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	<title>Ritrovare il sorriso &#187; obesità</title>
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	<description>Counselin e Naturopatia: pensieri, riflessioni e realizzazioni</description>
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		<title>Mangia che ti passa!</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2014 09:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Evoluzione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mangiamo troppo per rabbia, per solitudine, per noia, per abitudine, per mancanza di affetto, per inerzia. Mangiamo perché ci detestiamo, perché è l’unica maniera per trasgredire. Soprattutto mangiamo per colmare un vuoto esistenziale; perché abbiamo perso il nostro baricentro. Mangiamo anche quando non abbiamo fame e per di più mangiamo in fretta e di corsa; senza coscienza.</p>
<p>Il cibo è l’anestetico più immediato e a portata di mano. Il cibo è il grande rifugio dell’ansia del mondo occidentale.</p>
<p>Il problema del sovrappeso ha radici profonde. Il nutrimento nasconde una serie di significati simbolici che attingono alla sfera affettiva e sacra che danno agli alimenti un valore che va ben al di là del puro aspetto biologico.</p>
<p>Perché introduciamo più calorie di quelle che ci servono? Perché ciò di cui avremmo veramente bisogno sono le calorie “affettive” ma non sempre ne siamo consapevoli. Spesso mangiamo per colmare quel “vuoto esistenziale”. Ricorrere al cibo diventa una modalità per tamponare questo disagio; per anestetizzare la sofferenza, o l’angoscia. Inneschiamo così un circolo vizioso nel quale si mangia, si sta male, ci si sente in colpa, si ingrassa, non ci si piace, si soffre di più…e si ha sempre più bisogno del cibo come “anestetico”.</p>
<p>Qual è il vuoto insaziabile che abbiamo bisogno di colmare? Ci dobbiamo porre questa domanda per scoprire i vissuti emotivi che innescano il nostro comportamento alimentare. Dobbiamo pensare che noi non siamo solo un corpo. Uno squilibrio alimentare rimanda puntualmente a un rapporto di sofferenza sul piano delle emozioni.</p>
<p>Nella cultura consumistica che caratterizza la nostra epoca, siamo costantemente sollecitati da ciò che i mass media, la moda, la pubblicità, decidono per noi. Questo perverso meccanismo ci induce falsi bisogni stimolando una dimensione “orale” collettiva caratterizzata da un vorticoso mutare di valori che ci allontana da esigenze più profonde; ci sazia superficialmente ma accresce il nostro vuoto esistenziale. Il cibo diventa così il sostituto d’elezione dei bisogni insoddisfatti, che rischiano di rimanere tali se non si intraprende un’indispensabile ricerca interiore.</p>
<p>Di diete ce n’è per tutti i gusti ma circa il 90% di queste fallisce. Questo genera una delusione che andrà ad aumentare il senso di fallimento che accompagnerà il tentativo successivo: “Tanto anche questa volta non funzionerà”, “Si provo ma so già che non ce la faccio”, “tanto non dura”…</p>
<p>Quando le motivazioni emotivo/affettive non sono prese in giusta considerazione il risultato raggiunto mostra la sua fragilità e anche quando si è riusciti a dimagrire, si riprende rapidamente il peso perduto.</p>
<p>Il punto chiave da cui partire è immaginare che la dieta non sia un processo quantitativo, il mangiare meno, ma che dentro di noi nasca il più ambizioso degli obiettivi, quello di trasformarci. Il nostro corpo non può essere diverso dal nostro stile di vita; dobbiamo prendere in considerazione e favorire un processo di trasformazione verso una visione olistica dell’uomo, più rispettosa di tutti i piani dell’essere, e non che stiamo solo diventando più magri. Noi non siamo separati da ciò che ci circonda e dalle nostre emozioni, dobbiamo riprendere contatto con la nostra essenza, dobbiamo entrare in risonanza con la nostra energia, con la ciclicità della natura, e con il sacro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Liberamente tratto da materiale didattico della Scuola di Naturopatia Riza</em></p>
