<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ritrovare il sorriso &#187; rabbia</title>
	<atom:link href="https://www.ritrovareilsorriso.it/tag/rabbia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ritrovareilsorriso.it</link>
	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
	<lastBuildDate>Wed, 31 Jul 2019 14:47:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>LE EMOZIONI, dominarle o farsi dominare? Parte 2</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/le-emozioni-dominarle-o-farsi-dominare-parte-2/</link>
		<comments>https://www.ritrovareilsorriso.it/le-emozioni-dominarle-o-farsi-dominare-parte-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 14:49:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ritrovareilsorriso.it/?p=1087</guid>
		<description><![CDATA[Quando parliamo di emozioni, dominarle o farsi dominare, sono entrambi eccessi che determinano uno squilibrio nella nostra vita...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/emozioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1092" src="http://www.ritrovareilsorriso.it/wp-content/uploads/2019/06/emozioni-300x277.jpg" alt="emozioni" width="300" height="277" /></a>Quando parliamo di emozioni, dominarle o farsi dominare, sono entrambi eccessi che determinano uno squilibrio nella nostra vita.</p>
<p>Che cos’è un’emozione? <strong>Le emozioni sono energia.</strong> La parola energia deriva dal latino, “emovère (ex = fuori + movere = muovere)”, che indica <strong>un movimento dall’interno verso l’esterno</strong>.</p>
<p>Già questo ci fa capire che è un’energia che nasce dentro di noi e tende ad andare verso l’esterno.</p>
<p><strong>Tecnicamente un’emozione è uno stato mentale fisiologico. Qualcosa che produce delle variazioni sia mentali sia fisiologiche.</strong></p>
<p><strong>Le emozioni hanno diverse componenti</strong> che agiscono più o meno simultaneamente e <strong>la prima componente è proprio la COMPONENTE FISIOLOGICA</strong>.</p>
<p>L’emozione la senti localizzata nel corpo e produce una sensazione fisica. Il cuore che batte, o una stretta allo stomaco, le gambe che ci tremano, un senso di costrizione al petto, che siano positive o negative, <strong>la prima reazione che ci fanno provare è una reazione fisica.</strong></p>
<p>Un’altra delle componenti delle emozioni è quella COGNITIVA, che è la valutazione della sensazione che sentiamo; quindi interviene il pensiero.</p>
<p>Poi c’è un componente COMPORTAMENTALE. Vuol dire che ogni azione mi spinge a compiere un’azione. Ogni emozione prepara un COMPORTAMENTO. Per esempio fuggire o aggredire. La modificazione fisiologica mi da l’energia che serve per quel comportamento.</p>
<p>Per ultimo ma non non per ultimo, c’è la componente COMUNICATIVA. Cioè l’emozione si fa riconoscere, soprattutto dalla mimica facciale. Paul Ekman ha dimostrato con i suoi studi che in tutto il mondo la mimica facciale per esprimere le emozioni primarie è la stessa. Perché questo? Perché le emozioni sono comunicazione immediata.</p>
<p>Quindi, meraviglia, <strong>in modo immediato</strong> (non mediato dal ragionamento) <strong>noi abbiamo un’attivazione fisiologica, una valutazione cognitiva, una risposta comportamentale e una comunicazione verso gli altri. </strong></p>
<p>Qual è il problema allora?<strong> E’ quando noi iniziamo il nostro gioco di potere con le emozioni, cioè cerchiamo di DOMINARLE. </strong>E loro cosa fanno? Più cerchi di dominarle e più loro ti dominano. Dominarle equivale a negarle o cercare di tenerle sotto controllo razionalmente.</p>
<p>Immaginate che una buona parte di noi abbia una pentola a pressione che non fa mai sfiatare, dove mette le emozioni che vuole controllare; dopo mesi o anni di vita apparentemente calma, vissuta nell’incapacità di esprimere le proprie emozioni, cosa potrà succedere? In questa società i sintomi tipici sempre più diffusi sono ansia e attacchi di panico.</p>
<p>Dall’altro lato la libertà emotiva di rispondere ad ogni stimolo, ad ogni emozione, sempre e comunque senza gestirle….anche questa non è una bella vita!</p>
<p>Quindi i due eccessi: FARSI DOMINARE DALLE EMOZIONI e CERCARE DI DOMINARLE, determina uno squilibrio nella nostra vita.</p>
<p>QUANDO SONO FUNZIONALI LE EMOZIONI?</p>
