passione, o di allegria. Queste emozioni sono nostre, ci appartengono, ma dato che è l&#8217;altro che ce le suscita, le attribuiamo all&#8217;altro, come se fosse l&#8217;altro a possederle. Diremo quindi che ci dà sicurezza, che è dolce, che ha passione, che è allegro.<br />
Ecco quindi che quando e se dovessimo separarci dall&#8217;altro, ci sentiremmo privati di una parte di noi; quella parte che abbiamo proiettato sull’altro. Riappropriarci di quanto ci appartiene è quello che definiamo &#8220;elaborazione del lutto”.</p>
<p>Ma ritengo ci sia un altro aspetto importante da prendere in considerazione: nel mondo degli opposti nel quale viviamo, dove la luce non può vivere senza il buio, noi andiamo all&#8217;amore per fuggire dall&#8217;odio; andiamo alla sicurezza per fuggire dall&#8217;insicurezza… ma entrambi gli opposti sono in noi.<br />
Ne deriva che, per esempio, se per fuggire da uno stato di insicurezza, abbiamo illusoriamente attribuito ad una persona la responsabilità di darci sicurezza, e questa persona ci delude, non solo piomberemo nell&#8217;emozione opposta, l&#8217;insicurezza e la paura, ma anche negli opposti di tutto quanto avevamo illusoriamente investito: amore/rancore, benessere/malessere, gioia/tristezza&#8230;</p>
<p>Per superare queste situazioni di dolore vuol dire fare un lavoro serio su di noi che ci permetta di conoscere i bisogni che proiettiamo sugli altri e, continuando nella ricerca interiore, porci al di sopra degli opposti.</p>
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		<title>Se non mi sfogo sto male!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2014 10:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un modo di dire, ma ne siamo sicuri? La coller [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un modo di dire, ma ne siamo sicuri? La collera, l’ira, la rabbia, sicuramente non ci piacciono e non piacciono nemmeno agli altri; non rispondono a nessuno scopo e non portano né soluzioni, né soddisfazioni. La collera è una reazione che la persona vive quando le sue attese non sono corrisposte e di solito è il risultato del pretendere che il mondo e le persone siano diversi da come sono. Assume la forma di sfuriata, di ostilità e perfino di un mutismo perverso. La collera è una scelta, un’abitudine; una maniera appresa di reagire alla frustrazione, ma non rende. Sul piano fisico provoca ipertensioni, ulcere, esantemi, cardiopatie, palpitazioni, insonnia e stanchezza. Sul piano psicologico distrugge le relazioni, la comunicazione, causa confusione, sensi di colpa e depressione. Inoltre se pensiamo che adirandoci possiamo cambiare ciò che non ci va nelle persone, ci illudiamo, la collera non funziona mai; non fa che intensificare negli altri il desiderio di dominarci e incoraggia l’altra persona a continuare ad agire come ha sempre agito. Ogni volta in cui scegliamo di reagire con ira, togliamo a qualcuno la libertà di essere come vuole e a entrambi la possibilità di incontrarci su un piano più costruttivo.</p>
<p>Chi ha problemi con queste emozioni, anziché scegliere la collera, potrebbe cominciare a pensare che gli altri abbiano il diritto di essere diversi da come si vorrebbe e iniziare a cambiare la propria mentalità eliminando il bisogno di adirarsi. Se è vero che lo sfogo è migliore della repressione, credo sia anche vero che esistono alternative.</p>
<p>Sono da evitare il più possibile le situazioni che provocano in noi reazioni violente e, se nonostante tutto si verificano, dobbiamo cercare di non farci trascinare; possiamo provare a vedere quella o quelle persone sotto un altro punto di vista. Spesso un unico aspetto ci fa catalogare una persona come nemico, senza vedere nient’altro. In ogni caso, non siamo tenuti a tollerare chi ci fa del male o fa del male ad altri; contrastiamolo se possiamo, ma non con rabbia (è difficile agire nel modo giusto se dominati dalla rabbia) e non cerchiamo di vendicarci.</p>
<p>La collera è un’energia potentissima, può essere incanalata in modo da diventare costruttiva.</p>
<p>Il passo importante per tutti noi consiste nell’auto-osservazione che ci permette, esercitandoci ripetutamente, di diventare capaci di inserire tra gli impulsi e le azioni un intervallo di riflessione sull’origine, la natura e le conseguenze degli impulsi. Il loro riconoscimento, e soprattutto la previsione dei loro effetti, ci renderà capaci di acquisire un crescente dominio di noi (vedi articolo del blog: Emozioni, impulsi e auto-osservazione). Poi, nell’apprendere nuovi e coraggiosi modi di pensare e di comportarci che non conferiscano ad altri il potere di farci “perdere la testa&#8221;. Invece di essere emotivamente schiavi di ogni circostanza frustrante, sfruttare la situazione come sfida per modificarla in un’opportunità per il nostro cambiamento.</p>