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		<title>Obesità, stato infiammatorio e depressione</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2014 14:41:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Schiona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto un articolo interessante su sito della SIPNEI, Società Italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto un articolo interessante su sito della SIPNEI, Società Italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia (che promuove lo studio dell’organismo umano nella sua interezza e nel suo fondamentale rapporto con l’ambiente) e mi sembra utile condividerne un estratto. Cita che sempre più numerosi sono gli studi che legano l’eccesso di tessuto adiposo, all’insorgenza di alcune patologie. Partendo da tali presupposti si è posta l’attenzione sul legame fra obesità e insorgenza di stati depressivi. E’ già noto e riconosciuto, infatti, che le persone obese hanno una più elevata probabilità di incorrere in problemi di depressione. Da un lato è evidente la bidirezionalità del problema, per cui le persone depresse hanno probabilità più elevate di prendere peso. Negli stati depressivi o negli stati emozionali negativi, infatti, vi sono spesso preferenze per i cibi ad alto valore energetico, ricchi cioè in zuccheri o lipidi.</p>
<p>Ciò che oggi sta divenendo evidente è che le reazioni emozionali al cibo possono influenzare il nostro futuro e condurre ad una sovralimentazione, ma anche che i nutrienti che assumiamo possono influenzare il nostro umore e comportamento attraverso un’azione diretta del sistema nervoso centrale e attraverso il loro impatto sul metabolismo energetico, la funzionalità endocrina e il sistema immunitario.<br />
I nuovi studi, pertanto, partendo da tali presupposti, tendono ad approfondire e a chiarire il possibile legame fra obesità, stato infiammatorio e insorgenza di patologie anche di tipo depressivo.</p>
<p>Quali sono quindi i punti da valutare per il riequilibrio di infiammazioni e depressioni?<br />
&#8211; Innanzitutto lo stress, che, acuto o cronico, è in grado di sbilanciare il profilo immunitario.<br />
&#8211; L’alimentazione: sappiamo che la dieta mediterranea, che è antinfiammatoria, è protettiva, mentre una dieta, ricca di carni, di latticini e zuccheri, incrementa l’infiammazione.<br />
&#8211; L’attività fisica, che se svolta con regolarità sarebbe in grado di controllare da un lato l’infiammazione e dall’altro di agire direttamente sull’umore.<br />
&#8211; L’obesità perchè è un’altra condizione fortemente correlata alla depressione attraverso un rapporto bidirezionale. L’intreccio è generato da un circolo vizioso che vede principalmente coinvolti lo stress e lo stimolo infiammatorio derivante dal tessuto adiposo in eccesso.<br />
&#8211; Anche l’abitudine al fumo è senz’altro un comportamento associato a un eccesso di produzione di sostanze pro infiammatorie che di radicali liberi.<br />
&#8211; Più recentemente è stato chiarito anche il ruolo giocato dalla permeabilità della barriera intestinale, che può favorire traslocazione di colonie batteriche che attivano la risposta infiammatoria tramite specifici recettori immunitari. Rilevante è il fatto che la permeabilità intestinale può essere una diretta conseguenza della depressione.<br />
&#8211; Inoltre una condizione allergica (atopia), intesa con ricadute cliniche (eczema, rinite, asma, ecc..), può rappresentare un ulteriore fattore di rischio per la depressione.<br />
&#8211; Anche l’igiene orale, se non adeguatamente curata, può rappresentare un focolaio di mantenimento dell’infiammazione.<br />
&#8211; Non da ultimo, lo squilibrio del ritmo sonno-veglia, che è tipico della depressione e che l’aggrava. Anche in questo caso, troviamo un eccesso infiammatorio.</p>
<p><em>Liberamente tratto dal sito della SIPNEI, Società Italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia &#8211; articoli di: Roberta De Bellis e Andrea Delbarba.</em></p>
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