<p>Quando so GESTIRLE, che non vuol dire dominarle o reprimerle ma:</p>
<p style="text-align: center;">SENTIRLE</p>
<p style="text-align: center;">ACCOGLIERLE</p>
<p style="text-align: center;">RICONOSCERLE</p>
<p style="text-align: center;">TRASCENDERLE</p>
<p style="text-align: left;">Ovvero sentirle e lasciare che quell’energia mi attraversi senza che mi conduca ad agire il solito comportamento. Vivere un’emozione non significa dargli un’espressione comportamentale tipica di quell’emozione.</p>
<p>Es. paura = fuga  &#8211;   rabbia = aggressività</p>
<p><strong><u>Tanti sono i problemi con le emozioni ma due sono molto importanti:</u></strong></p>
<p><strong><u>NON RICONOSCERLE:</u></strong>  Non potendo avere una valutazione cognitiva di ciò che non so cosa sia, qualunque sia la mia emozione, finisce che sfocia nella paura o nel terrore.</p>
<p>Il secondo errore è quello di <strong><u>AVERE UNA SOLA RISPOSTA COMPORTAMENTALE:</u></strong><u></u> avere cioè un unico modo di chiudere il processo di quell’emozione.</p>
<p>Bene, di emozioni parleremo ancora, per ora fermiamoci qua. Alla prossima <img src="https://www.ritrovareilsorriso.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ritrovareilsorriso.it/le-emozioni-dominarle-o-farsi-dominare-parte-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Accettare la sofferenza dell’abbandono</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/accettare-la-sofferenza-dellabbandono/</link>
		<comments>https://www.ritrovareilsorriso.it/accettare-la-sofferenza-dellabbandono/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jun 2014 15:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[attaccamenti]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ritrovareilsorriso.it/?p=714</guid>
		<description><![CDATA[Indubbiamente ogni abbandono comporta sempre un’intensa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Indubbiamente ogni abbandono comporta sempre un’intensa sofferenza che nessun atteggiamento consolatorio né alcun consiglio riesce a lenire.</p>
<p>Per l’abbandono subito, la persona rimasta sola tende a svalutarsi e a permanere per tale motivo nell’illusoria attesa di venir ancora nutrita affettivamente dall’altro; ma per “salvarsi”, in ogni separazione bisogna pagare un prezzo, e talora il prezzo più elevato è l’accettazione della sofferenza stessa. Non si superano i tormenti della passione strappandosi le frecce dal cuore, ma soltanto accettando inizialmente e senza alcuna mediazione che la sofferenza abbia il suo corso.</p>
<p>&#8220;Un partner dopo anni di convivenza mi abbandona. Sono disperato, e così lotto accanitamente per estirpare da me il desiderio dell’altro. Ma più lotto in questa direzione, più mi sento dipendere dall’altro.&#8221; L’unica forma di salvezza non sta nell’eroica decisione di non amare più, ma nell’accettare e lasciar vivere il dolore senza volerlo né trattenere, né rifiutare. Non ci si libera dall’attaccamento con la rinuncia.</p>
<p>Non si vince l’attaccamento morboso con lo sforzo della volontà, i fermi propositi, i sacrifici eroici. Tutto questo non funziona. L’unico modo di disfarsi di un attaccamento è ritenerlo come tale, rendersi conto che esso è ciò che è […] e non opporsi ad esso come un nemico personale, ma lasciarlo cadere come un morto. Non vergognatevi, non spaventatevi, guardate con bontà e comprensione i vostri attaccamenti e questi dopo poco diminuiranno la loro importanza.</p>
<p>Talora inganniamo noi stessi dicendoci: “quella persona è insostituibile, “nessun altro potrà rendermi felice”, ma ciò non corrisponde a verità. Basterà lasciare trascorrere un po’ di tempo per vedere l’altro per ciò che realmente è e uscire così da una visione distorta della realtà.</p>
<p>Alcuni tendono a reagire con la strategia “chiodo scaccia chiodo”. Ritengo che passare in modo subitaneo da un partner all’altro, da una dipendenza all’altra, nell’intento di non soffrire, sia un grave errore, poiché sovente la scelta del nuovo partner verrebbe, per effetto dell’atteggiamento reattivo, ad essere ancora deformata dalle proprie proiezioni. Quando una relazione finisce, è bene prendersi un periodo per stare da soli e riflettere sulle proprie scelte.</p>