<p>L’obiettivo è trasformare la mente; imparare un modo differente di percepire le cose. Quando vediamo o ascoltiamo qualcosa, il modo in cui lo percepiamo, positivo o negativo, dipende dallo stato mentale in cui ci troviamo. Patanjali nei suoi Yoga Sutra ci insegna che se un determinato stato mentale deve essere indebolito o diminuito, dobbiamo far ricorso a un suo contrario. Una volta che si è consapevoli delle conseguenze della collera, come della rabbia o del rancore, si devono coltivare i loro opposti. Se pensiamo a come queste emozioni siano distruttive, aggressive, violente, l’antidoto è sviluppare un sincero sentimento altruistico, coltivando amore, compassione, tenerezza.</p>
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		<title>Chi è un amico?&#8230;e se&#8230;?</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2014 13:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>

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		<description><![CDATA[È colui o colei con cui dividi non solo il viaggio ma a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="userContent" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}">È colui o colei con cui dividi non solo il viaggio ma anche i valori, i principi. Più alti sono e più ci sono i presupposti di una relazione di qualità. Reciprocamente volete il bene dell&#8217;altro. L&#8217;affetto poggia le sue basi sulla libertà e sul rispetto dell&#8217;individualità. Niente è mai preteso ma solo offerto. Nei momenti bui vi aiutate a non perdere la lu<span class="text_exposed_show">ce; nei successi sapete gioire l&#8217;uno dell&#8217;altro.</span></span></p>
<p>E se un amico così ad un certo punto senza offese, senza screzi, senza spiegazioni, semplicemente sembra dimenticarsi di te? Sembra disconoscerti?</p>
<p>Senza pretese puoi chiedere spiegazioni ma a niente serve forzare la situazione. Sicuramente soffri perché l&#8217;indifferenza è la peggiore delle offese, ma l&#8217;unica cosa che puoi fare è lasciare andare. Accettando la sofferenza senza rancori potrai riappropriarti di quanto avevi investito nello &#8220;spazio condiviso&#8221; e predisporti al cambiamento. La cosa più deleteria sarebbe invece il coltivare il rancore; questo distrugge le cose belle che hai vissuto e di riflesso distrugge anche te e la tua autostima. È questo il caso in cui il tormento non se ne va e si diventa incapaci di nuove relazioni.</p>
<p>Bisogna imparare ad accogliere, a dare, a ricevere e anche a lasciare andare.</p>
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		<title>Lettera. Prima e dopo l&#8217;abbandono.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2014 09:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblico con piacere parte di una lettera ricevuta da u [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico con piacere parte di una lettera ricevuta da una cliente a me molto cara; l’ha scritta anche con lo scopo che io potessi pubblicarla e aiutare, dando una nuova prospettiva, persone che vivono ciò che ha vissuto lei.</p>
<p>Non è il suo nome ma per facilitarmi nello scrivere, la chiamerò Valentina.</p>
<p>Valentina è arrivata a me in uno stato di profondo dolore; in un momento molto delicato della sua vita è stata abbandonata dal suo partner. Tutto quello nel quale aveva creduto e nel quale aveva investito era andato a pezzi. Voleva uscire da quel dolore lancinante ma l’ultima cosa che desiderava fare era accettare di poter vivere senza di lui. Probabilmente la speranza era che io potessi aiutarla a farlo tornare. Il pensiero fisso era diventato un’ossessione che non la faceva dormire e le toglieva ogni visione futura che non fosse con lui. Questo la portava ad agire in modo distruttivo aggravando la sua situazione.</p>
<p>Valentina non abita nella mia città e quindi con lei ho avuto solo tre incontri e alcune telefonate; poi, dopo aver capito il fulcro del problema, è “andata avanti” da sola, ma devo dire che fin da subito si è rivelata la sua grande determinazione a uscire da quella situazione dolorosa. Voleva stare bene! Voleva riprendere possesso delle sue emozioni! Ci sono stati momenti in cui mi sono molto preoccupata, ma devo dire che non ho mai perso la fiducia nelle sue capacità e risorse. Il counselor è un facilitatore; accoglie, orienta, ma non fa e non può fare il lavoro per il cliente: Valentina ce l’ha messa tutta!&#8230;e con mia grande gioia, è tornata a sorridere! Qui di seguito, con le sue parole, quello che ha vissuto.</p>
<p>Prima: Ti senti perso, disorientato, senza direzioni e obiettivi. Ti senti distrutto dal tuo dolore, privato delle forze per andare avanti, spolpato dal male che hai dentro e di cui non riesci a liberarti. Quel male che ti logora e che ti porta ad annientare la tua persona e a imprigionarla nel pensiero fisso che ti sei costruito e che ti ha reso così.<br />