<p><strong>Perdonare e perdonarsi.</strong></p>
<p>Non perdonare e non perdonarsi significa rimanere imprigionati in un rapporto di dipendenza negativa. Chi non perdona si costringe all’infelicità per quattro ragioni:</p>
<p>– l’energia consumata nel rancore viene distolta dalla possibilità di sperimentare una vita più gioiosa e costruttiva;</p>
<p>– il rancore ci fa restare dipendenti e non ci permette di iniziare nuovi rapporti d’amore;</p>
<p>– l’idea sbagliata che tutto il male sta nell’altro e che noi siamo innocenti;</p>
<p>– l’impossibilità di arrivare ad una reale comprensione delle debolezze e delle fragilità che ci portano spesso a commettere errori.</p>
<p>Solo chi può affidarsi al perdono può sperimentare nuovamente l’amore.</p>
<p>Quando una relazione si conclude, si tende a colpevolizzare l’altro. Tale atteggiamento, volto a collocarci su un piano di innocenza, non ci aiuta a crescere.</p>
<p><strong>I pensieri che non ci aiutano.</strong></p>
<p>Vi sono convinzioni che bloccano l’elaborazione della perdita e altre che la facilitano. Le convinzioni bloccanti, centrate sulla logica del bisogno e sulla tirannia dei “devo” [W. Dryden, J. Gordon, 1996] sono:</p>
<p>– questa relazione non deve finire;</p>
<p>– è terribile che sia stato abbandonato e che rimanga solo;</p>
<p>– se sono stato lasciato ciò significa che non valgo abbastanza;</p>
<p>– se l’altro mi ha lasciato è una persona disdicevole;</p>
<p>– non riuscirò mai ad avere un altro partner come lui.</p>
<p>Tali convinzioni comportano l’emergere di emozioni disfunzionali, quali: disperazione, rabbia, paura, depressione.</p>
<p>Secondo la prospettiva cognitivista tali convinzioni vanno elaborate in quanto sono esagerate, illogiche, irrealistiche, vincolate alla pretesa, e quindi irrazionali. Pensare che una relazione non debba mai finire è auspicabile, ma può accadere. Anzi accade più spesso di quanto si possa pensare. Noi apparteniamo alla vita, possiamo desiderare, progettare, ma la vita dispone indipendentemente da noi. Pensare che sia terribile essere abbandonati e rimanere soli provoca sofferenza, ma il tutto è sopportabile, anche perché stare soli non è poi così terribile. Pensare che una relazione finisca perché io o l’altro siamo mancanti di qualcosa è un’ipotesi arbitraria. Posso non piacere a quella persona, ma posso piacere a tante altre e viceversa. E infine pensare che non troverò un’altra o un altro come lei o lui, non corrisponde alla realtà. Ci sono sempre altri partner che potrebbero trovarmi gradevole. Occorre aspettare attivamente con fiducia e sicurezza nelle proprie capacità.</p>
<p>Elaborando le convinzioni bloccanti posso provare emozioni che non mi impediscano di raggiungere i miei scopi, posso continuare a desiderare l’altro senza essere ricambiato, posso riemergere nel mio valore senza dipendere da una persona qualsiasi per amarmi, posso vedere l’altro per quello che è senza doverlo idealizzare, e proprio per queste ragioni posso essere disponibile per l’inizio di una nuova relazione felice e duratura, che, se non sto a piangermi troppo addosso, potrebbe cominciare anche in tempi brevi, oppure potrebbe tardare a presentarsi, ma non per questo occorre che mi disperi.</p>
<p>Da soli, se abbiamo imparato a stimarci, si sta proprio bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Passi di: Franco Nanetti. “Gli itinerari dell&#8217;Amore e della Passione”</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ritrovareilsorriso.it/accettare-la-sofferenza-dellabbandono/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se non mi sfogo sto male!!!</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/se-non-mi-sfogo-sto-male/</link>
		<comments>https://www.ritrovareilsorriso.it/se-non-mi-sfogo-sto-male/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 May 2014 10:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ritrovareilsorriso.it/?p=679</guid>
		<description><![CDATA[Questo è un modo di dire, ma ne siamo sicuri? La coller [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un modo di dire, ma ne siamo sicuri? La collera, l’ira, la rabbia, sicuramente non ci piacciono e non piacciono nemmeno agli altri; non rispondono a nessuno scopo e non portano né soluzioni, né soddisfazioni. La collera è una reazione che la persona vive quando le sue attese non sono corrisposte e di solito è il risultato del pretendere che il mondo e le persone siano diversi da come sono. Assume la forma di sfuriata, di ostilità e perfino di un mutismo perverso. La collera è una scelta, un’abitudine; una maniera appresa di reagire alla frustrazione, ma non rende. Sul piano fisico provoca ipertensioni, ulcere, esantemi, cardiopatie, palpitazioni, insonnia e stanchezza. Sul piano psicologico distrugge le relazioni, la comunicazione, causa confusione, sensi di colpa e depressione. Inoltre se pensiamo che adirandoci possiamo cambiare ciò che non ci va nelle persone, ci illudiamo, la collera non funziona mai; non fa che intensificare negli altri il desiderio di dominarci e incoraggia l’altra persona a continuare ad agire come ha sempre agito. Ogni volta in cui scegliamo di reagire con ira, togliamo a qualcuno la libertà di essere come vuole e a entrambi la possibilità di incontrarci su un piano più costruttivo.</p>
<p>Chi ha problemi con queste emozioni, anziché scegliere la collera, potrebbe cominciare a pensare che gli altri abbiano il diritto di essere diversi da come si vorrebbe e iniziare a cambiare la propria mentalità eliminando il bisogno di adirarsi. Se è vero che lo sfogo è migliore della repressione, credo sia anche vero che esistono alternative.</p>
<p>Sono da evitare il più possibile le situazioni che provocano in noi reazioni violente e, se nonostante tutto si verificano, dobbiamo cercare di non farci trascinare; possiamo provare a vedere quella o quelle persone sotto un altro punto di vista. Spesso un unico aspetto ci fa catalogare una persona come nemico, senza vedere nient’altro. In ogni caso, non siamo tenuti a tollerare chi ci fa del male o fa del male ad altri; contrastiamolo se possiamo, ma non con rabbia (è difficile agire nel modo giusto se dominati dalla rabbia) e non cerchiamo di vendicarci.</p>
<p>La collera è un’energia potentissima, può essere incanalata in modo da diventare costruttiva.</p>
<p>Il passo importante per tutti noi consiste nell’auto-osservazione che ci permette, esercitandoci ripetutamente, di diventare capaci di inserire tra gli impulsi e le azioni un intervallo di riflessione sull’origine, la natura e le conseguenze degli impulsi. Il loro riconoscimento, e soprattutto la previsione dei loro effetti, ci renderà capaci di acquisire un crescente dominio di noi (vedi articolo del blog: Emozioni, impulsi e auto-osservazione). Poi, nell’apprendere nuovi e coraggiosi modi di pensare e di comportarci che non conferiscano ad altri il potere di farci “perdere la testa&#8221;. Invece di essere emotivamente schiavi di ogni circostanza frustrante, sfruttare la situazione come sfida per modificarla in un’opportunità per il nostro cambiamento.</p>
<p>L’obiettivo è trasformare la mente; imparare un modo differente di percepire le cose. Quando vediamo o ascoltiamo qualcosa, il modo in cui lo percepiamo, positivo o negativo, dipende dallo stato mentale in cui ci troviamo. Patanjali nei suoi Yoga Sutra ci insegna che se un determinato stato mentale deve essere indebolito o diminuito, dobbiamo far ricorso a un suo contrario. Una volta che si è consapevoli delle conseguenze della collera, come della rabbia o del rancore, si devono coltivare i loro opposti. Se pensiamo a come queste emozioni siano distruttive, aggressive, violente, l’antidoto è sviluppare un sincero sentimento altruistico, coltivando amore, compassione, tenerezza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ritrovareilsorriso.it/se-non-mi-sfogo-sto-male/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Emozioni, impulsi e auto-osservazione</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/emozioni-impulsi-e-auto-osservazione/</link>
		<comments>https://www.ritrovareilsorriso.it/emozioni-impulsi-e-auto-osservazione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 May 2014 16:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[malessere]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[tensioni]]></category>
		<category><![CDATA[volontà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ritrovareilsorriso.it/?p=646</guid>