I giorni passano ma tu non “guarisci”, ti isoli e ti “perdi” le cose belle della vita: la quotidianità, l’armonia, le persone che stanno intorno a te e che non capiscono cosa succede. Gli amici possono servire per sfogarti fino a un certo punto, poi rimani sempre nella tua solitudine a confrontarti con il tuo dolore e a trovare vie sbagliate per uscirne.</p>
<p>Dopo: Il counselor è come una guida. Ti fa parlare, ti ascolta attentamente e capisce qual è il tuo problema. Di solito è una persona che ha molta esperienza e che può essere passato nei tuoi stessi meccanismi mentali che metti in atto, e quindi li capisce a fondo. Come una guida appunto sa accompagnarti fuori dal tunnel e farti ritrovare la gioia di vivere, in primis con te stesso e con gli altri. Un dolore legato a una perdita, vuoi che sia amorosa o legata alla morte, può provocarti delle reazioni spesso incontrollate, e spesso frutto di situazioni degenerative originatosi dalla complessità e dalle prove che la vita ti sottopone e che sembrano concentrarsi in alcuni periodi della tua esistenza. Tramite un percorso che può durare poco o tanto, il counselor ti aiuta a “scavare” un po’ nelle fondamenta del tuo problema e ti dona le chiavi per cercare di uscirne senza fare ulteriori errori. Poi sta a te seguire gli insegnamenti o ricadere nella condizione devastante che sembra senza via di uscita. Quando si perde qualcuno, la forza sta nell’accettarlo e trovare altri stimoli per andare avanti. Non è facile, soprattutto se si ama tanto la persona che non puoi più avere davanti, con la quale non puoi più scherzare, con la quale non puoi più condividere e vivere assieme una vita e che, da quel momento, ti può essere vicina solo nei ricordi.</p>
<p>Nella relazione con Luisa, mi ha aiutato il potermi confidare liberamente senza più nascondermi o recitare la parte di una persona che stava bene quando dentro mi sentivo a pezzi. Mi hanno aiutato le risposte e i suggerimenti che ho ricevuto; con lei ho acquisito la consapevolezza per seguire una strada che avevo solo tratteggiato nella mia mente e non trovavo il coraggio e la spinta giusta per percorrerla. Il cambiamento c’è stato anche perché l’ho voluto e per arrivare a capirlo e a volerlo Luisa è stata molto preziosa.</p>
<p>La disperazione per un grande amore finito in una situazione molto particolare mi ha fatto “annegare” ma ho recuperato la forza, l’energia e il coraggio per riprendere in mano la mia vita. Ritrovando la quotidianità e le mie passioni, e grazie alla capacità di saper gustare la semplicità e le sorprese che la vita ha ancora in riserbo per me, ce l’ho fatta! <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>Senza maschere</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2014 18:42:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando iniziamo una relazione è bene mostrarci per quel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/costringerti.jpg"><img class="size-medium wp-image-512 alignleft" alt="costringerti" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2014/04/costringerti-300x198.jpg" width="300" height="198" /></a>Quando iniziamo una relazione è bene mostrarci per quello che siamo senza fingere e indossare maschere. Con l’inganno, per quanto apparentemente a fin di bene,  non possiamo cogliere i dolci frutti di un amore importante e maturo. La relazione andrà in crisi perché la vera faccia non tarderà ad apparire e ciò che prima affascinava diventerà motivo di separazione. L’amore non è strategia, è spontaneità, sincerità, trasparenza e soprattutto libertà: non possiamo convincere nessuno ad amarci.</p>
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		<title>Perché la relazione di counseling funziona?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2014 05:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Perché le persone stanno meglio in poco tempo? Riflette [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Perché le persone stanno meglio in poco tempo? Riflettendo con delle amiche è emerso che avviene una magia nel con-tatto tra due persone che si incontrano per tendersi una mano. Riferivo che ogni volta mi sento impotente di fronte al dolore di una persona, ma poi scatta la relazione, si forma uno spazio sacro di totale accoglienza, dove anche il solo contatto con gli occhi, o mettere una mano sul ginocchio, genera il miracolo. Ascoltare, accogliere nel nostro cuore, fare spazio all&#8217;altro a prescindere, senza giudicare&#8230;.ed ecco che la persona trova da sé le risorse, le risposte, perché recupera il senso della sua esistenza&#8230; che è Amore!</p>
<p>Non di rado mi succede che i clienti mi riportano che quando, dopo i colloqui, si trovano ad agire con maggior consapevolezza e amore, vengo loro in mente. Perché? Secondo me perché l’esperienza empatica ed affettiva esperita negli incontri viene introiettata e diventa il seme del cambiamento.</p>
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