		<description><![CDATA[Ogniqualvolta ci accorgiamo della presenza di elementi  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogniqualvolta ci accorgiamo della presenza di elementi non desiderabili in noi, ad esempio emozioni, emotive o affettive, e impulsi che non sono sotto il nostro controllo, possiamo valutare di sottoporli con attenzione alla nostra analisi critica. Il grado di dominio che la nostra mente riesce ad esercitare varia a seconda del tipo psicologico e di altre caratteristiche individuali, ma in ogni caso la mente può esercitare un certo grado di influenza, la quale può essere accresciuta con l’uso deliberato e l’allenamento.</p>
<p>Senza voler paralizzare emozioni, sentimenti e impulsi, incoraggiamoci ad utilizzare la mente per l’osservazione e la discriminazione. E’ utile riconoscere la natura irrazionale dei nostri impulsi e delle nostre emozioni e valutare i vantaggi o i danni, per noi e per gli altri, prodotti dalla loro manifestazione. Il senso di responsabilità derivante da tale riconoscimento, e anche soltanto la paura delle conseguenze nocive, suscita emozioni, sentimenti e impulsi opposti, che tendono a neutralizzare o controbilanciare in qualche misura quelli originali.</p>
<p>L’auto-osservazione è una pratica molto utile che permette, esercitandoci ripetutamente, di diventare capaci di inserire tra gli impulsi e le azioni un intervallo di riflessione sull’origine, la natura e le conseguenze dei propri impulsi. Il loro riconoscimento, e soprattutto la previsione dei loro effetti, ci rende capaci di acquisire un crescente dominio di noi.</p>
<p>Dominio non vuol dire repressione né soppressione. Gli impulsi non devono venir condannati, o suscitare sensi di paura e di colpa. Il dominio deve produrre un’opportuna direzione, regolazione e trasmutazione delle energie impulsive e delle emozioni. Esso ne consente l’espressione in modi innocui o, meglio, utili e costruttivi. La pausa riflessiva dà il tempo necessario per farlo.</p>
<p>L’analogia con l’acqua può aiutare a comprendere il processo che possiamo mettere in atto.</p>
<p>1 – Costruire degli argini a torrenti e fiumi per contenere il flusso delle acque.</p>
<p>2 &#8211; Costruire serbatoi e bacini capaci di contenere una parte dell’acqua in eccesso.</p>
<p>3 &#8211; Segue l’utilizzazione di quest’acqua: per irrigare i terreni oppure per mettere in moto macchine che generino energia elettrica che sarà poi impiegata in mille modi.</p>
<p>Quest’ultimo punto corrisponde alla trasmutazione e utilizzazione delle energie psichiche.</p>
<p>Nelle sedute di counseling aiuto il cliente a formulare il suo ideale da raggiungere; lo aiuto poi a scorgere le tappe successive necessarie per attuarlo; quindi a concentrarsi sui compiti immediati da svolgere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000080;"><em>Liberamente tratto da “Principi e metodi della psocosintesi terapeutica” R. Assagioli</em></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ritrovareilsorriso.it/emozioni-impulsi-e-auto-osservazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le relazioni tra conflitti e condizionamenti</title>
		<link>https://www.ritrovareilsorriso.it/relazioni-conflitti/</link>
		<comments>https://www.ritrovareilsorriso.it/relazioni-conflitti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 13:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[attaccamenti]]></category>
		<category><![CDATA[condizionamenti]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[gelosia]]></category>
		<category><![CDATA[invidia]]></category>
		<category><![CDATA[malessere]]></category>
		<category><![CDATA[nevrosi]]></category>
		<category><![CDATA[personalità]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ritrovareilsorriso.it/?p=158</guid>
		<description><![CDATA[I rapporti umani non sono facili e non sempre sono font [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I rapporti umani non sono facili e non sempre sono fonte di soddisfazione e di gioia come si vorrebbe, anzi, proprio dalle relazioni possono scaturire i conflitti più dolorosi. Eppure l’essere umano ha bisogno di relazioni, ha bisogno degli altri. Gli altri esercitano una grande influenza nella formazione della nostra personalità e sono in gran parte la fonte della nostra ispirazione. Anche per esperienza personale sappiamo come ciascuno di noi utilizza gli altri come cardini; noi ruotiamo intorno ai nostri nemici, non meno che intorno ai nostri amici. Aristotele diceva che “l’uomo è un animale sociale, non può esistere senza gli altri”, perde anche la cognizione di sé.<br />
Ognuno di noi lotta per raggiungere la felicità ed ha bisogni, desideri e aspirazioni tra cui quella di amare ed essere amati. Perché allora così tanta conflittualità? Adler, allievo di Freud, sostiene che nell’ego (quello che chiamiamo “io”) degli individui esiste il bisogno irrefrenabile di ottenere la supremazia sugli altri, di conquistare una posizione di sicurezza e prestigio che non possa essere minacciata. È quindi sempre in uno stato di tensione e possibile conflitto. Questa personalità conflittuogena, Freud la definisce come “la somma dei contenuti psichici con i quali il soggetto si identifica”.<br />
Ognuno di noi fa delle esperienze sulla base delle quali creiamo un’immagine inconscia di noi; questa immagine genera a sua volta delle convinzioni profonde attraverso le quali noi vedremo e agiremo nel mondo.  Infatti la nostra visione delle cose non è oggettiva, ma il frutto della nostra esperienza e quindi della nostra personalità. Un bambino ad esempio che nei primi anni di vita abbia vissuto esperienze di solitudine e dolore vivrà da adulto le relazioni in modo diverso da uno che invece sia vissuto in un ambiente accogliente e rassicurante. Ne consegue che ognuno di noi fa scelte condizionate con comportamenti che pensiamo liberi ma che sono per la maggior parte dettati da spinte inconsce.<br />
Alcune delle cause condizionanti che non permettono lo sviluppo di buone relazioni sono dovute ad esperienze negative che hanno generato ansia e dolore; a cattivi apprendimenti di comportamenti in  famiglia; ad educazioni troppo rigide e non valorizzanti la persona; a convinzioni disfunzionali e pensieri irrazionali con occlusione a vedute molteplici. La persona può diventare aggressiva, invadente, totalmente accentrata su di sé, critica e giudicante; oppure passiva, eccessivamente accondiscendente e con atteggiamenti di chiusura.<br />
Esistono due categorie di conflitti: i conflitti  intrapersonali e i conflitti interpersonali. I primi, interni all&#8217;individuo, relativi alla persona con sé stessa, sono una delle cause più frequenti di malessere e generano in breve tempo conflitti interpersonali, e quindi nelle relazioni, anche perché, quando la persona sta male sviluppa la tendenza a proiettare sugli altri la causa del proprio malessere.<br />
I problemi più difficili da risolvere sono proprio quelli con noi stessi perché spesso non sappiamo di averli in quanto creati da atteggiamenti quasi sempre inconsci. La loro origine è una frammentazione o una discordanza tra le varie funzioni della personalità. Quando c’è una discrasia tra l’immagine di noi che abbiamo introiettato e quella che vogliamo o dobbiamo far apparire all’esterno, emozioni, sentimenti, sensazioni, immaginazioni, volontà…non sono bene coordinate ed entrano in conflitto. L’esito è la nevrosi. È il caso di attaccamenti morbosi o di insicurezze e paure che si manifestano all’esterno con atteggiamenti autoritari oppure con manifestazioni di gelosia, invidia, rabbia o comportamenti maniacali.<br />
I disturbi della personalità vivono di vantaggi collaterali: schemi rigidi e ritualità apparentemente sembrano consentire una certa sicurezza, ma è un inganno che il soggetto risolverà (di solito per l’intensa sofferenza) quando deciderà di affrontare la paura del cambiamento ed intraprenderà il viaggio verso la conoscenza di sé, della sua vera identità. Andare a scoprire e a modificare l’immagine dell’io porterà alla comprensione e al superamento di tendenze inconsce generatrici di tensioni e di errate compensazioni. L’immagine dell’Io stabilisce i limiti dell’individuo; se si modifica tale immagine variano di conseguenza anche le potenzialità e le capacità soggettive.</p>
<p><em>Liberamente tratto da “Io e gli altri nel gioco della vita” M. Ferrini</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ritrovareilsorriso.it/relazioni-conflitti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
